Al via MedSeaLitter: task force internazionale per monitorare i rifiuti in mare e tutelare la biodiversità

A Manarola tecnici e ricercatori a confronto con istituzioni e Amp: obbiettivo protocolli condivisi

[3 marzo 2017]

Ben dieci partner internazionali, provenienti da Grecia, Spagna, Francia e Italia saranno impegnati nei prossimi tre anni, fino al 2019, nello studio di protocolli condivisi per il monitoraggio dei rifiuti nel Mar Mediterraneo, che ad oggi non sono stati ancora determinati. Protocolli che serviranno non soltanto a tenere sotto controllo il fenomeno della plastica in mare, ma anche come cartina tornasole che ci dirà se le misure adottate per contrastarlo funzionano o no e, soprattutto, a salvaguardare il delicato complesso di biodiversità che ospita il Mare Nostrum. Il progetto MedSeaLitter: nasce infatti dalla sinergia di diversi soggetti, attivi a vario titolo sul fronte dell’inquinamento in mare, che negli ultimi anni hanno lavorato nei rispettivi Paesi provenienza al rilevamento e analisi del cosiddetto marine litter, cioè il complesso dei rifiuti galleggianti e sommersi presenti nei nostri mari.

Il mare Mediterraneo è uno dei principali hot spot mondiali per biodiversità, ma è anche uno dei mari più inquinati del mondo. La direttiva quadro sulla Strategia Marina considera i rifiuti marini come uno delle più gravi fonti di contaminazione del mare e afferma che il buon stato ambientale, per questo indicatore, è raggiunto quando “le proprietà e le quantità di rifiuti marini non provocano danni alla costa e all’ambiente marino”. Analoghe considerazioni sono state fatte da parte dei Paesi del Mediterraneo che hanno adottato la Convenzione di Barcellona, garantendo che i rifiuti marini non devono influire sulla biodiversità e i servizi ecosistemici sono stati incorporati come obiettivo ecologico principale.

Nonostante molte organizzazioni del Mediterraneo stiano lavorando su questo tema, non c’è alcun protocollo comunemente accettato, che permetta di valutare l’inquinamento da rifiuti marini.

L’analisi dalla quale nasce il progetto MedSeaLitter: riguarda proprio la natura del problema in esame; le plastiche e i rifiuti nel Mar Mediterraneo sono un problema internazionale, che impone dunque l’adozione di un ottica sistemica al fine di eliminare le cause strutturali alla base del fenomeno, superando l’ottica dei confini, delle competenze e delle responsabilità dei singoli Paesi.

Ed per questo che Ispra (Italia), Università di Barcellona (Spagna), Università di Valencia (Spagna), Ass Medasset (Grecia), Hellenic Centre for Marine Research (Grecia),  Area marina protetta di Villasimius (Italia), Ecole Pratique des Haute Etudes (Francia), EcoOcean (Francia) e Legambiente (Italia), capitanati dal Parco Nazionale delle 5 Terre (Italia)  – che svolgerè fino al 2019 l’importante ruolo di capofila del progetto – hanno redatto e avviato il progetto europeo MedSeaLitter:, cofinanziato dal Programma Interreg Med.

Gli obiettivi di MedSeaLitter: sono molteplici. Se da una parte si punterà alla realizzazione di protocolli per il monitoraggio sistematico dei rifiuti marini e il loro effetto potenziale sulla biodiversità del Mediterraneo, dall’altra verrà data grande enfasi alla creazione di un network delle Aree marine protette (Amp), per la realizzazione di  interventi integrati e condivisi che forniscano soluzioni efficaci per contenere l’impatto dei rifiuti marini sulla biodiversità. In sintesi, si punterà a conoscere in maniera sempre più approfondita il fenomeno del marine litter nel nostro mare, con strumenti condivisi e validati in tutti i paesi che affacciano sul mediterraneo e, di conseguenza, si intensificheranno gli interventi tesi a contenere e, via via, ridurre il problema.

Quello dei rifiuti marini in particolare la frazione  plastica – o meglio della loro pessima gestione, raccolta, riciclo e riutilizzo – è un fenomeno di rilevanza globale, che ha effetti devastanti non solo sulla biodiversità, ma anche sulla qualità delle acque e degli interi sistemi territoriali. Un fenomeno ancora scarsamente mappato, ma del quale si intuiscono facilmente i pericolosi effetti a breve e lungo termine.

Se il riscaldamento globale  è ormai un problema sentito e ampiamente analizzato, sull’impatto della  plastica nei nostri ecosistemi si ha ancora scarsa consapevolezza e non si ha la percezione di quanto sia grave il problema. Gli studi condotti da numerose organizzazioni in tutto il mondo delineano la plastica nelle nostre acque come una vera e propria piaga globale, che va ad aggiungersi alla lunga lista delle questioni ambientali che affliggono il nostro pianeta.

