Petrolio in Sicilia, la Sovrintendenza autorizza le trivellazioni nella vallata dell’Irminio

Legambiente: «Scandaloso. A rischio il fiume e le falde idriche»

[26 novembre 2014]

«Fatta la legge trovato l’inganno; è un vecchio detto conosciuto ovunque ma forse solo in Sicilia si può vedere un Ente che prima emette le regole e poi fa di tutto per farle aggirare. Da ormai quattro anni la Soprintendenza di Ragusa ci ha abituato all’aggiramento del piano paesaggistico di Ragusa. E’ successo con i pareri positivi per villette in zona agricola spacciate per abitazioni di agricoltori, poi con l’autorizzazione di opere rigide di difesa a mare (frangiflutti e pennelli) vietate espressamente dal piano, poi nella primavera scorsa con il parere positivo per costruzioni in zona inedificabile sulla spiaggia di Randello, ed infine ora con il parere positivo alle attività di ricerca di petrolio lungo il fiume Irminio».

Il Circolo Legambiente il Carrubo di Ragusa è arrabbiatissimo con a Sovrintendenza, ma quello che stupisce gli ambientalisti nel caso Irminio è che «nel parere rilasciato, viene citata la delibera della giunta regionale di apprezzamento dell’accordo tra Crocetta e l’Assomineraria, con la quale il presidente della regione ha di fatto svenduto la Sicilia alle compagnie petrolifere . Non si era mai visto all’interno di un provvedimento amministrativo citare una scelta politica!».

Secondo il circolo il Carrubo, «nell’esprimere il parere la Soprintendente avrebbe dovuto esclusivamente applicare il comma 8 dell’art. 146 del Codice dei Beni Culturali che dice “ Il soprintendente rende il parere di cui al comma 5, limitatamente alla compatibilità paesaggistica del progettato intervento nel suo complesso ed alla conformità dello stesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico “ . Ed il piano paesaggistico, attualmente in vigore, stabilisce che lungo il corso del fiume Irminio sono vietati gli impianti industriali, quali sono le ricerche di idrocarburi così come individuate dal D.lgs. 152/06 (codice dell’ambiente)».

Inoltre il Cigno Verde ragusano è perplesso per quanto affermato dal nuovo dirigente dell’assessorato ai Beni culturali, e riportato nel parere, «secondo il quale il piano paesaggistico si limita a tutelare l’ambiente nel suo aspetto visivo. Una visione che forse poteva essere ritenuta valida 50 anni fa e che indica il livello culturale di certa dirigenza regionale. Infatti non si prende neanche in considerazione la più recente e più vasta giurisprudenza del Consiglio di Stato che, riprendendo la Corte Costituzionale, afferma invece che il concetto di paesaggio non va limitato al significato meramente estetico ma abbraccia l’insieme “dei valori inerenti il territorio” concernenti l’ambiente, l’eco-sistema ed i beni culturali che devono essere tutelati nel loro complesso. Ciò anche a seguito della Convenzione europea sul paesaggio ratificata con la legge 9 gennaio 2006, n. 14, secondo la quale il termine paesaggio designa una determinata parte del territorio il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni».

Non manca una constatazione “puntuta”: «Stupisce poi come il parere paesaggistico non porti la firma del dirigente del settore paesaggio della Soprintendenza, forse a voler marcare la differenza di vedute». Il Circolo Legambiente il Carrubo di Ragusa conclude ricordando che «i dirigenti regionali devono esclusivamente e rigidamente applicare le norme e non interpretarle. Non possono ergersi a legislatori e cambiare le carte in tavola. D’altra parte non si capisce tutta questa fretta a cambiare il precedente parere dell’arch. Ferrara, che non aveva dato via libera alle trivellazioni limitandosi ad aspettare l’approvazione definitiva del piano paesaggistico: è lecito ipotizzare che ci siano di mezzo pressioni politiche per permettere alle imprese di trivellare. Legambiente interverrà in tutte le sedi amministrative, penali e civili per impedire che la corsa all’oro nero causi gravissimi danni, oltre che al paesaggio, al patrimonio idrico di cui è ricca la vallata dell’Irminio e che già si è dimostrato essere molto vulnerabile».