Il primo rapporto Eurojust, organismo europeo di cooperazione giudiziaria

Reati ambientali, Ue: «Dietro ci sono mafia e altre organizzazioni criminali»

Sanzioni bassissime e profitti fino a 70 miliardi di euro l’anno incoraggiano l’attività

[21 novembre 2014]

Mentre in Italia si discute di reati ambientali dopo la decisione della Corte di Cassazione sulla vicenda Eternit che ha considerato tutto prescritto, mentre il Parlamento Italiano si copre il capo di cenere per le norme sulla prescrizione (magari anche chi ne aveva approvate spacciandole come esempio di giustizia), mentre si invoca da più parti l’introduzione dei reati ambientali nel Codice Penale… dall’Europa arriva come una bomba un  nuovo rapporto (Strategic Project on Environmental Crime) pubblicato da Eurojust, l’organismo europeo che si occupa di cooperazione giudiziaria, secondo il quale «certe organizzazioni criminali sono dietro le attività di criminalità ambientale transfrontaliera. Paradossalmente, mentre questo tipo di criminalità genera profitti sostanziali (l’estimazione è di 30 a 70 miliardi di dollari all’anno, secondo l’Ocse), le statistiche mostrano che la criminalità ambientale viene raramente condannata dalle autorità nazionali. Il numero di casi che sono trasmessi ad Eurojust rimane basso, anche se c’è la necessità di operare in un modo trans-frontaliero per arrivare a condannare».

La nuova commissaria europea alla Giustizia, la socialista ceca Vera Jourova,  ha detto: «Una delle mie priorità è di rafforzare la fiducia dei cittadini nei sistemi giudiziari dell’Ue. E una delle cose necessarie per rafforzare questa fiducia è quella di attuare i procedimenti ed assicurarsi che i criminali pericolosi siano effettivamente inviati in prigione. Allo stesso tempo, quando vengono emessi ordini di perquisizione e di sequestro, è necessario proteggere i diritti dei cittadini e lo Stato di diritto. Per questo è imperativo che i Procuratori vengano  coinvolti fin dall’inizio nella lotta contro la criminalità transfrontaliera. La criminalità ambientale è una minaccia per la vita umana, la salute, e per le risorse naturali. Questi reati hanno un effetto su tutta la società. Bisogna combatterli duramente come gli altri reati».

Eurojust ha  presentato oggi  i dati durante un briefing a Bruxelles  nel quale ha elencato i più clamorosi reati ambientali di cui si è occupata:  Rifiuti pericolosi esportati abusivamente dall’Italia e l’Irlanda verso Paesi terzi; Tipi diversi d’inquinamento delle acque in Grecia, in Ungheria ed in Svezia; L’esportazione illegale di scimmie e di  uova di volatili

Il primo rapporto di Eurojust sui reati ambientali si concentra su tre aree e si occupa del potenziamento delle strutture nazionali, l’accesso all’esperienza, e le soluzioni possibili per affrontare le sfide del traffico di specie in via di estinzione, il traffico illegale di rifiuti, e l’inquinamento delle acque di superficie. Secondo l’agenzia Ue i principali problemi emersi sono: «I profitti dei reati ambientali sono altissimi, mentre le sanzioni sono bassissime; I collegamenti colle organizzazioni criminali ed il traffico illegale di rifiuti non vengono riportati o neanche indagati;  C’è un’assenza di coordinazione tra le autorità competenti al livello nazionale ed internazionale, ad esempio il procuratore generale non riceve i dati necessari dalle dogane o dalle autorità veterinarie; In gran parte le autorità nazionali non riescono a risolvere casi adottando un approccio transfrontaliero; L’applicazione della legislazione dell’Ue a livello nazionale è diversa da uno Stato membro all’altro, un ostacolo per la lotta contro la criminalità ambientale; Certi Stati membri non hanno le strutture adeguati, ad esempio delle unità di polizia o dei procuratori che lavorino solamente sui casi di reati ambientali. Questi procuratori specializzati si trovano in Svezia, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi».

Eurojust propone alcune soluzioni essenziali: «Le informazioni sono importantissime per questo tipo di criminalità. A livello degli Stati membri, le informazioni devono essere meglio raccolte utilizzando un approccio multi-disciplinare, in cui c’è più collaborazione tra le diverse autorità, e grazie a una compartecipazione delle migliori pratiche e dell’esperienza; Coinvolgere Eurojust dall’inizio nelle coordinazione delle indagini e dei procedimenti e utilizzare sistematicamente i suoi strumenti – i team  d’indagine comuni, le riunioni di coordinamento ed i  centri di coordinamento – per lottare in un modo più efficace contro la criminalità ambientale transfrontaliera».

La presidente di Eurojust, la belga Michèle Coninsx, e lo svedese Leif Görts, a capo del Project Team on Environmental Crime di Eurojust, concludono: «Questo rapporto è un segnale d’allarme per tutti i professionisti ed i responsabili politici sulla gravità delle conseguenze di questo tipo di criminalità relativamente nuovo e sempre più frequente. Il fatto che le sanzioni siano bassissime incoraggia le organizzazioni criminali ad essere attive nella criminalità ambientale. E necessario di avere une azione transfrontaliera ed avere strutture organizzative adeguate negli Stati membri».