«Dopo le proteste di ieri c’è bisogno di riposte immediate contro scetticismo e sfiducia»

A greenreport la scelta di Renzi per l’Ambiente: la green economy secondo Chiara Braga

Intervistiamo l'urbanista Chiara Braga, nuova responsabile per le tematiche ambientali nella segreteria del Partito democratico

[13 dicembre 2013]

Chiara Braga, quali sono le priorità ambientali per il Paese, nell’ottica della segreteria del PD composta da Renzi?

«Una tra tutte la tutela del territorio ed il contrasto al dissesto idrogeologico. Come ha ricordato oggi  il Presidente Napolitano il nostro è un paese fragile e prezioso, troppe volte maltrattato. Serve investire di più in prevenzione e consapevolezza del rischio dei cittadini, per ridurre l’impatto degli eventi climatici sempre più estremi, e mettere in condizioni gli enti locali di attivare immediatamente investimenti finalizzati alla difesa del suolo. Il PD è impegnato in questa direzione da tempo e sta combattendo questa battaglia anche in queste ore, nella discussione sulla legge di stabilità. E poi portare finalmente in porto la legge per porre fine al consumo di suolo ed insieme scommettere sul recupero e la riqualificazione energetica e sismica del patrimonio edilizio esistente».

Dopo la vittoria alle primarie, Matteo Renzi all’Obihall di Firenze ha esclamato che «è di sinistra dire che la green economy è la chiave del futuro del Paese». Il Partito Democratico porterà dunque avanti un’idea di politica industriale ecologica, o preverrà la voglia di tutelare l’esistente?

«Dobbiamo vincere la resistenza culturale che vede da sempre contrapposti i temi della tutela dell’ambiente e dello sviluppo economico. La Green Economy è già una realtà, anche nel nostro Paese, come dimostrano le molte imprese che in questi anni hanno saputo riconvertite in chiave ecologica interi settori industriali  ed un pezzo fondamentale – quello che più ha resistito all’impatto della crisi – dell’edilizia. La sfida è quella di costruire una politica industriale interamente orientata alla sostenibilità ambientale, in tutti i settori produttivi: Green Economy non sono solo energie rinnovabili ma anche  agricoltura, bio edilizia, chimica verde».

Un punto focale per la riconversione ecologica dell’economia riguarda la rinnovabilità e l’utilizzo efficiente di materia ed energia nei processi produttivi: quali sono le vostre proposte in merito?

«La prima forma di energia rinnovabile  è quella che non si consuma. L’efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente deve essere la nostra priorità, a partire dalle scuole e dagli edifici pubblici. Per questo occorre mettere i comuni nelle condizioni di spendere i soldi che hanno in cassa, togliendoli dai vincoli del patto di stabilità, per realizzare opere che creano lavoro per le imprese, occupazione e consentono di concorrere agli obiettivi di sostenibilità che l’Italia ha assunto a livello europeo. E poi stabilizzare gli incentivi del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici, estendendoli anche al patrimonio edilizio pubblico. Il recupero di materia deve diventare la priorità anche nella gestione dei rifiuti: ridurne la produzione alla fonte e puntare sul recupero e riciclo della materia. Sulle fonti di energia rinnovabile si può ragionare sugli incentivi, razionalizzandoli e finalizzandoli allo sviluppo di una filiera industriale nazionale, ma serve prima di tutto  definire per il futuro un quadro di regole stabili e certe».

Dovesse indicare 3 provvedimenti prioritari per promuovere la sostenibilità economica, ecologica e sociale in Italia quali colpi piazzerebbe?

«Avviare un piano di piccole e medie opere, immediatamente cantierabili, finalizzate prioritariamente alla messa in sicurezza del territorio; stabilizzare gli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici ed estenderli alla messa in sicurezza sismica;  lavorare ad una nuova strategia energetica nazionale, fondata soprattutto sul risparmio di energia e materia».

C’è chi vede però nella promozione della green economy soltanto come una forma di ipocrisia da parte delle istituzioni, come mostrano le proteste degli studenti a Roma durante la conferenza La natura dell’Italia: cosa ne pensa?

«Non è così. Posso capire le ragioni dei giovani che guardano con forte preoccupazione al futuro, ma proprio da loro dovrebbe venire la convinzione che possiamo uscire da questa crisi solo puntando ad un nuovo modello economico che metta al centro l’obiettivo della sostenibilità ambientale».

Nell’interpretazione di questi ragazzi, anche progressisti, il messaggio della sostenibilità finisce nel paradosso di trasformarsi in un’operazione di facciata. Cos’ha da dire oggi il centrosinistra per ricucire questa frattura?

«C’e bisogno di dare risposte immediate, perché non prevalgano sfiducia e scetticismo. Su questi temi dobbiamo saper dialogare con le giovani generazioni, cogliendo la forte domanda di cambiamento di cui si fanno portatori e traducendola in scelte concrete ed immediate già nelle politiche del Governo che sosteniamo. La sostenibilità è la sfida del futuro e dobbiamo dare spazio ai giovani, alle loro aspettative e alle loro proposte; non a caso nei giorni scorsi i Giovani Democratici hanno lanciato una campagna proprio sulla prevenzione e la tutela ambientale e questa è una priorità per tutto il Partito Democratico».