Assorimap: il riciclo della plastica eccellenza italiana fortemente penalizzata

Così è impossibile chiudere l'anello dell’economia circolare negli imballaggi in plastica

[25 maggio 2017]

In occasione del ventennale del Decreto Ronchi, ricorrenza che segna anche i 20 anni di attività del Consorzio Nazionale Imballaggi, l’Associazione nazionale dei riciclatori di materie plastiche  (Assorimap)  apre una nuova riflessione sul modello-Italia per l’economia circolare, in particolare per quanto riguarda il  riciclo meccanico della plastica.

Secondo gli ultimi risultati presentati il 4 aprile dal Corepla mostrano un aumento della raccolta differenziata in Italia: «In 20 anni si è passati dalle 100 mila tonnellate del 1997 al milione stimato per il 2017 (960.000 tonnellate nel 2016)», ma Assorimap diche che «per chiudere il cerchio della circular economy, alla raccolta – gestita secondo il modello consortile – deve seguire il riciclo effettivo, che è effettuato dalle imprese».

Invece le aziende italiane che riciclano la plastica lamentano oggi più che mai una forte penalizzazione del comparto, che le rende assolutamente non competitive in Europa: «Si prenda ad esempio in considerazione l’elemento di costo principale per un’azienda che ricicla materie plastiche: il costo della materia prima, ovvero il rifiuto in plastica da riciclare – evidenzia Assorimap –  Una medesima bottiglia in PET oppure un flacone in polietilene ad alta densità di provenienza da raccolta differenziata italiana hanno un prezzo a volte anche doppio di quanto analoghi prodotti vengano pagati in altri Paesi europei con diversi sistemi di allocazione/assegnazione rispetto al nostro. Così, per uno stesso lotto di bottiglie, il riciclatore europeo paga attualmente in media 250€/ton, mentre l’azienda italiana circa 450€/ton. Il contributo ambientale CONAI (CAC), pagato prima dal produttore ed infine dal consumatore italiano per alimentare il sistema di raccolte differenziate e di riciclo nazionale, finisce col creare beneficio per economie non italiane, impoverendo allo stesso tempo la filiera nazionale del riciclo della plastica, che di quel contributo dovrebbe essere il terminale: nonostante la significativa ed importante valorizzazione dei materiali con la trasformazione da rifiuto a risorsa, il Sistema registra una crescente acquisizione degli stessi materiali da parte di operatori esteri, che traggono quindi vantaggio proprio dal nostro sistema “particolarmente” aperto, a danno delle imprese italiane del riciclo».

Assorimap crede che «Il modello di economia circolare italiano, rappresentato dal Sistema Consortile, seppur virtuoso e addirittura anticipatore di quei principi che oggi in Europa vedono il riciclo meccanico come prioritario rispetto ad altre gestioni dei rifiuti, vada rivisto e corretto in alcune sue parti prima che sia troppo tardi, per ridare forza al comparto industriale senza cui è impossibile chiudere l’anello della circular economy negli imballaggi in plastica».