Break Free From Plastic: la plastica monouso di Coca Cola, Pepsi e Nestlé inquina il pianeta

In Italia i rifiuti più frequenti sulle spiagge sono di a Coca Cola, San Benedetto, Ferrero e Nestlé

[9 ottobre 2018]

Secondo i risultati di 239 attività di pulizia e catalogazione dei rifiuti – brand audit – condotti in 42 Paesi e 6 continenti da Break Free From Plastic, la coalizione internazionale di cui fanno parte più di mille organizzazioni, tra cui Greenpeace, la maggior parte dei contenitori e imballaggi usa e getta identificati «Appartengono a Coca-Cola, PepsiCo e Nestlé».

Greenpeace spiega che «Dalla catalogazione di oltre 187 mila rifiuti in plastica, sono stati identificati migliaia di marchi i cui imballaggi sono principalmente monouso. In particolare, gli imballaggi in plastica usa e getta appartenenti a Coca-Cola sono risultati i più comuni su scala globale e sono stati identificati in 40 dei 42 Paesi in cui le attività di brand audit sono state svolte».

L’applicazione del protocollo del Brand Audit, oltre a prevedere la raccolta di tutti i rifiuti, permette la catalogazione dei rifiuti in plastica e la loro suddivisione per tipologia di plastica (polimero) e, laddove possibile, l’identificazione del marchio di appartenenza. Nel complesso, il polistirolo, che non è riciclabile nella maggior parte delle nazioni, è risultato il tipo più comune di plastica, seguito da vicino dal PET (Polietilene Tereftalato), una tipologia di plastica utilizzata su scala globale per produrre bottiglie, contenitori e altri imballaggi usa e getta. Il The Brand Audit Report di Break Free From Plastic ha rilevato che «Coca-Cola, PepsiCo, Nestlé, Danone, Mondelez International, Procter & Gamble, Unilever, Perfetti van Melle, Mars Incorporated e Colgate-Palmolive sono stati, nell’ordine, i marchi individuati con maggior frequenza».

Von Hernandez, coordinatore globale della coalizione Break Free From Plastic, sottolinea che «I brand audit offrono una prova innegabile del massiccio contributo delle grandi multinazionali alla grave crisi globale dell’inquinamento da plastica. Continuando ad inondare il mercato con enormi quantità di imballaggi in plastica usa e getta, queste aziende sono responsabili dello stato di contaminazione del Pianeta. È il momento che le grandi multinazionali si assumano le proprie responsabilità e la smettano di colpevolizzare i cittadini per l’utilizzo dei loro prodotti inquinanti e, il più delle volte, inutili e superflui».

In Italia Greenpeace ha condotto 11 attività di pulizia e catalogazione dei rifiuti in plastica in undici spiagge, tra cui Bari, Napoli, Genova, Trieste, Palermo, Pisa e Chioggia e dice che «Di tutti i rifiuti in plastica di cui è stato possibile identificare i marchi di appartenenza, gli imballaggi e contenitori più comuni sono riconducibili a Coca Cola, San Benedetto, Ferrero e Nestlé».

Chiara Campione, responsabile della Corporate Unit di Greenpeace Italia, evidenzia che «I nostri mari pagano il prezzo della dipendenza delle multinazionali del cibo e delle bevande dalla plastica usa e getta. Grazie ai risultati dei brand audit, possiamo finalmente indirizzare le responsabilità nella giusta direzione, e chiedere alle grandi aziende di non utilizzare la plastica monouso per confezionare i propri prodotti».

Nei mesi scorsi Greenpeace ha lanciato una petizione (no-plastica.greenpeace.it), sottoscritta da quasi due milioni di persone in tutto il mondo, con cui chiede ai grandi marchi come Coca-Cola, Pepsi, Nestlé, Ferrero, Unilever, San Benedetto, Procter & Gamble e McDonald’s di assumersi le proprie responsabilità, partendo dalla riduzione di contenitori e imballaggi in plastica monouso immessi sul mercato.