Il rincorrere le continue emergenze ci costa almeno 1,4 miliardi di euro ogni anno

Altro che prevenzione: il Lazio sopprime il servizio geologico regionale

Geologi: «Notizia choc nella giornata dedicata all’ambiente e ai disastri naturali»

[4 giugno 2014]

Oggi il presidente del Consiglio nazionale dei geologi (Cng), Gian Vito Graziano – in vista della Giornata mondiale dell’ambiente –  ha ricordato che secondo i nuovi dati elaborati dal Cng, «in Italia dal 1997 ad oggi più di 5.000 beni culturali sono stati danneggiati dai terremoti». Graziano snocciola i dati choc elaborati dal Cng: «A rischio sismico è gran parte del patrimonio dei centri storici, alcuni minacciati anche da fenomeni franosi. Prendendo in considerazione solo i terremoti  dell’Umbria-Marche, Molise-Puglia, Abruzzo, Emilia Romagna (2012), solo questi terremoti hanno danneggiato 5738  beni culturali dal 1997 ad oggi. Ben 530 sono gli edifici ospedalieri in aree potenzialmente ad elevato rischio idrogeologico e 2.200 in aree potenzialmente ad elevato rischio sismico , mentre 27.920 gli edifici scolastici in aree potenzialmente ad elevato rischio sismico e 6.122 in aree potenzialmente ad elevato rischio idrogeologico. Il rincorrere le continue emergenze ci costa almeno 1,4 miliardi di euro ogni anno».

Ma nonostante queste cifre Roberto Troncarelli, presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio, lancia un nuovo allarme che corre esattamente nella direzione opposta: «Tutti ricorderanno le frane di Roma, il dissesto, le alluvioni che colpirono il territorio del Lazio. Proprio oggi, giornata dedicata all’ambiente ed ai disastri naturali arriva una notizia choc: la Regione Lazio ha stabilito  la “Soppressione del Servizio Geologico e sismico regionale”».

Troncarelli è durissimo con la giunta laziale di centro-sinistra: «La conoscenza delle pericolosità geologiche del territorio è alla base di qualsiasi azione di prevenzione per pianificare al meglio, mediante gli studi di Microzonazione sismica, i Piani di assetto Idrogeologico e i piani di protezione civile, azioni di salvaguardia della popolazione. E’ inconcepibile che una struttura all’avanguardia tra quelle regionali e di fondamentale importanza per la riduzione dei rischi naturali, composta da un’equipe di tecnici geologi qualificati, venga soppressa per eliminare un Dirigente di seconda fascia per risparmiare, mentre si continuano a moltiplicare altre strutture». Il presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio si dice indignato perché «Nel Lazio dove 292 Comuni su 378 sono a rischio sismico medio alto, e ben 372 comuni su 378 vivono in aree ad elevato rischio idrogeologico, si possa pensare utile sopprimere il servizio geologico e sismico regionale».

Anche Graziano conclude: «Nel giorno dedicato al ricordo delle vittime di catastrofi naturali, la popolazione laziale, da oggi meno tutelata nel diritto a vivere in un territorio sicuro, saprà verso chi dover puntare il dito. Le recenti catastrofi idrogeologiche avvenute nel Lazio ed in tante altre parti d’Italia impongono urgenti e inderogabili misure del Governo centrale e di quello laziale. Ma mentre in Parlamento si discute di Unità di missione per le scuole e per la mitigazione del dissesto idrogeologico, mentre si sta riflettendo su come creare degli uffici geologici a livello comunale, la Regione Lazio, che pure ha pagato sulla propria pelle i danni dovuti allo stato del proprio territorio, ritiene di potersi privare di una competenza così importante e strategica per le istanze di sicurezza dei propri abitanti. Siamo alle solite: da una parte le solite dichiarazioni di rito sull’importanza della geologia e della prevenzione, dall’altra azioni che vanno sempre e soltanto nella direzione opposta. Spero che sia la gente del Lazio a indignarsi per una scelta così scellerata».