Il presidente Grossi: «Significa essere pienamente cittadini»

Referendum trivelle, la Corte Costituzionale contro l’astensione: «Si deve votare»

Landini: «Se oggi vuoi difendere il lavoro devi cambiare anche sistemi di produzione, verso la sostenibilità ambientale»

[11 aprile 2016]

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A meno di una settimana dal referendum sulle trivelle, che si terrà domenica 17 aprile, il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi entra a gamba tesa nella propaganda governativa che – premier Renzi in testa – incita all’astensione. Al referendum, ha dichiarato il presidente a margine della conferenza stampa per la relazione annuale della Corte, «si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino».

Parole che pesano, e che vanno a sommarsi a quelle pronunciate oggi a Bari dal segretario della Fiom, Maurizio Landini, durante alla manifestazione ‘SiAmo il mare’: «Parto dal fatto che questo referendum è stato promosso da nove Consigli regionali che sono stati eletti, e buona parte di questi fanno parte del Pd. Poi non so se uno ha preso colpi di sole, ma il dato è questo. Trovo inaccettabile che il capo del governo che ha giurato sulla Costituzione inviti la gente a non andare a votare. È una cosa gravissima. Rispetto anche quelli che votano no. Non rispetto chi invita a non andare a votare».

E a quanti affermano che se vincesse il “sì” al referendum si perderebbero moltissimi posti di lavoro, Landini risponde: In questo Paese nel settore metalmeccanico dal 2007 ad oggi sono stati persi 400mila posti di lavoro e non c’ è stato nessun referendum. Quindi sarebbe utile non dare i numeri, e porci il problema di quanti posti di lavoro si potrebbero creare se partisse un piano vero su tutte le energie rinnovabili. Una delle cavolate che il nostro Paese ha fatto, è che sta utilizzando molto le energie rinnovabili ma non ha costruito una filiera produttiva e molto spesso le cose che si utilizzano sono prodotte in altri Paesi. Quindi la discussione vera da fare per uscire da una situazione di crisi è su quali livelli di investimenti devono essere fatti».

Un’idea nel merito gli ambientalisti ce l’hanno da tempo. Come ricorda infatti Legambiente, l’auspicata vittoria del “sì” al referendum di domenica non farebbe perdere alcun posto di lavoro: neppure uno. Un esito positivo del referendum farebbe cessare le attività petrolifere progressivamente secondo la naturale scadenza contratta al momento del rilascio della concessione. La norma è stata approvata successivamente al permesso di estrazione, quindi tutti sapevano che la durata sarebbe stata di trent’anni con la possibilità di un’ulteriore proroga per un massimo di 20 anni. Al contrario puntare su un sistema energetico diffuso e sostenibile potrebbe portare alla nascita di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. Già oggi gli occupati nel settore delle fonti rinnovabili sono maggiori di quelli del mondo Fiat, con oltre 65mila unità. Se si decidesse di puntare sullo sviluppo di queste tecnologie i posti di lavoro potrebbero arrivate a 800mila, 200 nel mondo delle fonti rinnovabili e 400mila in quello dell’efficienza energetica.

«La Fiom – conclude Landini – non è sindacato ambientalista a prescindere. Però di fronte a tutte le cose che stanno succedendo, alle contraddizioni, ha maturato la necessità che se oggi vuoi difendere il lavoro devi cambiare anche sistemi di produzione. E che oggi il problema del rapporto tra quello che produci e la sostenibilità ambientale, è un nuovo paradigma che devi assumere. Il punto che abbiamo di fronte è aprire una discussione su cosa significa oggi produrre, cosa produrre e con quale sostenibilità ambientale. Ma un passaggio del genere ha bisogno di un coordinamento nazionale che oggi non c’è».