È stata Legambiente, negli ultimi anni, a lanciare l’allarme di quanto sia ampio il fenomeno del marine litter in Italia. Il Cigno Verde, grazie alla collaborazione con enti nazionali di ricerca quali Ispra ed Enea, negli ultimi due anni si è ampiamente dedicato al rilevamento e alla mappatura dei rifiuti in mare e nei laghi.
Un lavoro lungo e impegnativo che nel 2016 ha rilevato 33.540 rifiuti spiaggiati su un’area di 106.245 mq, pari a 800 campi di beach volley. Una media 714 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia, di cui il 76,3% è di plastica. Non sono diversi i risultati dello studio effettuato sui rifiuti galleggianti; solo nel 2016 la concentrazione media dei rifiuti nelle tratte percorse da Goletta Verde, attorno alle coste italiane, è pari a 58 oggetti ogni chilometro quadrato di superficie marina. Il 96 % dei rifiuti trovati è costituito da plastica, e i rifiuti più comuni sono rappresentati principalmente da buste (16,2%), materiale utilizzato nelle attività di pesca, come lenze, reti e cassette di polistirolo e bottiglie.

«Il problema del beach litter e del marine litter è anche un problema economico – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – perché ingenti sono le risorse che servono per la pulizia delle spiagge e delle aree contaminate.  Secondo uno studio dell’Unione Europea, il marine litter costa all’Ue ben 476,8 milioni di euro l’anno. Con l’aumento del riciclaggio dei rifiuti e del packaging, la riduzione e l’eliminazione delle discariche, si avrebbe la massima riduzione del marine litter (meno 35,45%) e un ricavo sui costi di 168,45 milioni di euro l’anno».

Tale è l’impegno di Legambiente sul tema che lo scorso 16 febbraio a New York dei rappresentanti dell’Associazione hanno partecipato all’incontro preparatorio della Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani, che si terrà dal 5 al 9 giugno 2017.  Proprio in quella occasione, il Cigno Verde ha fornito il proprio contributo alla Conferenza attraverso due punti chiave, da includere tra le azioni per la protezione dei mari e degli oceani: riconoscere l’importanza della citizen science, ovvero della partecipazione dei cittadini ad attività di ricerca, nelle attività di monitoraggio, raccolta dati, azioni di sensibilizzazione e di pressione politica, sia a livello nazionale che internazionale; adottare con urgenza politiche e azioni decisive per contrastare il grave fenomeno del marine litter nel Mediterraneo, problema reso ancora più complesso dalla morfologia chiusa del bacino e dalla elevata antropizzazione delle sue coste. Quest’estate Legambiente e l’ONG Diversamente Marinai, insieme al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e ad altri partner privati e pubblici, organizzeranno qualcosa di probabilmente mai tentato prima: campi velici di volontariato per la pulizia delle coste di un intero Arcipelago. Volontari e ricercatori interverranno non solo sulle Isole maggiori dell’Arcipelago Toscano, ma anche in spiagge, isole e isolotti dove probabilmente nessuno ha mai prelevato, studiato e classificato il marine litter dai tempi della comparsa della plastica

Il monitoraggio del marine litter nel Mediterraneo e i suoi impatti sulla biodiversità sono certamente il cardine del progetto MedSeaLitter:, ma senza dimenticare la grande attenzione che viene rivolta alle AMP europee che saranno le prime destinatarie dei protocolli di output del progetto. Accanto alle responsabilità di operatori del settore, si può individuare un’altra importante motivazione nella presenza delle Aree Marine Protette all’interno del partenariato di progetto, ovvero il fondamentale ruolo svolto proprio dalle AMP nella tutela dell’intero sistema territoriale, accanto alle altre istituzioni. Come già detto, il problema del marine litter non è semplicemente ambientale ma, altresì economico, con  una ricaduta, in termini di costi e perdita di utili, enorme per settori strategici quali pesca e turismo, due delle peculiarità dei territori che, in Italia così come all’estero, sono sul mare.

«Sarebbe un errore pensare che la tutela della biodiversità sia slegata dalla tutela dell’intero sistema territoriale, anche in chiave economica – dichiara Vittorio Alessandro, presidente dell’Ente Parco delle 5 Terre – possiamo affermare che le Aree Marine Protette svolgano anche un’importante azione di protezione delle economie locali che, sempre di più, riescono a trarre vantaggio da una terra sana e da una biodiversità in buona salute».

La visione sistemica del territorio è un elemento centrale nella politica di gestione del Parco delle 5 Terre, non soltanto per la sfida raccolta con la leadership nel progetto MedSeaLitter:, ma anche attraverso iniziative come l’innovativa Cinqueterre Card, uno strumento che permette di porre a sistema il turismo, l’agricoltura e la mitigazione del rischio idrogeologico. I fondi che entrano dal comparto del turismo, infatti, attraverso l’acquisto della Card multiservizi, supportano le attività agricole ritenute fondamentali per la manutenzione del territorio terrazzato e permettono alle amministrazioni di intervenire sulla sentieristica e sulla mitigazione del rischio.

MedSeaLitter nelle sue varie fasi, inoltre, svolgerà, anche un delicato lavoro di capitalizzazione dei risultati ottenuti, cercando di diffondere largamente la consapevolezza del fenomeno del marine litter e le soluzioni praticabili da tutti, dai pescatori, dalle AMP e, soprattutto, dai cittadini, che saranno chiamati nei prossimi anni a collaborare con i protagonisti del progetto MedSeaLitter per affrontare e risolvere il problema del marine litter.