A caccia di reti fantasma per salvare le ultime vaquitas (VIDEO)

Azione congiunta di governo messicano e ambientalisti nella Reserva de la Biósfera del Alto Golfo de California

[19 dicembre 2016]

Le reti fantasma possono galleggiare o restare sul fondale per anni e continuano così ad intrappolare ed uccidere milioni di pesci, granchi, aragoste, tartarughe, uccelli e mammiferi marini in tutti gli oceani e i mari del mondo. Danneggiano gli ecosistemi, hanno un forte impatto sul fondo marino e rappresentano un  rischio per la navigazione. Inoltre, se queste reti  non vengono recuperate, i prodotti chimici utilizzati per realizzarle entrano nella catena alimentare e vengono ingeriti da molte specie di invertebrati, pesci ed altri animali marini, danneggiando non solo gli ecosistemi marini ma anche gli esseri umani che consumano pesci e frutti di mare.

Secondo l’Onu, negli oceani ci sono 640.000 tonnellate d di reti fantasma, cioè le reti da pesca abbandonate o perse, sono un decimo della spazzatura marina che galleggia o si adagia sul fondo degli oceani e che minacciano ancora di più specie in via di estinzione come la  vaquita (Phocoena sinus), la più piccola focena – e cetaceo – del mondo, che secondo gli ambientalisti potrebbe essere estinta entro il 2022. Per questo, e per gli anelli scuri intorno agli occhi, la vaquita viene chiamata “il panda del mare”.

Ora finalmente qualcosa si muove: il Wwf Mexico spiega che «In seguito agli accordi raggiunti il luglio scorso tra i presidenti Enrique Peña Nieto e Barack Obama e alle raccomandazioni del  Comité internacional para la recuperación de la vaquita (Cirva), il 10 ottobre la Secretaría de medio ambiente y recursos naturales (Sermanat, la Secretaría de marina armada de México (Semar) e la Secretaría de la defensa (Sedena, insieme a pescatori e Ong, hanno iniziato un programma senza precedenti per recuperare le reti fantasma dell’Alto Golfo de California,  in Messico».

Al lavoro dei ministeri dell’ambiente, marina militare e difesa del governo messicano  si sono unite anche Pesca ABC, un’organizzazione di  pescatori di San Felipe, nella Baja California, e tre associazioni ambientaliste: Wwf, Sea Shepherd conservation society e il Museo de la ballena di La Paz, nella Baja California Sur, che hanno dato un apporto finanziario, tecnico e logistico.

I 21 giorni di lavoro – 1.500 ore –, tra il 10 ottobre e il 7 dicembre,  sono stati controllati 11.814 Km di mare e localizzati 136 attrezzi da pesca abbandonati, dei quali  è stato possibile recuperarne 103: 36 reti da posta per pescare la totoaba (28 attive); 36 reti illegali per la pesca di gamberoni;  24 cimbras per catturare totoaba, squali ed altri pesci  (da 80 – 500 metri di lunghezza, tutte in cattive condizioni) e 7 reti a strascico e nasse.  Durante le operazioni di recupero sono state liberati 2 tartarughe marine, centinaia di pesci, compreso una totoaba, e di crostacei; sono state trovate morte 6 totoaba, 3 tartarughe marine, razze, più di mille pesci di diverse specie e un mammifero marino non identificato.

Il Wwf Mexico spiega che «L’obiettivo di questo ambizioso programma, che le autorità pensano di continuare in maniera ininterrotta, è quello di eliminare il serio rischio che le reti da pesca abbandonate rappresentano per la vaquita, una focena che esiste solo in Messico e che, con meno di 60 individui vivi è il mammifero marino più minacciato del pianeta».

La vaquita sta per estinguersi a causa delle catture accidentali e questi piccoli cetacei, che raggiungono al massimo 1,5 metri di lunghezza, muoiono intrappolati nelle reti da posta illegali per catturare le totoaba (Totoaba macdonaldi), ma anche in quelle per pescare altri pesci e gamberi. La totoaba è un pesce in pericolo di estinzione che vive solo in Messico ed è molto ricercata per la sua vescica natatoria e per questo viene esportato illegalmente negli Usa e da qui verso la Cina, dove viene consumata. Un mercato nero che vale decine di migliaia di dollari per i trafficanti messicani e statunitensi.

Ma le reti fantasma hanno un forte impatto anche su altre specie minacciate di estinzione, come la stessa  totoaba, balene, tartarughe marine, ed altre di importanza commerciale, inoltre sono un pericolo per la navigazione nell’Alto Golfo de California.

Il Wwf Mexico sottolinea che «Al programma di recupero delle “redes fantasma” participano 40 pescatori di  San Felipe con 20 piccole imbarcazioni (pangas) e 5 navi della Semar, la Procuraduría federal de protección al ambiente (Profepa), la Comisión nacional de areas naturales protegidas (Conanp), Sea Shepherd Conservation Society e il Museo de la ballena. Le operazioni per ritirare le reti fantasma constano in tre fasi: (i) localizzazione e marcatura (usando GPS) delle reti da parte dei pescatori locali  che rimorchiano un gancio (grampín) lungo rotte definite preventivamente; (ii) estrazione delle reti da parte delle autorità (Profepa, Conanp, Semar) in collaborazione con le Ong e con l’appoggio di imbarcazioni e team specializzati (Sea Shepherd Conservation Society e Museo de la ballena); (iii) trasporto, stoccaggio e distruzione delle reti a carico della Profepa».

Nell’operazione sono stati utilizzati anche droni dotati di telecamere ad alta risoluzione per cercare di individuare eventuali movimenti illegali. Ma per salvare le vaquitas tutto questo probabilmente non basterà e  il presidente del Cirva, Lorenzo Rojas-Bracho, ha annunciato che «Gli ambientalisti vogliono fare un passo avanti e tentare di lanciare un programma di cattura in primavera. La speranza è quella di farle riprodurre in cattività nel Golfo, con la massima attenzione. Bisogna coinvolgere i locali, catturarle e metterle in una sorta di area di protezione».

Se questa operazione di salvataggio avesse successo, sarebbe la prima volta che una vaquita viene catturata viva.

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