Capping a La Maddalena, Giga e M5S: il tombamento del fondale è una «bestemmia colossale»

Un’interrogazione del senatore Girotto: perché non si sono analizzati sistemi di eco dragaggio?

[16 ottobre 2017]

L’allarme lo aveva lanciato ad agosto su Equologia Giuliano Gabbani, del Dipartimento scienze della Terra dell’università di Firenze e direttore scientifico del Gruppo informale per la geotermia e l’ambiente (Giga): «Caso  Arsenale Militare Isola de La Maddalena. Come possiamo bonificare un Sito altamente inquinato? Inquinato da decenni di presenza di natanti militari anche a propulsione nucleare? Si come facciamo? Invece di rimuovere il tutto il sedimenti e cioè la parte più fine che in questo caso si è depositata nell’area di pertinenza del bacino dell’Arsenale ma era su roccia granitica, quale soluzione adottano i progettisti dell’intervento? Tombare il tutto con un capping, intervento di sigillatura (non sicura al 100/100) dei sedimenti inquinati».

Ora, basandosi sulle perplessità e denunce di Gabbani, il senatore del Movimento 5 Stelle Gianni Girotto ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al  Presidente del Consiglio dei ministri e al ministro dell’ambiente  nella quale  ricorda che «Il Dipartimento della Protezione Civile (DPC) della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ritenuto opportuno redigere un progetto preliminare degli interventi per il completamento della bonifica dello specchio acqueo della zona ex Arsenale di La Maddalena in Sardegna al fine di analizzare e comparare sotto il profilo tecnico, economico e ambientale le possibili soluzioni. Tale progetto è stato consegnato dalla Fondazione dell’Università dell’Aquila al Dipartimento della Protezione Civile nel mese di maggio del 2011; le principali soluzioni analizzate con tale progetto preliminare hanno riguardato: la realizzazione di una vasca di colmata in località Punta Chiara (La Maddalena) destinata ad accogliere il materiale di dragaggio e avente la funzione ultima di terminale marittimo per il traffico Ro-Pax (passeggeri, auto, camion e rimorchi) tra La Maddalena e Palau e la realizzazione di un sistema di tenuta ambientale del fondale da porre in essere lungo il margine delle banchine dove il dragaggio avrebbe compromesso la stabilità stessa delle banchine. Inoltre sono state valutate le alternative di dragaggio mediante draga idraulico-meccanica, benna bivalve e la possibilità di mettere all’asciutto la località di Cala Camicia e quindi di effettuare lo scavo con mezzi terrestri. In tale progetto preliminare, non vengono considerate le nuove tecnologie che l’innovazione con il passare degli anni ha reso disponibile attraverso un nuovo sistema di ecodragaggi ad aspirazione in circuito chiuso che consente di recuperare senza alcun danneggiamento del fondale, senza prelievo di acqua dal corpo idrico, senza alcuno spandimento di inquinanti e senza moltiplicare il materiale estratto da trattare e quindi senza bisogno di casse di colmata»,

Girotto ricorda che  il 7 settembre del 2011 si tenne alla Direzione generale del territorio e delle risorse idriche del ministero dell’ambiente una riunione per  valutare i problemi del  “Progetto Preliminare Completamento della Bonifica Darsena Ex Arsenale Marina Militare”, predisposto dal Dpc,  per arrivare  al progetto definitivo di bonifica dell’area marina. Alla riunione erano invitati Dpc, Regione Sardegna, Provincia di Olbia,  Comune di La Maddalena, Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna) , Asl 2 Olbia, Marisardegna,  Capitaneria di Porto di La Maddalena, Istituto superioreaSanità e Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

«Preliminarmente alla riunione – scrive Girotto – t, la Direzione generale per la tutela del territorio e delle risorse idriche del ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva inviato a tutti i convenuti il parere tecnico dell’Ispra sul progetto preliminare emesso in data 12/08/2011 (Prot. n. 0026983, acquisito dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare al Prot. n. 26208 /TRI/DI del 18/08/2011); il verbale della riunione del 07/09/2011 è stato trasmesso dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Direzione Generale per la tutela del Territorio e delle Risorse Idriche, con Prot. 27729 del 12/09/2011»;

