Pesca illegale, la commissaria Ue bacchetta la ministra italiana

Legambiente, Marevivo, Ocean2012: «De Girolamo di sostenga pienamente il divieto di tutte le reti derivanti»

[5 dicembre 2013]

Oggi la commissaria europea agli Affari marittimi e per la pesca, Maria Damanaki, che è a Roma dove è intervenuta alla Conferenza “European strategy for Blue Growth – Conditions for a Blue Economy in the Mediterranean”,  ha annunciato che intende risolvere una volta per tutte il contenzioso con l’Italia riguardante la decennale violazione da parte del nostro Paese del divieto europeo sulle reti derivanti, spadare e ferrettare, impiegate in maniera illegale da centinaia di pescherecci italiani e che rischia di costare all’Italia una sanzione di 120 milioni di euro. La questione sarà affrontata questo pomeriggio a Roma nell’ambito di un incontro tra il commissario Damanaki e il ministro De Girolamo.

In un comunicato congiunto Legambiente, Marevivo e la coalizione Ocean2012 scrivono: «Accogliamo con favore l’intervento del commissario Damanaki  e chiediamo al ministro De Girolamo di sostenere pienamente il divieto di tutte le reti derivanti con la sola eccezione di quelle denominate menaidi o menaica impiegate da circa una trentina di piccoli pescherecci in Sicilia e Campania. Il recupero della legalità nel settore della pesca non può prescindere dalla risoluzione di un problema, quello dell’uso illegale delle reti derivanti, ignorato se non tollerato per oltre 10 anni dal governo italiano e purtroppo molto spesso anche dalle autorità di controllo. Porti come quello di Bagnara, Porticello, Ponza, Santa Maria la Scala e Lipari ospitano un numero considerevole degli oltre 350 pescherecci che sono stati identificati per l’uso illegale delle reti derivanti. Molti di questi hanno persino usufruito di oltre 14 milioni di euro di contributi messi a disposizione dall’Unione europea per promuovere la pesca sostenibile».

Gli ambientalisti sottolineano che «Spetta ora al governo dimostrare che intende adottare tutte le misure necessarie per  combattere la pesca pirata, mettendo in atto le misure necessarie affinché le reti derivanti vengano distrutte e non vendute in paesi terzi, e si impedisca a chi viola gravemente  le misure di conservazione della Politica Comune Europea di  continuare a ricevere aiuti pubblici».

L’introduzione di misure di condizionalità che puntano a sospendere o revocare gli aiuti comunitari sono uno degli aspetti più controversi del negoziato sul nuovo Fondo Europeo per gli Affari marittimi e la Pesca, attualmente in corso tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione.

«Ci auguriamo che il nostro governo intervenga con forza presso la presidenza Ue lituana – concludono le associazioni –  per sostenere l’introduzione di vincoli di condizionalità  che evitino che i soldi dei contribuenti europei finiscano per alimentare la pesca illegale, a detrimento della salute dei nostri mari e dei  pescatori che lavorano nel rispetto delle regole».