Déjà vu: nell’ultimo libro di Bruno Vespa il premier resuscita il cadavere del progetto berlusconiano

Renzi: «Il ponte sullo Stretto si farà, diventerà un bellissimo simbolo dell’Italia»

Legambiente: «Perseverare è diabolico». Wwf: «È il dissesto idrogeologico l'emergenza da affrontare»

[6 novembre 2015]

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L’esercito in queste ore è nelle strade di Messina, che è sotto stato di emergenza: da molti giorni l’acqua corrente non arriva, a causa di una frana che ha reso inutilizzabile l’acquedotto. Anche se il dissesto idrogeologico è ormai una piaga per l’isola, come per il resto d’Italia, il governo nel recente stanziamento di risorse (1,3 miliardi di euro su 40 necessari) a tutela del territorio non ha previsto cantieri nel Sud. Eppure, nell’ultimo libro di Bruno Vespa – Donne d’Italia – il premier Matteo Renzi resuscita il cadavere del ponte sullo Stretto di Messina.

Il progetto di berlusconiana memoria, oggetto di pesante critiche scientifiche e finanche di spassosa satira (come dimenticare il memorabile Fabio de Luigi nell’interpretazione dell’ingegner Cane?), dopo anni sembrava finalmente crollato prima ancora di nascere. L’anno scorso un primo tentativo di riportarlo in vita, un mese fa l’ultimo affondo con una mozione presentata dal Nuovo centrodestra (Ncd) e approvata alla Camera, e dalla quale esponenti del governo renziano si erano affrettati a prendere le distanze.

Adesso il carico da 10 per il ponte sullo Stretto di Messina lo cala direttamente il premier: Non è così, almeno nelle intenzioni del primo ministro. «Certo che si farà, il problema è quando – riassume l’Ansa estrapolando le parole di Matteo Renzi dall’ultima fatica di Bruno Vepsa – A Messina abbiamo mandato l’esercito con le autobotti perché mancava l’acqua e le autorità locali non riuscivano a risolvere il problema. Ora, prima di discutere del ponte, sistemiamo l’acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche. Investiamo 2 miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie. Poi faremo anche il ponte, portando l’alta velocità finalmente anche in Sicilia e investendo su Reggio Calabria, che è una città chiave per il Sud. Dall’altra parte dobbiamo finire la Salerno – Reggio Calabria. Quando avremo chiuso questi dossier, sarà evidente che la storia, la tecnologia, l’ingegneria andranno nella direzione del ponte, che diventerà un altro bellissimo simbolo dell’Italia».

L’augurio paradossale è che, ancora una volta, sia “solo” demagogia. E pensare che, come ricordano gli esponenti di Green Italia Fabio Granata, Anna Donati e Annalisa Corrado, «tre anni fa il futuro premier bocciava il Ponte sullo Stretto, auspicando che quella montagna di denaro pubblico necessaria – 8 miliardi di euro – fosse indirizzata piuttosto a realizzare nuove scuole e a migliorare quelle esistenti. Erano parole sensate quelle di allora, ma oggi purtroppo Renzi ha fatto una spericolata inversione a U, e non possiamo che augurarci che sia la sua ennesima promessa non mantenuta».

«Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Non bastavano i regali alle lobby delle fonti fossili e degli inceneritori – è l’amaro commento di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – ora rassicuriamo anche chi vorrebbe guadagnare dalla realizzazione di un’opera tanto faraonica (soprattutto nei costi) quanto inutile. Il premier sa bene, e lo dice, che le emergenze italiane sono ben altre. Perché allora continua a sostenere le lobby del ‘900  e le loro idee vecchie e superate? Che tipo di Paese ha in testa realmente? Le sfide del futuro richiedono ben altro approccio. Dall’impegno per una diffusa rigenerazione urbana al consolidamento delle rinnovabili, dalla mobilità sostenibile alla promozione della chimica verde e dell’agricoltura di qualità, dall’ottimizzazione della raccolta differenziata alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio scolastico fino alle infrastrutture ferroviarie e portuali necessarie. Non c’è bisogno di opere inutili per far crescere l’Italia».

Nel mentre, il Wwf ricorda che il caso Messina, rimasta senz’acqua e per la quale oggi il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, sia testimonianza di come il dissesto idrogeologico (e non la mancanza del ponte) rappresenti vera emergenza nazionale. Un’emergenza causata da un insostenibile consumo di suolo, dalla mancanza di prevenzione e manutenzione, dall’incapacità di spendere i soldi stanziati, dagli interventi di “difesa idraulica” fatti male e spesso controproducenti, dal continuo taglio della vegetazione lungo i fiumi, dall’escavazione selvaggia del letto dei fiumi che ne distrugge gli habitat con la scusa di spesso inutili “pulizie”. A Messina in particolare sono mancate totalmente prevenzione e monitoraggio: sarebbe bastato far monitorare a chi è esperto il tratto della condotta per poter prevedere ciò che poi è successo. Invece si è continuato a sbancare colline, a tombare le fiumare, a costruire lungo la costa. «Quando l’acqua cade dal cielo da qualche parte deve andare – accusa Anna Giordano, storica ambientalista messinese e responsabile Oasi Wwf delle Saline di Trapani – Dobbiamo lasciare le fiumare il più possibile e mettere in sicurezza quelle dove non è più possibile spostare le persone. Invece abbiamo lottizzazioni che ancora incombono: bisogna smettere di autorizzare case, palazzi e centri commerciali a ridosso delle fiumare  e nelle pertinenze delle aree golenali. E fare prevenzione sotto forma di multe salatissime a chi scarica illegalmente».