Presto obbligatori i vaccini ai bambini toscani che vorranno accedere ai servizi per l’infanzia

Anche le vaccinazioni raccomandate diverranno obbligatorie, a tutela dell’interesse pubblico. Ma occorre anche recuperare fiducia

[25 gennaio 2017]

In Toscana, non è un mistero, la cittadinanza è più refrattaria verso i vaccini rispetto al passato. Si sta assistendo a un calo che – osservano dalla Regione – anche se meno pronunciato di quanto accade nel resto d’Italia, porta le coperture vaccinali per tutte le vaccinazioni al di sotto della soglia del 95% (con la sola eccezione dell’antitetanica). Qualche esempio: per la polio nel 2012 la copertura era al 95,3%, nel 2015 è scesa al 94,9%; per la difterite, 96,5% nel 2012, 94,9% nel 2015; per l’epatite B, 95,1% nel 2012, 94,8% nel 2015. Malattie terribili che hanno lasciato cicatrici profonde, che oggi non fanno paura proprio perché sconfitte grazie ai vaccini – ma latenti e pronte a ri-emergere.

Per questo la giunta regionale ha approvato una proposta di legge per la quale non solo le vaccinazioni obbligatorie, ma anche quelle raccomandate dal Piano nazionale prevenzione vaccinale divengono obbligatorie per l’iscrizione dei bambini ai nidi d’infanzia, ai servizi integrativi per la prima infanzia (servizi che integrano l’offerta del nido: spazio gioco, centro per bambini e famiglie, servizio educativo domiciliare; tra questi servizi non sono comprese le ludoteche) e alla scuola dell’infanzia (scuola materna); il tutto avverrà tenendo comunque conto dei casi in cui la vaccinazione deve essere omessa o differita, per accertati pericoli concreti per la salute del bambino, in relazione a specifiche condizioni cliniche.

Questi i vaccini previsti dal Piano nazionale come obbligatori per i bambini: poliomielite, difterite, tetano, epatite B. E questi i vaccini raccomandati (che però, avvertono gli esperti, non vanno ritenuti meno importanti di quelli obbligatori): pertosse e haemophilus B (che sono nell’esavalente insieme ai 4 obbligatori), meningococco C e B, pneumococco, morbillo, rosolia, parotite, varicella.

Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale – ricorda la Regione – si pone l’obiettivo di mantenere una percentuale di copertura vaccinale del 95% per tutte le vaccinazioni, perché scientificamente garantisce una adeguata protezione di comunità (la cosiddetta immunità di gregge). Questa protezione è fondamentale sia per ridurre la circolazione dei patogeni, che per proteggere quella parte di popolazione che per reali controindicazioni mediche non può effettuare alcune vaccinazioni, o che non è in grado di rispondere al vaccino con un’adeguata risposta immunitaria.

Per questo la proposta di legge regionale rappresenta «una misura a tutela della salute pubblica di tutta la comunità – dichiara il presidente Enrico Rossi – In primo luogo dei bambini e soprattutto di quelli più deboli: quelli che per motivi di salute, immunodepressi o con gravi patologie croniche, non possono essere vaccinati e sono quindi i più esposti ai contagi. Con questo intervento consolidiamo ciò che di buono è stato fatto in questi anni e facciamo un ulteriore passo in avanti. La Regione Toscana ha oggi confermato di avere un ruolo attivo per proteggere e garantire la salute di tutti non lasciando campo aperto a involuzioni pseudoscentifiche o, per citare il presidente Mattarella riguardo ai vaccini, a ‘sconsiderate affermazioni prive di fondamento’».

Eppure, queste «involuzioni» sono paradossalmente sempre più presenti in gran parte dei Paesi più avanzati, dove si assiste a un calo generale dell’adesione ai programmi vaccinali: uno dei molti aspetti in cui si declina la mancanza di fiducia nell’autorità, che sia scientifica o istituzionale (e l’ecoscetticismo ne è un’altra forma). Quella prodotta in Regione è dunque una sorta di terapia d’urto: se verrà approvata in Consiglio regionale come si dà per scontato, la proposta di legge diverrà poi effettiva dopo i consueti 60 giorni, con la Giunta che nel mentre approverà le specifiche linee guida e modalità attuative. L’augurio è che colga il proprio obiettivo, ma assai difficilmente andrà a intaccare le cause profonde che hanno portato la cittadinanza a diffidare delle istituzioni e (dunque) dei vaccini. La campagna di comunicazione Dammi un vaccino è un primo buon passo per risalire la china, ma non può bastare.

L. A.