D’Angelis: «Governo già al lavoro contro frane e alluvioni. Al via anche i 570 cantieri anti dissesto»

Il piccolo Vajont di Refrontolo, Realacci: «Terribile monito su mutamenti climatici»

Verdi: «L’Italia non ha bisogno di nuove leggi, ma di far rispettare quelle che ci sono»

[4 agosto 2014]

Come abbiamo più volte scritto in questi giorni di “stranezze” climatiche e come hanno confermato i climatologi della World meteorologigal organization, l’inatteso sta diventando usuale e la tropicalizzazione del clima italiano, con meno pioggia ma più violenta e concentrata,  annunciata dagli scienziati tra gli sberleffi e l’indifferenza generale, è tra noi e sta colpendo duramente, come è successo a Refrentolo, dove stanotte  il torrente Lierza e la sua cascata, simbolo del paesino del trevigiano, hanno spazzato via una festa paesana, fatta imprudentemente in una valletta accanto al corso d’acqua, uccidendo 4 persone .

Il torrente si è ingrossato per le forti piogge a monte e il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha detto che «La concausa evidente è che si è creata un’ostruzione del torrente che ha dato vita a una diga naturale, probabilmente creata dai rami e da tutto quello che scende nei torrenti durante i temporali, tra cui balle di fieno giganti. Quando la diga si è rotta ha liberato 4-5 metri di acqua di altezza, un piccolo Vajont. C’è stata una devastazione di mezzi fino a 700-800 metri dal fiume, un disastro» ed ha cercato di dire che questa volta la colpa non è della cementificazione, ammettendo così che la scriteriata cementificazione del Veneto c’entra con i disastri precedenti.

Ma un responsabile della Protezione Civile locale ha detto a Rai News 24 che l’area ha subito modifiche pesanti e che i cambiamenti climatici stanno cambiando ancora di più le cose in un territorio fragilizzato, come dimostrano  le altre  7 frane che si sono abbattute nella zona, una delle quali ha interrotto la strada provinciale tra Follina a Cisone e Molinetto della Croda

Secondo il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci «La bomba d’acqua e le vittime nel Trevigiano confermano purtroppo tragicamente la necessità di contrastare i mutamenti climatici e gestire bene il territorio. Vicini alla popolazione duramente colpita, dolore per le vittime e sostegno ai soccorritori. Questi fenomeni estremi, ci ha ricordato il professor Maracchi, sono aumentati del 900% rispetto agli anni ‘60/’90. Una politica utile e lungimirante deve dare priorità alla riduzione dei gas a effetto serra e considerare la manutenzione del territorio la prima grande opera che serve all’Italia. La nostra economia può ripartire anche da qui».

Il sottosegretario Erasmo  ha espresso il cordoglio del governo per le vittime ed ha detto che «Il Governo ha voltato pagina. Basta inseguire e fare i ‘notai’ delle emergenze, adesso investiamo in opere di difesa, prevenzione e sicurezza. Al via anche i 570 cantieri anti dissesto. Quanto accaduto nel trevigiano è solo l’ultimo dei numerosi campanelli d’allarme che in questo inizio estate ha visto vittime e danni causati da un clima sempre più caratterizzato da fenomeni meteorologici un tempo definiti estremi e purtroppo ormai ordinari. Piangiamo altre vittime che allungano la lista dei lutti ma questo Governo, a differenza di quanto è sempre avvenuto in passato, ha scelto di chiudere la stagione che ha visto l’Italia inseguire le emergenze e iniziamo ad investire in difesa e mitigazione dei rischi, in prevenzione e sicurezza. Per questo, già nello sblocca Italia, sblocchiamo cantieri anti-dissesto investendo i primi 650 milioni non spesi da anni. Per questo è al lavoro la Struttura di missione del Governo che coordina questo settore ed abbiamo già effettuato incontri con tutte le Regioni, a partire dal Veneto, per individuare le opere più urgenti da realizzare, i troppi finanziamenti dello stato mai trasformati in cantieri, anche per il patto di stabilità, e il percorso più rapido per superare i paradossali vincoli burocratici che rallentano o bloccano opere anti emergenza».

