Renzi chi? Una conferenza stampa non fa primavera, anche se qualche rondine passa

[13 marzo 2014]

Si può dire che mettere in tasca un migliaio di euro – come sostenuto ieri dal premier Renzi – a persone in difficoltà durante la peggiore crisi economica conosciuta dall’Italia sia una pessima idea? Si può affermare che pagare tutti i debiti della Pubblica amministrazione sia un’iniziativa deleteria? Qualcuno può inalberarsi contro l’1,5 miliardi per il dissesto idrogeologico, o i 3,5 per ristrutturare le scuole più fatiscenti? Anche il sottoscritto non avrebbe problemi a “metterci la faccia” presentando questi annunci, ma è ovvio che il punto non è questo. O almeno non può essere solo questo.

I nodi sono invece due: ci sono i soldi? Dove e come sono scritti gli atti?  Che Renzi risponda di “sì” conta niente, conta se le coperture si trovano, e quali: tagli agli F-35 ok, alla sanità no. Tanto per essere chiari con un banale esempio. Ma prima ancora, conta se dalle parole si passa ai fatti o meglio agli atti. Perché in questo campo molte idee, alcune anche più che condivisibili, ci hanno portato troppe volte in passato all’inferno, seguendo appunto la famosa strada lastricata di buone intenzioni.

E’ chiaro quindi che ci iscriviamo al partito dei san Tommaso, ma ci mancherebbe altro. E non è neppure una mera questione di sfiducia in Renzi. Se il premier farà bene, ci guadagneremo tutti, quindi non è questo che ci interessa. Siamo invece in ansia per il presente e il futuro di un Paese che si sta avvitando economicamente e socialmente, e che ha bisogno di tutto tranne che dell’ennesimo imbonitore (anche se pure i professori della Bocconi in Italia non è che abbiano fatto meglio).

Quindi al premier concediamo il fatto che, annuncio per annuncio, meglio i suoi di quelli di Berlusconi o di Monti. Ma non è che ci volesse granché. Anche perché, forse qualcuno ci ha fatto poco caso, la perentorietà nello stabilire dead line per le sue iniziative vacilla: che sia per l’Italicum o il jobs act, ogni giorno vengono fissate un po’ più in là. Ora siamo arrivati al primo maggio, non vorremmo che saltasse anche quella data perché è festa (sperando che al blairiano Renzi non venga in mente di abolire l’obsoleta festa di un lavoro che non c’è).

Quindi non facciamoci ipnotizzare dal buon Renzi, come sarebbe ingeneroso fare il processo alle intenzioni ad un politico che almeno dimostra un qualche scatto di fantasia ed una inusitata attenzione alla parte più debole della società, convinto che ne trarrà vantaggio anche quella “medio/alta” che Renzi sembra voler più rappresentare. Per nostra fortuna i tempi stretti ci daranno la possibilità di valutare facilmente e misurare la distanza tra le chiacchiere (al momento a tonnellate) e gli atti (attualmente ai nanogrammi). Ma una cosa è certa: nemmeno Renzi riuscirà a fare più chiacchiere di Berlusconi e meno fatti dei tecnocrati montiani.