Restrizioni alle terre rare cinesi, l’Organizzazione mondiale del commercio da ragione all’Ue

[8 agosto 2014]

L’organo d’appello della World Trade Organisation Wto oggi ha deciso a favore dell’Ue, confermando quanto constatato da un gruppo di esperti marzo, cioè che le restrizioni da parte della Cina alle esportazioni di terre rare e di  tungsteno e molibdeno, violano le norme della Wto.

L’Organizzazione mondiale del commercio accoglie quindi la denuncia dell’Ue, degli Usa e del Giappone ed ha ritenuto che le contingentazioni ed i dazi imposti dalla Cina  all’esportazione di terre e metalli rari non fossero giustificati dai motivi di tutela ambientale o politiche a di salvaguardia posti da Pechino.

Il commissario Ue al commercio, Karel de Gucht, ha detto che la sentenza «E’ un’altra pietra miliare negli sforzi dell’Ue per garantire l’accesso equo alle materie prime tanto necessarie per le sue industrie. Questa sentenza manda il chiaro segnale che le restrizioni all’esportazione non possono essere utilizzate per proteggere o promuovere le industrie nazionali a scapito di concorrenti stranieri. Ora è urgente che la Cina riporti rapidamente il suo regime di esportazione in linea con le norme internazionali, come ha fatto con altre materie prime all’interno della precedente decisione della Wto».

Le materie prime coinvolte, terre rare, tungsteno e molibdeno sono importantissime per l’elettronica di consumo e l’industria hi-tech e green, ma anche per produrre macchinari, prodotti chimici, acciaio e metalli non ferrosi.

Nel 2012 la Cina aveva perso un’altra causa di fronte alla Wto dopo un reclamo presentato congiuntamente da Ue, Usa e Messico sulle restrizioni all’esportazione sulle materie prime, ma poi ha messo altre restrizioni su materie prime, come il tungsteno, molibdeno e terre rare, sostenendo che le restrizioni all’esportazione dei terre rare fanno parte della sua politica di salvaguardia dell’ambiente e delle risorse. Ma la posizione di oggi del WTO è chiara: «Le restrizioni all’esportazione non possono essere imposte per preservare le risorse naturali esauribili, se la produzione nazionale o il consumo delle stesse materie prime non sono limitate allo stesso tempo per lo stesso scopo».

L’Ue e gli altri s dicono di non opporsi ad eventuali misure di salvaguardia ambientale della Cina, ma, come dice che la Wto, «il diritto sovrano di un Paese sulle proprie risorse naturali non permette di controllare i mercati internazionali o la distribuzione globale delle materie prime. Un membro dell’OMC può decidere il livello o il ritmo con cui utilizza le sue risorse, ma una volta che le materie prime sono state estratte, sono soggette alle regole commerciali della Wto.  Il paese di estrazione non può imporre restrizioni solo agli utenti stranieri».