Ma scoppia la grana della vicepresidenza negata al gruppo di Farange e Grillo

Chi è il nuovo presidente (italiano) della commissione Ambiente del Parlamento europeo

No a Eleonora Evi (M5S) alla presidenza della Commissione petizioni

[8 luglio 2014]

E’ l’eurodeputato siciliano del Nuovo Centrodestra Giovanni La Via il neo-presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo. Accettando l’incarico, La Via si è detto onorato di «guidare la più grande commissione legislativa in termini di membri e di dossier esaminati nella scorsa legislatura. I primi provvedimenti che discuteremo riguarderanno le buste di plastica e il cambiamento climatico, dossier che abbiamo ereditato dalla scorsa legislatura. Ma anche l’autorizzazione degli Ogm voluta dal Consiglio Ue, dove prevedo ci sarà una dura battaglia».

La Via, laureato in Scienze agrarie, ha completato la sua formazione all’università di Saragozza e l’Inra di Montpellier per poi ottenere l’incarico di professore associato di Economia e politica agraria all’università degli Studi di Messina e, 7 anni dopo, diventare professore ordinario all’università di Catania. Nel 2006 comincia la sua carriera politica come assessore all’Agricoltura e le foreste da parte della Regione Siciliana, fino alla prima candidatura alle elezioni europee del 2009.

Quindi La Via, anche se non si è mai occupato direttamente di ambiente, ha le competenze per poterlo far bene, visto lo stretto legame tra agricoltura e ambiente a livello Ue. Inoltre è uno dei pochi deputati europei con il 100% di presenze alle votazioni in commissione Agricoltura e in sessione plenaria, ed è stato relatore della riforma della Politica agricola comune e del bilancio europeo per il 2013, oltre che capodelegazione italiana del Ppe al Parlamento Europeo.

Il ministro dell’Ambiente italiano  Gian Luca Galletti è naturalmente molto soddisfatto di averlo a capo della commissione dell’Europarlamento, dove avrà ora a che fare col collega. «Faccio i miei auguri di buon lavoro a Giovanni La Via – ha esordito Galletti – eletto presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo. Un italiano alla guida di una commissione cosi importante è certamente una buona notizia per un Paese che ha appena assunto la presidenza del Semestre. Per affrontare e vincere le grandi sfide sui temi ambientali che attendono l’Italia e l’Europa sarà necessaria una costruttiva collaborazione  tra il governo e le istituzioni di Bruxelles».

Ma La Via si trova già ad affrontare una grossa grana politica: quella della vicepresidenza della commissione Ambiente negata a Valentinas Mazuronis, ministro dell’Ambiente della Lituania durante la presidenza di turno dell’Ue del piccolo Paese baltico, e che è stata esclusa da socialdemocratici, democristiani e liberali  perché aderente al gruppo euroscettico dell’Efdd che raggruppa l’Ukip di Nigel Farage e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. A protestare per il no alla Mazuroni, sono stati per primi i Verdi con l’eurodeputata Margrete Aukenn, che ha ricordata ai gruppi S&D, Alde e Ppe che «la nostra antica prassi parlamentare è di garantire che tutti i gruppi siano rappresentati secondo le loro dimensioni», quindi l’esclusione della candidata lituana del gruppo populista-euroscettico «non è equa, ed è dannosa per la nostra credibilità e minacciosa verso l’elettorato».

Il meccanismo che avrebbe dovuto consentire all’Efdd di ottenere la vicepresidenza è il sistema D’Hondt, una specie di manuale Cencelli europeo che garantisce la rappresentanza di tutti i gruppi. Ma i mal di pancia non si fermano qui: l’accordo tra socialdemocratici, popolari e liberali ha infatti colpito anche la candidatura dell’italiana Eleonora Evi (M5S) alla presidenza di un’altra commissione che ha molto a che fare con l’Ambiente: quella petizioni, dove è stata eletta la liberale svedese Cecilia Wikström.

La Evi ha definite l’accordo tra i tre grandi gruppi «l’assassino della democrazia. Il metodo D’Hondt è stato violato», per poi esprimere tutta la sua delusione «per questa strategia, perché sostiene un sistema oligarchico egoista» che punta solo a punire chi non è d’accordo.

La Wikström, da par suo, ha risposto che sarà un presidente equo e in un messaggio inviato alla Evi ha scritto: «Sono sicura che potremo creare tutti un’atmosfera di mutuo rispetto e di fiducia». Ma Farange ha ribattuto: «I fanatici federalisti hanno mostrato la loro vera immagine anti-democratica. Detestano di essere esaminati e anche l’opposizione, quindi detestano fortemente il gruppo Efdd. Il che, suppongo, dovrebbe renderci fieri. I gruppi eurofili hanno nuovamente dimostrato la loro paura per la democrazia, il loro odio per le opinioni minoritarie e il loro chiaro rifiuto della trasparenza. I federalisti dell’Ue sono una vergogna, l’opinione pubblica deve conoscere i loro punti di vista e i loro affari sporchi che sono emblematici del Parlamento europeo».

Per gli altri presidenti delle commissioni dell’Europarlamento, tutto è invece andato secondo copione: su 20 commissioni permanenti e due sotto-commissioni 7 sono andate al PPe ed altrettante al S&D,  3 all’Adle, 2 al gruppo dei Conservatori e rifomisti europeio (ECR), 2 ai Verdi/Ale ed uno alla Sinistra europea/Sinistra Verde nordica (GUE).

La Germania si aggiudica 5 presidenze di Commissione, seguita a sorpresa dalla Polonia con 4  e poi da Italia e Gran Bretagna con 3, mentre 2 ciascuna vanno a Francia e Spagna. Con una presidenza ci sono Svezia, Bulgaria e Repubblica Ceca.