Amianto, c’è un altro shock: nessuno dice (o ne ha il coraggio) dove va messo dopo le bonifiche

[21 novembre 2014]

Sui delitti dell’amianto il diritto sarà anche stato rispettato, ma non c’è dubbio che giustizia non sia certo stata fatta dopo la sentenza della cassazione sul caso Eternit. Vergognoso che reati simili finiscano in prescrizione con evidenze scientifiche di causa-effetto tra produzione dell’amianto e mesotelioma, conosciute fin dal dopoguerra. Giustissimo quindi continuare la battaglia, come è sempre stato giusto risarcire i danni e trovare i quattrini per le bonifiche affinché si riducano il più possibile i morti futuri legati all’amianto.

In tutto questo però c’è un convitato di pietra che greenreport denuncia fin dalla sua fondazione, ovvero dal 2006: una volta tolto tutto l’amianto dai circa 500mila siti italiani, con intere regioni che ne sono ancora piene, vogliamo occuparci del fatto che dobbiamo trovare un posto dove metterlo? Lo spediamo tutto in Germania sui treni? Siamo sicuri che economicamente e ambientalmente sia la strada giusta? Noi non ne siamo affatto convinti, anche perché l’amianto, come ci hanno sempre spiegato gli esperti, è un minerale che una volta messo sotto terra torna a fare il minerale.

Ricordiamo ad esempio che in Toscana già la Del. C.R. 21 dicembre 1999, n. 385 “L.R. 25/98 art. 9 comma 1 – Piano Regionale di gestione dei rifiuti – secondo stralcio relativo ai rifiuti speciali anche pericolosi” stabiliva che per le discariche regionali avrebbero dovuto essere previsti moduli dedicati allo smaltimento dell’amianto, ma questa delibera non ha poi avuto seguito.

Si parla ancora oggi di “siti di stoccaggio”, ma occorre piuttosto definire compiutamente dove e come sarà effettuato lo smaltimento dell’amianto rimosso, in Toscana come ovviamente anche nelle altre regioni, in modo che non finisca all’estero (in Germania), come già avvenuto, o sotto mentite spoglie in discariche non “attrezzate”, per non dire in mano a gestioni criminali.