Acciaierie: Piombino, grana Ilva di Taranto sulla strada verso Jindal

[15 settembre 2014]

Il presidente Rossi interviene oggi di nuovo sul futuro della Lucchini di Piombino dando nuovi particolari sul possibile accordo con Jindal e rivelando il reale “pericolo” della concorrenza con l’Ilva di Taranto.

«Gli indiani puntano a fare di Piombino il polo siderurgico più importante d’Europa e credo che si possa fare» – ha detto il governatore della Toscana Enrico Rossi a Si Può Fare su Radio24 commentando la notizia della proposta vincolante migliorativa appena consegnata dal gruppo indiano Jindal al commissario Piero Nardi.

«Prima – ha aggiunto – c’era un altoforno che mangiava soldi, ora con il porto nuovo, con le bonifiche, con il supporto all’economia anche grazie ai fondi europei, ci sono le condizione perché un investitore venga e sia attratto».

Quanto alla proposta degli indiani “va bene” commenta il presidente toscano «però non dovrebbe limitarsi a riattivare i laminatoi con acciaio che proviene dall’India perché gli stessi indiani mi dicono che questa non potrebbe essere la soluzione perché non rientrerebbero nei costi.  La proposta deve specificare come riusciamo a riattivare l’area a caldo. Su questo c’è un impegno da parte degli indiani e da parte di Jindal che riconosco come una persona seria e affidabile».

Forse, hanno fatto presente durante la trasmissione, il problema è che gli indiani devono scegliere se produrre a Piombino o all’Ilva di Taranto qualora la loro offerta entrata nella short list dovesse andare avanti?

«Temo di sì – ha ammesso Rossi -ma con tutto il rispetto per la disgraziata realtà di Taranto: riaprire un forno per la produzione dell’acciaio a Piombino è molto più facile che non riaprire un forno a Taranto. A Piombino avrebbero gli applausi del popolo, del comune, delle istituzioni toscane e non avrebbe problemi ambientali e di altro tipo come ci sono a Taranto».

Ma, hanno chiesto ancora a Rossi, l’arrivo degli indiani sarebbe una limitazione della sovranità per l’Italia?

«Dalle mie parti si dice: non inviti il matto alla sassata! Non mi faccia dire con troppa verve quello che mi rode in cuore. Diciamo che il capitalismo italiano sulla vicenda della siderurgia non ha fatto proprio una figura di alto profilo. La parabola delle privatizzazioni e l’impegno degli imprenditori italiani in questo settore è stata complessivamente deludente. Se ci fossero stati imprenditori italiani all’altezza sarebbe stato meglio, ci si capiva meglio. Ma io ho avuto di fronte a me un imprenditore indiano alle cui parole credo che ha detto vogliamo e possiamo fare di Piombino il polo più competitivo in Europa per la produzione dell’acciaio».

Sembrano scomparse dalla discussione, per fortuna diremmo noi, ogni questione legata alla presunta necessità di una centrale a carbone per far funzionare il progetto. Per il resto non siamo molto più avanti di quanto registrato nei giorni scorsi.