Ricerca sugli ecosistemi marini e pesca: una nave all’avanguardia di Fao e Norvegia (VIDEO)

7 laboratori per la raccolta di dati su ecosistemi, cambiamento climatico e inquinamento

[9 giugno 2014]

La Norvegia, nell’ambito di un progetto in corso con la Fao, sta costruendo una delle navi da ricerca più avanzate al mondo per aiutare i Paesi in via di sviluppo a migliorare la gestione delle loro attività di pesca.

La nuova nave di ricerca, la Dr Fridtjof Nansen, , batte bandiera Onu, il che consente di operare attraverso i confini giurisdizionali, costerà 80 milioni dollari, sostituirà un’imbarcazione più vecchia con lo stesso nome, che svolgeva dal 1993 ricerche approfondite sullo stato degli ecosistemi marini lungo le  coste dell’Africa per il Progetto EAF-Nansen, così chiamato  in onore dell’esploratore norvegese del XIX secolo, scienziato e premio Nobel per la pace, è la quarta fase del Programma Nansen, iniziato o nel 1974 con il l varo della prima Dr Fridtjof Nansen per indagare lo stato degli stock ittici nei Paesi in via di sviluppo, cominciando dal Mare Arabico e dai Golfi adiacenti. La prima imbarcazione è stata sostituita dall’attuale Dr Fridtjof Nansen  e le due navi Nansen hanno navigato l’equivalente di 60 volte il giro del mondo, conducendo indagini oceanografiche e sulla pesca al largo delle coste dell’Africa, del Centro e del Sud America e dell’Asia. La Fao è partner nel programma sin dal suo inizio, ma con il Progetto EAF-Nansen ne condivide la leadership.

A bordo della Dr Fridtjof Nansen si lavora 24 ore al giorno in turni di sei ore, con attività che vanno dalla pesca a strascico alla raccolta di campioni per la registrazione e l’analisi dei dati.  Con la nuova imbarcazione, lunga  70 metri, più spaziosa e meglio attrezzata, con 45posti letto per gli scienziati, i tecnici e l’equipaggio, le condizioni  di lavoro miglioreranno.

La nave, che dovrebbe essere varata nel 2016, ospiterà 7 laboratori, un auditorium, le più moderne attrezzature sonar per mappare la distribuzione dei pesci e un remotely-operated underwater vehicle (Rov), per scattare fotografie nitide della vita sul fondo dell’oceano. Attrezzature all’avanguardia, compreso un  dynamic positioning system, permetteranno di lavorare in sicurezza intorno a infrastrutture sensibili, come le piattaforme petrolifere, mentre un punto di vedetta sarà posizionato sull’albero maestro per indagini sugli uccelli e sui mammiferi marini. Le indagini approfondite sulla vita marina hanno portato a un ulteriore vantaggio: la scoperta di nuove specie. Negli ultimi anni, gli scienziati hanno trovato una nuova specie di triglia (Parupeneus nansen), scoperta al largo delle coste del Mozambico, e 6 nuove specie di lumache marine al largo del Golfo di Guinea.

La Fao sottolinea che «Il progetto è realizzato insieme a 32 Paesi costieri africani, per aiutarli ad ottenere informazioni dettagliate sulle loro risorse marine così che possano sviluppare piani di gestione della pesca, con un’attenzione al mantenimento della buona salute degli ecosistemi e alla produttività».

Gli scienziati del Norwegian Institute of Marine Research (Imr) e i Paesi africani partecipanti, a bordo della nave usano riprese 3D per mappare i fondali e raccogliere una grande quantità di dati sugli stock ittici, sulla qualità dell’acqua e dei sedimenti, esaminando l’intero ecosistema dagli uccelli marini ai pesci, dalle balene a minuscoli animali (zooplancton) e piante (fitoplancton). Nei prossimi anni il progetto si estenderà, puntando l’attenzione sull’impatto del cambiamento climatico e sull’inquinamento, con un monitoraggio ambientale sulle attività estrattive di petrolio e gas offshore.

Il progetto EAF Nansen, con la guida tecnica della Fao, ha già dato buoni risultati: 16 Paesi africani hanno sviluppato piani di gestione per le loro attività di pesca. Suklla costa atlantica Benin, Costa d’Avorio, Ghana e Togo hanno collaborato per preparare piani per ridurre al minimo i danni causati nei rispettivi paesi e nella sub-regione dalla pesca con la tecnica sciabica da spiaggia; Camerun, Gabon e Nigeria, hanno lavorato sulla pesca industriale di gamberi lungo le coste dell’Africa centrale. Tra i Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano, Comore, Kenya, Madagascar, Mauritius, Mozambico, Seychelles e Tanzania lavorano su piani di gestione della pesca.

Il Coordinatore del Progetto EAF Nansen,  Kwame Koranteng, ha evidenziato che «Ciò che rende questo progetto unico è che i Paesi in via di sviluppo si appropriano delle informazioni raccolte. L’obiettivo generale è quello di consentire ai Paesi di fare le proprie valutazioni e preparare e attuare piani di gestione della pesca, fondamentali per le risorse marine minacciate dalla pesca eccessiva, dall’inquinamento e dal cambiamento climatico. Il passo successivo sarà quello di aiutare i Paesi ad attuare i loro piani di gestione. La presenza della nave ricerca Dott. Fridtjof Nansen nelle acque dei Paesi in via di sviluppo ha portato a una maggiore comprensione della necessità di gestire le risorse marine in modo sostenibile, inoltre fornisce un linguaggio comune con cui le persone sono in grado di comunicare a livello regionale e spesso a livello globale».

Il progetto è finanziato dall’Agenzia norvegese per la Cooperazione allo Sviluppo (Norad) ed gestito dalla Fao con il supporto scientifico dell’Imr, e collabora con istituzioni nazionali e regionali e con altre agenzie dell’Onu.

Árni M. Mathiesen, vice direttore Generale della Fao per la pesca e l’acquacoltura, conclude: «Noi speriamo che il progetto possa contribuire, tra le altre cose, a rispondere alla domanda fondamentale di come il cambiamento climatico inciderà sulla distribuzione e sull’abbondanza delle specie marine, che è un problema critico per la sopravvivenza di milioni di persone».

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