Accordo Cnpc - Rosneft per il petrolio della Siberia

Pienamente operativo il gasdotto Cina-Myanmar

Pechino smentisce l’Iea: non siamo il più grande importatore di greggio. Rapporto Bp: Usa ancora primi

[21 ottobre 2013]

La  China National Petroleum Corporation (Cnpc) ha annunciato che il gasdotto Cina-Myanmar  è entrato completamente in servizio dopo la realizzazione del troncone che collega le città di Lufeng e Guigang, nel sud-ovest della Cina.

Il gasdotto è lungo 2.520 km,  793 dei quali nel Myanmar, come la dittatura militare ha ribattezzato la Birmania.  I cinesi lo hanno realizzato per portare 12 miliardi di m3 di gas all’anno, cosa che permetterà a Pechino di tagliare 30,72 milioni di tonnellate all’anno di carbone.

Wu Hong, direttore del dipartimento della Cnpc incaricato di costruire la pipeline, ha spiegato  all’agenzia ufficiale cinese Xinhua che «Il gasdotto Cina-Myanmar sarà connesso al gasdotto che collega le lontane regioni del nord-ovest alla costa est del Paese e, conseguentemente, aumenterà fortemente l’affidabilità dell’approvvigionamento per i consumatori, soprattutto in caso di emergenza».

La costruzione del gasdotto è iniziata nel 2010 e fa parte del progetto chiamato . Myanmar-China Oil and Gas Pipeline, che comprende anche la costruzione di un oleodotto. Il troncone del gasdotto del Myanmar ha cominciato a trasportare gas in Cina già a fine luglio.

La Cnpc, che è la società madre di PetroChina, il più grande produttore di petrolio e gas cinese il 18 ottobre ha firmato un memorandum di intese con il gigante petrolifero russo Rosneft Oil per sfruttare le risorse petrolifere della Siberia. Cnpc e Rosneft coopereranno per mettere in produzione diversi grandi campi petroliferi e gasieri nell’est della Siberia e nell’Estremo Oriente russo e realizzeranno una joint-venture con quote del 51% a Rosneft e del 49%  alla Cnpc. Il petrolio prodotto verrà prima utilizzato per rispondere alla domanda nella Russia orientale e poi potrà essere esportato in Cina ed in altri Paesi dell’Asia-Pacifico.

Intanto la Cina, pur dandosi  un gran daffare in campo petrolifero, ha smentito il rapporto dell’International energy agency (Iea) secondo il quale avrebbe superato gli Usa come primo importatore mondiale di petrolio, con  6,3 milioni di barili al giorno contro il 6,24 degli Usa.

I cinesi fanno notare che lo Statistical Review of World Energy della Bp dice che  nel 2012 gli Usa hanno importato é 425 milioni di tonnellate di petrolio mentre le importazioni cinesi sarebbero “solo” di 276,2 milioni di tonnellate.

Wang Zhen, vice-presidente dell’Istituto della strategia energetica della China University of Petroleum, spiega che «Le importazioni di greggio della Cina in settembre hanno superato quelle degli Usa. Questo si spiega in parte con fattori stagionali e non può rappresentare un trend annuale. Le importazioni di petrolio della Cina non supereranno quelle degli Usa che resteranno leader mondiali in questo settore».