Fuoco di sbarramento bipartisan contro Obama per le misure anti-emissioni

[24 giugno 2013]

La solita Fox News, il megafono degli oltranzisti neoconservatori americani, spara a zero anticipatamente sul piano nazionale per ridurre l’inquinamento da carbonio che il presidente Usa Barack Obama presenterà domani e che dovrebbe includere la regolamentazione delle emissioni delle centrali elettriche a carbone e probabilmente anche controlli sulle centrali già esistenti.

Obama, in un video messo online il 22 giugno, ha anticipato che il suo piano comprende la preparazione degli Usa agli effetti dell’inquinamento da CO2 ed ai cambiamenti climatici gli accordi con i leader delle altre nazioni per ridurre le emissioni di CO2. Inoltre, secondo il presidente Usa, gli scienziati devono progettare nuovi combustibili e fonti di energia per ridurre l’inquinamento ed ha sottolineato che nessun singolo passo può invertire il cambiamento climatico e che i lavoratori devono prepararsi a un’economia dell’energia pulita.

E’ quello che Obama ha detto anche in campagna elettorale, ma lo speaker repubblicano alla Camera dei Rappresentanti, John Boehner, già il 20 giugno aveva avvertito i democratici che «Richiedere maggiori regolamenti per l’energia sarebbe assolutamente pazzesco. Perché si vuole aumentare il costo dell’energia ed uccidere ancora di più posti di lavoro americani in un momento in cui gli americani si stanno ancora chiedendo dove trovare posti di lavoro?».

Obama annuncerà il suo piano alla Georgetown University, poi partirà per un viaggio di una settimana in tre Stati africani che si annuncia già trionfale, intanto il suo staff anticipa che le nuove misure conterranno incentivi per le energie rinnovabili e per le apparecchiature e gli edifici a basso consumo energetico.

Ma come sempre, quando si parla di global warming (e soprattutto di carbone e petrolio) la destra repubblicana trova sempre premurosi alleati nella destra democratica che viene dai collegi elettorali dove è forte la pressione, anche lobbistica ed economica, delle Big Oil e dei King Carbon. Tra questi campioni c’è il senatore democratico della West Virginia Joe Manchin, da sempre critico con la cauta politica energetica ed economica di Obama, che ha detto a The Hill: «Regolamentare le centrali elettriche con requisiti che non esistono nei Paesi emergenti come la Cina sarebbe miope. Perché si vuole penalizzare il livello di vita dell’America e colpire i contribuenti americani? Non è solo sbagliato, è miope e sconsiderato  e mi batterò  contro fino alla fine».

A parte che Manchin non sa che anche recentemente la Cina ha messo nuovi limiti, anche penali, sull’inquinamento, è evidente che si sta saldando lo stesso fronte tra repubblicani e destra democratica che nella passata legislatura fece saltare le proposte climatiche di Obama. Il 22 giugno il portavoce del National republican senatorial committee, Brad Dayspring, ha lanciato un pesante avvertimento: «I senatori democratici e i candidati che concorrono alle elezioni del 2014 saranno ritenuti responsabili se abbracceranno le politiche energetiche dell’amministrazione. Si prevede che il piano del presidente Obama sarà un bacio con la lingua in bocca agli ambientalisti radicali e all’estrema sinistra. In attesa di dettagli, molte delle proposte della sinistra discusse dai funzionari della Casa Bianca schiaccerebbero stati come West Virginia, Kentucky, Alaska, Arkansas e Louisiana, per non parlare di un sacco di altri come Michigan e Montana».

Il solito linguaggio terroristico usato dai repubblicani che fanno da megafono ai loro munifici finanziatori delle industrie petrolifere e del carbone. Ma è un linguaggio che fa sempre meno presa, anche perché le associazioni ambientaliste da mesi hanno lanciato, con successo, campagne contro i candidati eco-scettici e per spingere Obama a fare davvero quello di cui ha parlato a febbraio nel suo discorso sullo Stato dell’Unione: «Se il Congresso non agirà presto per proteggere le generazioni future, lo farò io».

Fox News è naturalmente preoccupatissima «La mossa di Obama di portare la questione nelle sue mani sembra riflettere un consenso crescente sul fatto che l’opposizione al Congresso sia troppo potente per far passare presto e in qualsiasi momento una qualsiasi significativa e travolgente legislazione sul clima».

Un altro aspetto che gli ambientalisti sperano che Obama affronterà nel suo discorso di martedì è quello dell’oleodotto delle sabbie bituminose Keystone XL, che avrebbe trasportare il petrolio più sporco del mondo, quello dell’Alberta, dal Canada fino alle raffinerie del Texas sulla costa del Golfo del Messico. Ma probabilmente gli ambientalisti resteranno delusi, anche perché Obama sembra essere convinto che una battaglia per negare definitivamente il permesso al Keystone XL sarebbe già persa in Parlamento e la Casa Bianca insiste nel dire che la decisione su questo contestatissimo oleodotto verrà presa in maniera indipendente dal Dipartimento di Stato.