Altro che “frigorifero-gate”, con il biometano da rifiuti organici Roma potrebbe far viaggiare un quarto di tutti i suoi bus

[26 ottobre 2016]

Trasporto pubblico locale e gestione dei rifiuti rappresentano due delle “perenni emergenze” con cui convivere a Roma, e che sono state al centro dell’audizione parlamentare svoltasi oggi: convocata la sindaca della Capitale. Virginia Raggi in quest’occasione ha ribattuto all’ironia sul cosiddetto “frigorifero-gate” – in un’intervista rilasciata a la Repubblica la sindaca aveva dichiarato, lasciando ipotizzare un complotto ai danni dei pentastellati, di «non avere mai visto tanti rifiuti pesanti abbandonati per strada. Mi sembra strano» –, dichiarando che il servizio per il ritiro dei rifiuti ingombranti in città è stato «improvvisamente interrotto, il motivo non lo sa nessuno». Come spiegano dalla stessa Repubblica, si tratta di una gara che attende “semplicemente” di essere rinnovata.

Difficoltà di altro genere quelle analizzate in Senato per Atac, la municipalizzata dei trasporti capitolini. Mentre la sindaca elenca le priorità in cantiere – «150 nuovi bus in arrivo, riordinare i conti, biglietti elettronici, corsie preferenziali e tanto altro per il rilancio» – proprio al Senato una mozione chiede che la gestione dell’Atac, in forti difficoltà finanziarie, passi dal Comune di Roma al ministero dell’Economia.

Che fare? I frigoriferi abbandonati per le strade romane e i bus che invece non vi transitano come necessario sono legati da un filo rosso, quello dei rifiuti organici. Arriva dal think tank Was della società di consulenza economico-ambientale Althesys – che si era già espressa sulle necessità impiantistiche per la gestione dei rifiuti prodotti a Roma – la proposta di ricavare energia dal contenuto del secchio dell’umido prodotto nelle case dei cittadini romani, tanta da far viaggiare un quarto degli autobus della Capitale.

Se si raccogliessero tutti i rifiuti organici prodotti nella capitale – circa 202.000 tonnellate di umido (nel 2014, ultimo dato Ispra disponibile) – e si trasformassero in biometano, spiegano da Althesys, la Città Eterna potrebbe potenzialmente produrre circa 15,3 milioni di metri cubi di biometano. Una quantità di carburante con cui, assumendo la percorrenza media attuale, si potrebbero alimentare circa 550 autobus all’anno (Atac ne ha circa 2.150). Il trasporto pubblico alimentato con biocarburante porterebbe un risparmio per l’azienda da 7 a 15 milioni di euro l’anno: dato il minor costo del biometano, si risparmiano infatti da 30 a 60 centesimi per chilometro.

Una strategia che condurrebbe a un minor «ricorso alla discarica e anche meno inquinamento atmosferico perché il biometano produce una quantità nettamente inferiore di polveri sottili – commenta Alessandro Marangoni, presidente di Althesys – Queste possibilità sono realizzabili, anche in tempi brevi, ma serve una strategia complessiva per evitare il ricorso alla discarica e che si ponga l’obiettivo di aumentare il recupero di materie» e di energia. Per questo però servono gli impianti necessari a gestire i rifiuti sul territorio, che mancano da lustri.