Pisa, l’assessore provinciale all’agricoltura sceglie le dimissioni

Giacomo Sanavio una lettera aperta spiega i motivi della sua decisione di abbandonare l’incarico di funzionario Pd

[23 agosto 2013]

Non è proprio un fulmine a ciel sereno quello giunto da Giacomo Sanavio, assessore della Provincia di Pisa, che ha deciso di dimettersi dal suo incarico di funzionario del Pd. Lo ha fatto con una lunga lettera aperta, che pubblichiamo di seguito, nella quale spiega le origini e i motivi di questa decisione, che di fatto è l’ultimo passaggio di un rapporto già incrinato da tempo.

Sanavio, classe 1966, è membro della direzione provinciale del Pd. Una vita in politica: è stato prima consigliere poi sindaco di Terricciola; funzionario di partito sin dai tempi dei Ds e prima di approdare alla giunta provinciale dove ha le deleghe alla Programmazione territoriale ed urbanistica, al Sistema Informativo Territoriale, allo Sviluppo Rurale, alla Forestazione e Difesa Fauna, ha fatto anche parte della direzione regionale del Pd.

Al suo partito ha più volte rimproverato la mancanza di chiarezza e fermezza su alcuni temi importanti, fra tutti il rapporto con l’ambiente e il territorio. Si ricordano infatti le sue posizioni in tema cultura del cibo, tutela delle aree rurali, stop al consumo di suolo. Spesso espresse in aperta contrapposizione rispetto ad altri esponenti del suo partito, le posizioni di Sanavio hanno spesso incarnato i malumori di tanti iscritti e militanti del Pd, come dimostrano anche i tanti attestati di solidarietà espressi sui social network all’indomani delle sue dimissioni.

Di seguito la lettera aperta di Giacomo Sanavio: 

Al Segretario del Coordinamento territoriale pisano del PD

Al Tesoriere del Coordinamento territoriale pisano del PD

Caro Segretario, Caro Tesoriere,

la situazione politica che stiamo vivendo e la difficoltà a trovare motivazione ideale per dare sostanza e senso al ruolo di “funzionario di partito”, mi spingono a rassegnare le mie dimissioni irrevocabili dalle dipendenze dal Partito democratico.

Come ho avuto ripetutamente modo di affermare nei dibattiti sulla situazione politica svolti in sede di direzione provinciale del partito, non mi sento di condividere integralmente le posizioni ed i contenuti programmatici di cui il Pd è portatore. Per questo motivo ritengo ingiustificabile e, per me, eticamente inconcepibile rimanerne alle dipendenze funzionali, anche se da sempre (2008) nella condizione di “aspettativa”. Sempre tenendo fede alle dichiarazioni da me svolte negli organi dirigenti, eserciterò il mio compito di iscritto e di dirigente fino allo svolgimento del Congresso del partito. Unico momento di reale verifica sulle linee politiche e sull’orientamento culturale. Ma cesso da subito ogni rapporto di lavoro.

Mi soffermo unicamente su due questioni che reputo centrali: condizione politica e selezione dei gruppi dirigenti.

Per quanto riguarda la condizione del PD: lo vedo ancora “ingessato”, sul piano dell’elaborazione politica, dalle differenze tra chi si riferisce al neo-liberismo e che si sente nel solco della cultura socialdemocratica. Sarebbe invece, a mio modesto avviso, quanto mai urgente trovare una sintesi nuova, una “nuova via” tra queste posizioni, anziché limitarci a parlare di primarie e di distinzione di ruoli tra segretario e candidato a capo della coalizione di centro-sinistra! Altrimenti non credo che saremo uno strumento utile al Paese e falliremmo l’obiettivo di svolgere una nostra funzione storica.

Quanto alle persone, sarebbe opportuno scegliessimo i “migliori”, non quelli che “si sentono i migliori”, tantomeno i più obbedienti o coloro che “non disturbano il manovratore”, né coloro che “grazie al disturbo” vengono premiati! Misurarsi, insomma, sui contenuti, non nella logica degli accordi tra correnti. Alla gente, alla gente che abbiamo l’ambizione di rappresentare, logiche diverse dalla capacità, dal vero merito, non interessano.

Le scelte ideali e di vita, la vera e propria “fede” politica che hanno caratterizzato e motivato il mio impegno politico fino ad oggi, non trovano più le motivazioni necessarie negli indirizzi e nelle posizioni che il partito democratico in questo momento esprime. Non posso che prenderne dolorosamente atto per quanto riguarda il rapporto di dipendenza. Tenterò al contempo di contrastarne gli esiti sul piano puramente politico, esercitando le prerogative di iscritto nell’imminente dibattito congressuale.

Ringraziando per il comune lavoro ed il personale rapporto di questi anni, vi saluto augurandoci un positivo esito del confronto congressuale. In mancanza del quale, per me, si esauriranno le motivazioni della stessa militanza.

Un abbraccio ed un saluto fraterno

Giacomo Sanavio