Prestiti ristrutturazione ville e casali: quanta energia si risparmia?

[27 marzo 2014]

Le norme di condotta green impongono a consumatori di tutto il mondo di aggiornare i propri comportamenti e le proprie case per garantire un consumo di energia che limiti sprechi inutili: ciò è vero anche per chi possiede dei magnifici casali, come in Toscana, un paradiso autentico dal punto di vista paesaggistico ma un inferno per quanto riguarda lo spreco di energia. Ecco allora che se si possiede un casale diventa necessario trovare un prestito conveniente per ristrutturarlo senza alterarne la bellezza e senza rinunciare al risparmio in bolletta.

Molte sono le occasioni di risparmio per chi nel casale di famiglia vuole magari realizzare un agriturismo per turisti bisognosi di ristoro e tranquillità: si può infatti pensare di scegliere tra i migliori finanziamenti, ad esempio, che abbattono costi di gestione e permettono di conservare qualche risorsa in più da investire nell’arredamento del casale per il suo nuovo impiego.

Tante sono le best practices cui far riferimento quando si parla di dimore antiche e casali rimessi a nuovo per rispondere a criteri di efficienza energetica in vista della realizzazione di hotel, resort e agriturismi: i dati Mibac stimano che in Italia siano più di 46mila i beni vincolati (altre 14mila sono poi le dichiarazioni d’interesse culturale trasmesse dal 2004 a oggi). Una vera opportunità per il turismo, ma solo se contestualmente alla loro valorizzazione si procede nel ridurre quei consumi che cari costano a chi paga le bollette e all’ambiente circostante.

Proprio il 22 marzo a Roma, al convegno organizzato da Associazione dimore storiche italiane e dal MAXXI di Roma dal titolo “Edifici storici. Restauro e risparmio energetico: nuove tecnologie per nuove prospettive”, si è parlato di tali progetti, con un occhio alle nuove tecnologie implicate nel restauro e il bisogno di non alterare il fascino di quei casali che spesso ci affascinano se ci avventuriamo per le campagne senesi.

Il convegno ha dato conto dell’esigenza di valorizzare questi casali e queste dimore storiche, attraverso l’integrazione di tecnologie altamente innovative e altamente efficienti dal punto di vista del risparmio energetico. Come infatti sostiene l’architetto Cinzia Abbate, esperta nel campo del restauro energetico, “i nuovi prodotti consentono di raggiungere risultati elevati con una crescente capacità di integrazione”.

Un esempio? “Infissi speciali – prosegue l’architetto – che uniscono alte prestazioni termo-acustiche alla caratteristica di avere profili di spessore minimo, in grado di simulare il disegno delle porte in ferro tradizionali e, in alcuni casi, già approvati dalle soprintendenze”.

Si tratta di soluzioni che permetterebbero alle dimore storiche di cui in Italia andiamo tanto fieri di risparmiare energia per circa un terzo del consumo, anche grazie ad interventi relativi all’impiego di fonti di energia rinnovabili per riscaldare o illuminare gli ambienti.

Come infatti prosegue Cinzia Abbate, parlando di interventi volti a ridurre i consumi fino al 35%, “si pensi a tegole o mattoni fatti, in parte, da normale laterizio e, in parte, da materiale fotovoltaico, pressoché invisibile sulle coperture tradizionali. Ma anche a vetrate o tendaggi che integrano il fotovoltaico restando simili ai prodotti convenzionali. Nel caso di superfici piane, inoltre, è possibile pensare a tetti verdi per aumentare la coibentazione termica dell’edificio”.

Ma come avverte Anna D’Amelio Carbone, presidente del gruppo giovani Associazione dimore storiche italiane, il restauro energetico deve esser messo a punto con la massima cautela, magari ricorrendo a professionisti di diversi campi e con esperienze differenti per garantire il miglior risultato possibile.

Necessarie poi delle linee guida da seguire, cui sta lavorando il ministero dei Beni Culturali: come ricorda infatti D’Amelio Carbone, in Italia sul tema esiste infatti “una normativa lacunosa e che lascia spazio all’arbitrarietà. L’applicabilità delle diverse soluzioni è spesso demandata all’interpretazione delle singole soprintendenze: alla fine, così, si decide caso per caso”.

Federica Franzolini