Petrolio: accordo Venezuela – Arabia Saudita per fermare la caduta dei prezzi?

L’Iran e Maduro lavoreranno insieme per «riportarlo a livelli normali» nel 2015

[12 gennaio 2015]

Secondo la radio iraniana Irib, «la visita del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, nei paesi dell’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) per riportare a livelli normali il prezzo del petrolio al barile ha cominciato a dare i suoi frutti».

Durante la visita a Riyadh, Maduro e il principe ereditario saudita Salman Bin Abdulaziz avrebbero concordano una strategia per stabilizzare il mercato del petrolio.  Irib dice che l’informazione è arrivata da una fonte che ha avuto accesso di prima mano alle conversazioni che hanno avuto luogo a Riyadh tra la delegazione venezuelana, presieduta da Maduro, e il ministro saudita del Petrolio, Ali Al Naimi».

Gli iraniani sono ben informati, visto che Maduro veniva proprio da Teheran e che un comunicato ufficiale della presidenza venezuelana conferma come in Arabia Saudita, «dopo il ricevimento nel Palazzo Reale, si è tenuta una riunione tra le due personalità per conversare sul tema del petrolio e la necessità che questo organismo internazionale [l’Opec] continui a svolgere un ruolo stabilizzatore, come già evidenziato dal Capo dello Stato venezuelano». Il tour internazionale di Maduro – iniziato il 4 gennaio a Mosca – lo ha portato anche in Cina, in occasione del summit Cina-America Latinpec, per sostenere i prezzi mondiali del petrolio.

Ora Maduro è in Qatar, ex alleato di ferro dell’Arabia Saudita dalla quale l’ha divisa la diversa politica verso i Fratelli musulmani e l’irredentismo salafita libico, con Riyadh schierata con il nuove regime egiziano e con l’occidente in Libia, mentre i due Paesi continuano a finanziare e armare insieme gli insorti islamisti in Siria.

Rouhani ha sottolineato che «senza dubbio la collaborazione dei membri dell’Opec potrebbe stabilizzare i prezzi a livelli ragionevoli nel 2015», e Maduro ha esortato i Paesi esportatori di petrolio «a compiere sforzi per ripristinare la stabilità dei prezzi del petrolio». Tradotto vuol dire che Venezuela e Iran lavoreranno insieme per far aumentare il prezzo dell’oro nero.

Venezuela e Iran, insieme alla Russia e a diversi Stati africani, sono tra i paesi più inguaiati per il brusco calo del greggio e Maduro prima di lasciare l’Iran – non potendo dare la colpa ai sauditi – ha detto che «gli Stati Uniti puntano a dominare il mercato e uccidere i prezzi del petrolio per colpire la Russia, il Venezuela e altri paesi. Continueremo a difendere l’Opec per cercare una strategia comune di difesa del mercato».

Sulla questione era già intervenuto anche l’Ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran, che il 9 gennaio era intervenuto affermando che il crollo del prezzo del petrolio è «politico».  Secondo quando scrive l’agenzia ufficiale iraniana Irna, Khamenei durante l’incontro con Maduro ha sottolineato che «i nostri nemici comuni utilizzano il petrolio come uno strumento politico e hanno un ruolo nella forte caduta del prezzo del petrolio». Ricordiamo che tra i nemici politici dell’Iran, oltre agli Usa,   il più acerrimo – insieme allo Sato Islamico/Daesh – è proprio l’Arabia Saudita, visitata il giorno dopo da Maduro.

Il presidente venezuelano, dopo aver chiesto un rafforzamento dei legami politici ed economici tra Venezuela e Iran, ha aggiunto: «Cerchiamo di arrivare a un accordo tra i paesi membri dell’Opec e altri Paesi produttori, tra i quali la Russia, per controllare a caduta dei prezzi del petrolio».