Asiu e l’impianto Cdr a Ischia di Crociano: i problemi (e le soluzioni) partono da lontano

La parola a Fulvio Murzi, amministratore unico dell’azienda piombinese

[8 settembre 2014]

Agli inizi degli anni 2000 le linee programmatiche europee si ponevano come obbiettivo principale la ricerca di soluzioni che potessero frazionare maggiormente la destinazione della massa rifiuti, destinata quasi completamente alle discariche.

E’ in questa ottica che trova logica la produzione di Cdr (combustibile da rifiuti, ndr) e la sua destinazione alla termovalorizzazione. Non ritengo corretto né utile dare giudizi oggi sul percorso ipotizzato in quegli anni: ogni azione merita analisi nel contesto temporale in cui nasce. Purtroppo, però, dobbiamo constatare che i tempi di realizzazione in Italia di impianti o opere di vario tipo sono in media, per iter burocratici, più lunghi di due o tre volte rispetto ad altri paesi. Ne discende che spesso noi siamo in fase di partenza di percorsi, quando gli altri sono a stilare i primi bilanci: in pratica rischiamo di intraprendere una via già superata dagli esiti verificatisi nel tempo.

Se a questo sommiamo che parte integrante dell’operazione Cdr era la messa in opera di impianti di termovalorizzazione, prendendo atto delle carenze evidenti su questo settore, cominciamo a capire alcuni perché delle carenze operative e gestionali degli impianti Cdr, il nostro in particolare a Ischia di Crociano.

L’evolversi delle ipotesi di percorso sul trattamento dei rifiuti avvenuto in questi anni, fatto di differenziazione (speriamo che presto si attui anche il riciclo), a cui far seguire strade diverse per varie tipologia di materiali, fino al recente obbligo circa l’organico, mostra un’immagine che obbliga tutti noi a un’analisi programmatica ed economica dello stato dell’arte del settore.

Come dimostra anche la circolare “Orlando”, con la successiva ordinanza della Regione, si impongono adeguamenti e riflessioni, fatti però di concretezza e tempi certi, che mal si conciliano con i passi precedenti. Asiu per esempio ha intrapreso su quest’ultimo settore azioni che ci hanno permesso di rispondere, ancora con perfezionamenti necessari, agli obblighi derivanti da quelle normative.

Da tutto questo discende un obbligo di riflessione sull’impossibilità di mantenere tutto, sedimentando modelli su modelli, con il rischio di incremento di costi generali. Fra l’altro la partenza della produzione Cdr porterebbe un aggravio di costi per i cittadini, senza che si possano  percepire livelli incrementati di servizio, oltre che affrontare il “tabù” incenerimento.

Per questo abbiamo ritenuto utile avviare una discussione con gli uffici regionali, tecnici ma anche politici; dei primi riteniamo ineludibile la soluzione finanziaria nei confronti con la comunità europea, mentre riteniamo importante un confronto con la politica per porre sul tavolo gli argomenti qui appena accennati e trovare insieme soluzioni che semplifichino i percorsi gestionali, non portino incremento di costi e, dando le risposte dovute all’Europa, non rechino danno ai cittadini, attivando impianti (e costi) ormai superati dai percorsi intrapresi, tipo risposte concrete all’ordinanza regionale sull’organico.