Secondo D’Angelis, capo di #italiasicura, la struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche, «Con lo sblocca dissesto e opere idriche mettiamo a gara entro il 2014 circa 1,1 miliardi di euro ancora non spesi per opere urgenti (650 per cantieri antidissesto e 480 milioni per l’idrico). Sono interventi che portano 31 mila occupati e sono già finanziati e in ritardo di anni o addirittura decenni. E’ finalmente partita per la prima volta dopo tante promesse non mantenute e grazie alla scelta del premier Renzi di creare la struttura di missione a Palazzo Chigi e nominare i Presidenti di Regione commissari di Governo contro il dissesto, quella che consideriamo la più importante opera pubblica di cui l’Italia ha bisogno e quanto accaduto stanotte nel trevigiano conferma l’urgenza di manutenzioni, di messa in sicurezza dei versanti franosi, di argini fluviali, di creare casse di espansione per ridurre il rischio alluvioni in tante aree del paese. Sono interventi che la politica da sempre considerava di serie B perché non portano voti e non fanno notizia, però salvano vite umane e l’ambiente, beni pubblici e privati e tutelano territori straordinari ma di una fragilità incredibile dovuta a deregulation urbanistica e all’abnorme consumo di suolo. Non possiamo e non dobbiamo più perdere altro tempo. Dopo decenni di attese e promesse, di veti e opposizioni parte finalmente il cantiere delle sicurezza per milioni di italiani».

Ma D’Angelis non convive i coportavoce dei Verdi, Angelo Bonelli e Luana Zanella, che hanno detto che «Quello che è accaduto a Refrontolo é uno di quegli eventi meteorologici estremi, che purtroppo non sarà l’ultimo, che l’Italia subisce da anni a questa parte a causa dei cambiamenti climatici. associato al dissesto idrogeologico a cui è sottoposto con violenza inaudita il nostro territorio. Purtroppo è triste constatare che i governi passati e quello attuale non hanno come priorità il contrasto ai cambiamenti climatici e la difesa del suolo».

I Verdi si rivolgono al governo: «L’Italia non ha bisogno di nuove leggi , ma di far rispettare quelle che ci sono. Buona parte delle regioni, compresa il Veneto, e i comuni hanno autorizzato edificazioni in aree protette e a rischio. il governo Renzi in pochi mesi di governo non è da meno . Infatti l’attuale governo ha commissariato le autorità di bacino, proposto la soppressione del corpo forestale e con il provvedimento Sblocca Italia annunciato la semplificazione nel rilascio delle autorizzazioni edilizie portando il tasso di ecologia a zero in questo governo. Per il governo italiano il contrasto ai cambiamenti climatici non è una priorità considerato che ritiene che il petrolio dovrà essere il futuro energetico dell’Italia».

A Renzi Bonelli e Zanella chiedono subito: «la moratoria del cemento sulle coste e sul reticolo idrografico e la sua messa in sicurezza; l’apertura di migliaia di cantieri, da tenere fuori dal  patto di stabilità, in tutti i comuni che vengono messi in ginocchio da piogge e alluvioni e il commissariamento immediato di tutti i comuni che continuano con pianificazioni urbanistiche ed edificatorie in aree protette. Il cambiamento climatico è ormai un fatto con cui il governo italiano deve confrontarsi con misure di adattamento e per la sicurezza dei cittadini. La speculazione edilizia ha violentato e portato l’Italia nel fango. Cattivi amministratori, in modo trasversale, con piani urbanistici ed edilizi che hanno alterato il reticolo idrografico e consentito la cementificazione sono stati stata complici di un disastro di stato che negli ultimi 60 anni è costata più di 3.500 vittime e oltre 52 miliardi di euro di danni. Il dissesto idrogeologico è un’emergenza nazionale dimenticata dalle istituzioni: quando piove si susseguono gli allarmi e tante sono le lacrime ipocrite mentre quando rispunta il sole i buoni propositi ritornano nei cassetti fino al nubifragio successivo».