Per Piombino 5 milioni di euro dal ministero dell’Ambiente

[27 novembre 2013]

Questa volta la promessa fatta a Piombino sembra mantenuta: il ministero dell’Ambiente ha annunciato di aver assegnato 5 milioni di euro «per interventi infrastrutturali anche a  carattere ambientale, in attuazione del nuovo Piano regolatore portuale, per il rilancio della competitività industriale e portuale del porto di Piombino».

Il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ha insistito sottolineando che «con lo stanziamento di questi fondi manteniamo un impegno preso e avviamo concretamente la riqualificazione del porto di Piombino con l’obiettivo di uno sviluppo all’insegna della sostenibilità che superi le criticità ambientali dell’area favorendo il rilancio economico e occupazionale del territorio».

La somma sarà ora a disposizione di Enrico Rossi, il presidente della Regione Toscana nominato Commissario straordinario a giugno, «per la riqualificazione ambientale funzionale alla realizzazione degli interventi di implementazione infrastrutturale del Porto di Piombino» e il ministero ricorda che «il finanziamento era previsto nell’Accordo di programma quadro “Interventi di infrastrutturazione, riqualificazione ambientale e reindustrializzazione dell’area portuale di Piombino” sottoscritto in agosto dai ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico,  dell’Economia, delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regione Toscana, Provincia di Livorno, Comune di Piombino e Autorità Portuale di Piombino».

Dopo l’ottimismo sparso a piene mani nei giorni scorsi dal presidente Rossi sul futuro del polo siderurgico piombinese, arrivato in coda a un lunghissimo periodo di cattive nuove per la città della provincia labronica – una fase che, purtroppo, non si è certo ancora esaurita – la ruota della fortuna, o meglio della programmazione industriale, continua a dare timidi segnali d’inversione di rotta. Positivi sia per le ricadute occupazionali sul territorio che per le promesse ambientali che in questo caso si portano dietro. Gli impegni presi dalla politica, se mantenuti, cominciano così a promettere frutti concreti: speriamo non rimangano appesi all’albero dei vorrei (ma non posso).