Potature del verde urbano, Ok del ministero dell’ambiente per l’impiego a fini energetici

Bisogna rispettare i criteri definiti per i sottoprodotti. Il caso della Toscana

[3 giugno 2015]

Fiper

Il 19 maggio la Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili (Fiper) aveva inviato al ministero dell’ambiente una richiesta di parere sulla classificazione delle potature del verde pubblico come sottoprodotto della gestione del verde e la risposta della Direzione generale dei rifiuti del ministero dell’ambiente è stata rapida e positiva che ministero è stata positiva perché, spiegano alla Fiper «Riconosce la possibilità di poter impiegare i residui di potatura derivanti da attività di manutenzione del verde a fini energetici al di fuori della normativa in materia di rifiuti».

La richiesta di chiarimenti della Fiper partiva dalla constatazione che «Negli ultimi mesi, anche a causa di eventi meteorologici straordinari, si è assistito ad una evoluzione nell’interpretazione giuridica della gestione del “ verde pubblico”. Arpa Toscana nella comunicazione del 12 marzo 2015 inviata ai comuni di Camaiore, Forte dei Marmi, Pietrasanta, Massarosa, Stazzema, Seravezza, Viareggio, a seguito degli eventi metereologici che hanno provocato la caduta di migliaia di alberi in Versilia, ha formulato l’indirizzo secondo cui: “il materiale legnoso derivante dalle operazioni conseguenti a eventi metereologici straordinari possa venire gestito al di fuori della disciplina dei rifiuti nel rispetto della noramativa citata” . Anche il Comune di Firenze ha provveduto a stilare una convenzione con l’azienda Biogenera srl che si impegna ad acquistare la biomassa legnosa derivante dalla caduta degli alberi e impiegarla per la produzione di energia termica ed elettrica. (Allegato 2) Inoltre, lo stesso Ministero dell’Ambiente nel parere nella deliberazione n.6/2015 fornito all’azienda ATA spa ha distinto la gestione del verde pubblico dal servizio rifiuti».

Nella sua risposta, il direttore generale della Direzione generale dei rifiuti del ministero dell’ambiente, Mariano Grillo, chiarisce  che «Fermo restando l’esclusione dal campo di applicazione della normativa in materia di rifiuti prevista per i residui di potatura derivanti da attività agricole e reimpiegati in attività agricola o per la produzione di energia,  i residui derivanti da attività di manutenzione del verde possono essere qualificati come sottoprodotti a patto che rispettino i 4 requisiti definiti dall’art. 184 bis del Testo Unico Ambientale, che prevede che: è un sottoprodotto è non un rifiuto una qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni: 1) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione di cui costituisce parte integrante, il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; 2) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato nel corso della stesso o di un successivo processo di produzione da parte del produttore o di terzi; 3) la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; 4) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute o dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente e sulla salute umana.

La Fiper evidenzia che «Il Ministero specifica inoltre come, con riferimento alla fattispecie, la nozione di residuo produttivo vada intesa nell’accezione più ampia, ricomprendendo anche i residui derivanti dalla manutenzione del verde. L’operatore di caso in caso deve dimostrare la sussistenza dei 4 requisiti relativi alla definizione di sottoprodotto, altrimenti i materiali derivanti da attività di sfalcio, potatura e manutenzione del territorio dovranno essere qualificati ,a seconda della provenienza, come rifiuti urbani o speciali».

Il presidente della Fiper, Walter Righini, è soddisfatto della sollecita risposta ministeriale: «Da quattro anni la Fiper combatte una battaglia sulle potature del verde urbano che fino a ieri sono state considerate un rifiuto e come taldovevano essere smaltite, con un costo notevole per le amministrazioni comunali. Il chiarimento del Ministero dell’Ambiente significa che questi residui da costo potranno diventare una risorsa; infatti il Comune invece di spendere dai 5 ai 7 euro al quintale di costo di smaltimento potrebbe recuperare 2-3 euro al quintale, nel rispetto dei requisiti definiti per i sottoprodotti,  conferendolo alle centrali di teleriscaldamento e producendo calore. La forbice mi sembra notevole».