Pepe Mujica: «Al Sudamerica serve un sistema interconnesso pubblico di energia elettrica»

[10 giugno 2014]

Intervenendo davanti al Parlamento del Mercosur, il presidente dell’Uruguay  José “Pepe” Mujica, ha detto che «è necessario unire gli sforzi per migliorare l’integrazione energetica in Sudamerica ed evitare l’avanzata degli interessi privati nella regione».

Secondo il presidente della Repubblica più povero e amato del mondo, «l’America del Sud deve avere un sistema interconnesso di energia elettrica per tutte le parti, quanto sarà più grande il sistema e migliore la intercomunicazione, minori saranno i costi per gli Stati».

Il summit del Mercosur, che riunisce parlamentari di Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, è iniziato ieri con due ore di ritardo a causa di un allarme bomba che non ha impedito l’atteso intervento dell’ex guerrigliero tupamaros Mujica, che ha sottolineato: «Se i sistemi energetici non hanno vasi comunicanti e se i nostri sistemi di fornitura non pensano in modo congiunto, se i nostri sistemi logistici portuali non sono “pesati” in funzione della regione, gli interessi privati prevalgono».

Mujica vuole quindi mantenere l’energia nelle mani del pubblico e ha riproposto uno dei suoi cavalli di battaglia per l’approvvigionamento di combustibili: la costruzione di un porto in acque profonde nel dipartimento uruguayo di Rocha, sulla costa atlantica, un’opera che il presidente dell’Uruguay ha riproposto ma che non piace molto all’Argentina. Mujica ha cercato di tranquillizzare i potenti vicini: «Questo porto non è dell’Uruguay, ma di tutta la regione, permetterà di ridurre i costi delle esportazioni locali e dei Paesi vicini destinate al mercato asiatico. L’integrazione tra i Paesi dell’America Latina è fondamentale in un contesto globale caratterizzato dall’esistenza di grandi blocchi  economici, come l’Unione europea, gli Usa o la Cina».

Il presidente di sinistra dell’Uruguay è preoccupato  perché il mancato coinvolgimento delle masse è «un problema politico. Capisco che i governi hanno pressioni, e la preoccupazione per il domani, per il breve termine, per chi vincerà le elezioni. Non si tratta di rinunciare alla cultura o gli interessi locali, ma lavorare con intelligenza continentale».

Parlando con la stampa Mujica ha poi spiegato che «il processo di integrazione è più lento rispetto alla volontà che possono avere le persone che sono al governo. Bisogna però proseguire se vogliamo essere qualcuno che nel mondo verrà. Così funziona il mondo. Non è lo stesso quel che si dice in Germania o in Grecia. La parola della Germania ha un altro peso. Non è la stessa quel che dice l’Uruguay o l’America, il che sottolinea la necessità di integrarsi».

Mujica ha riconosciuto che il Mercosur ha delle difficoltà e che alcuni progetti approvati trovano  ostacoli, mentre altri progetti completati rallentano il processo e il problema rimane: «Non ci sarà mai integrazione in America Latina. Senza apertura” tra i Paesi che non vogliono farsi “divorare” dal breve termine e dalle contraddizioni del processo». Per questo è necessario «un minimo di confluenza regionale in materia energetica, stradale e dei sistemi portuali. In questo contesto il porto di Rocha sarà regionale. Non sarà un’opera per piccole barche e la sovranità non andrà persa, ma sarà moltiplicata, perché i costi complessivi caleranno nella regione. La prima cosa è quella di globalizzarci tra noi, sennò ci globalizzerà qualche multinazionale».