Premio Nobel per l’economia, quest’anno vince la schizofrenia

[15 ottobre 2013]

Credo fosse Harry Truman l’autore di una celebre battuta che diceva, più o meno: «Vorrei tanto incontrare un ‘one-armed economist’», ossia un economista con un braccio solo, il tutto per stigmatizzare il tipico comportamento dell’economista medio dai più additato come ‘cerchiobottista’, che dice: «On one hand (da una parte)… on the other hand (d’altra parte…)».

La scelta dell’Accademia di Svezia di attribuire il Nobel a due ricercatori come Fama e Shiller (il terzo Nobel è Hansen), entrambi studiosi delle crisi finanziarie, ma con approcci assai diversi (l’uno fedele alla teoria standard dei mercati efficienti, l’altro interessato alle dinamiche psicologiche che portano al nascere di una bolla), è forse la prova più evidente della complessità della disciplina ‘economia’. Dico disciplina, perché l’economia non ha le caratteristiche delle ‘scienze dure’. Di fatto, non le ha perché non le può avere, occupandosi di grandezze non scalari (se mi consentite la definizione decisamente arida di ‘esseri umani’).

Questo Nobel può sembrare un premio schizofrenico che abdica all’idea di un’economia in grado di interpretare la realtà. E’ un premio che, forse, spinge però al superamento dei settarismi: ogni approccio è utile quando l’obiettivo è migliorare le politiche pubbliche e, in ultima analisi, lo studio delle determinanti delle scelte umane.

D’altra parte…