27 anni fa il referendum, ma oggi le istituzioni cosa ne pensano?

Piombino, e alla fine rispunta il carbone

In ipotesi la costruzione di una nuova centrale, tra prospettive e amenità

[16 luglio 2014]

Non è la befana che, decisamente fuori stagione, riporta per l’ennesima volta la possibilità di una centrale a carbone a Piombino. Stavolta – anche se ha lo stesso alone di mistero – si chiama B&S Global Energy, una newco che già pare abbia presentato una manifestazione di interesse al commissario Piero Nardi e che, dice l’agenzia Radiocor, è riconducibile all’imprenditore Andrea Marini. In rete nulla si trova circa questa società, tantomeno sull’imprenditore, ma prendiamo per buona la notizia vista l’autorevolezza della fonte, e partiamo subito con alcune considerazioni generali.

La questione carbone a Piombino è stata “liquidata” 27 anni fa con uno storico referendum che disse appunto no alla centrale. Dopo così tanto tempo, come è accaduto per il nucleare, non è scandaloso ripensarci, tuttavia sarebbe scandaloso prendere una decisione in forme e con strumenti diversi dal referendum. Così come sarebbe scandaloso se, chi ha responsabilità di governo, interpellasse i cittadini senza esprimere, prima, una propria posizione. Chi governa ha l’onere della proposta e dunque la prima domanda è: che ne pensano le istituzioni?

Non è una domanda retorica, perché Piombino è un bivio, anzi a un trivio:

a) proseguire la propria storia industriale perseguendo e proseguendo il modello moloch/industria di base; ovvero cercare un altro “Lucchini” che riporti tutto allo “splendore” che fu

b) rovesciare quel modello mutuando quello dei paesi confinanti (S. Vincenzo e Follonica); parliamo di turismo (e cemento) ovviamente

c) analizzare correttamente  gli spazi e la domanda nel mercato globale; far evolvere il modello verso una industria sostenibile, diversificata, verticalizzata e di qualità, che punta sul valore aggiunto e non sulle produzioni di massa (anche energetiche, sia chiaro).

Inutile dire che questa terza via, che a nostro avviso è la preferibile, è però anche la più complicata e difficile. Comporta una capacità di governo che sappia fare il salto dalle cose (relativamente) semplici (grandi numeri e grandi volumi) alle cose più complesse (tante unità produttive di pochi numeri da integrare fra loro). Gli esempi in Italia ci sono, in negativo e in positivo. Ma una cosa è certa: su questo passaggio storico si misureranno le classi dirigenti locali, regionali e nazionali.

Un ragionamento che va, quindi, anche al di là della proposta della B&S Eneregy sulla quale invece vale la pena spendere qualche altra considerazione rispetto ai numeri a oggi disponibili. Il Sole24Ore parla di un investimento di oltre 1 miliardo di euro in una centrale a carbone (di ultima generazione) da oltre 900 Mw. La centrale, si afferma, potrebbe occupare fino a 600 addetti a regime e 1.500 persone nei 3 anni di costruzione. Perché a Piombino? Perché, sempre secondo il quotidiano di Confindustria, la centrale potrebbe fornire l’opportunità per rilanciare la produzione di acciaio a Piombino, generando sinergie con l’impianto Corex per la produzione della ghisa e con il forno elettrico (alimentato dalla stessa centrale); progetti caldeggiati da istituzioni e sindacati ma che, al momento, non sembrano essere nelle previsioni di breve periodo di Jindal (che è l’unico acquirente in gara per la Lucchini).

Torna tutto? Giusto per fare un paragone la “famigerata” centrale a carbone di Vado Ligure è costituita da un’unità a ciclo combinato di taglia pari a 800 MW, che utilizza due turbogas alimentati esclusivamente a gas naturale, e da due unità a carbone da 330 MW cadauna: ha 200 dipendenti diretti e 250 dell’indotto oltre ad una novantina di lavoratori del Terminal Rinfuse al porto di Vado. Molti meno, dunque, degli occupati annunciati per l’impianto di Piombino, a fronte di una produzione di energia comparabile. C’è qualcosa che stride, ci pare.

Viene poi spontanea almeno un’altra domanda: siamo o non siamo in un regime di sovracapacità energetica? A che serve dunque un’altra centrale? Quella, vicinissima, di Tor del Sale – che va a olio combustibile ma che per anni si è tentato di riconvertire a carbone – sarebbe ferma da tempo e (per dirla tutta) avrebbe anche una potenza superiore ai 900 MW. Last bust not least non possiamo, da ambientalisti storicamente contrari al carbone, non ricordare che il carbone è il più inquinante fra i fossili e, stando all’ultimo rapporto della BP, dà pure segni evidenti di rallentamento della crescita a livello globale.