il progetto definitivo del Dpc è stato completato nell’ottobre 2012 e il senatore penta stellato spiega che «. Gli interventi previsti da quest’ultimo possono essere suddivisi in due tipologie principali: A) rimozione mediante dragaggio del materiale contaminato; B) messa in sicurezza ambientale della fascia di rispetto posta al margine delle banchine mediante realizzazione del “sistema di tenuta ambientale”; l’intervento di tipo B si propone di realizzarlo al margine delle banchine dove, per ragioni connesse alla stabilità statica delle stesse, non è possibile rimuovere il materiale contaminato. Da un punto di vista temporale il progetto prevede che tale sistema di tenuta ambientale al margine delle banchine venga eseguito dopo l’intervento di dragaggio; il citato dragaggio del materiale contaminato viene proposto utilizzando due tecniche: 1) un dragaggio meccanico mediante l’impiego di benna ambientale (dragaggio meccanico); 2) un dragaggio idraulico mediante l’impiego di draga aspirante-refluente (sorbona). Il dragaggio idraulico viene utilizzato per rimuovere il materiale dalle aree dove lo spessore dello strato superficiale inquinato, costituito da materiale incoerente, risulta troppo piccolo (inferiore a 1,0 m) per poter essere dragato mediante la benna. Il materiale, dragato con la draga aspirante-refluente, viene trasferito tramite tubazione direttamente a terra, nelle vasche predisposte nelle aree di cantiere localizzate ad est di Cala Camicia, dove subisce un processo di trattamento e recupero prima di essere conferito alla destinazione finale. Entrambe queste modalità di intervento avrebbero comportato numerose criticità ambientali ovvero l’aumento dei volumi di materiale da trattare, il possibile danneggiamento del fondale da dragare, la necessità di enormi spazi per il post trattamento in situ dei materiali estratti. Inoltre la precedente attività di bonifica, effettuata nel 2009 nello stesso sito, aveva dimostrato tutte le criticità della soluzione adottata in quanto i valori di concentrazione degli inquinanti di fondo scavo, in seguito al dragaggio meccanico, erano risultati addirittura amplificati rispetto alla situazione ante operam proprio a causa della diffusione degli inquinanti avvenuta durante l’attività di dragaggio stessa»,

Secondo il Movimento 5 Stelle non è stato analizzato «il nuovo sistema di ecodragaggio innovativo che avrebbe potuto intervenire in maniera selettiva, recuperando esclusivamente i sedimenti, separando immediatamente la parte inquinata dal sedimento, avviando al riuso oltre l’85% del materiale prelevato e a disinquinamento in altro luogo il restante 15% del materiale stesso». Una soluzione operativa che «avrebbe superato le oggettive criticità ambientali dei sistemi di dragaggio proposti invece nella relazione del 2011»,

Di cosa si tratti lo aveva già spiegato Gabbani: Questa tecnologia ormai nota anche e soprattutto all’estero (Cina in primis) si chiama Limpidh2o Decomar capace di rimuovere selettivamente con fluido di ricircolo sigillato i sedimenti senza appesantirli dell’acqua circostante».

L’interrogazione del M5S prosegue: «dopo ulteriori caratterizzazioni chimico fisiche dei sedimenti sui fondali richieste dagli enti coinvolti, si decide nel 2016 un aggiornamento del progetto definitivo attraverso la modifica della Relazione Generale, di procedere alla realizzazione di “una barriera passiva continua in HDPE integralmente protetta da un materassino in cls di spessore 25 cm stabile alle azioni idrodinamiche generate dalle eliche delle barche e del moto ondoso (,,,) con la suddetta definizione tecnologica, meglio conosciuta dagli esperti come “capping”, in barba a ogni idea di bonifica del sito in questione e dopo anni di studi e di progetti, si decide di tombare tutti gli inquinanti dell’ex Arsenale, nel fondale dell’Arsenale stesso, lasciando alle generazioni future l’onere di bonifica reale. Il rischio è che, come sempre è avvenuto con tali tecniche applicate in acqua, lo strato di 25 cm non regga all’azione delle navi e dei tragetti Ro-Pax e non delle barche, come incredibilmente riportato nel progetto, o che il fondale non tenga l’inquinante compattato e compresso, portando a un disastro ambientale futuro La Maddalena, incomparabilmente più grave e difficile da risolvere della situazione attuale»

Riguardo a questo, ad agosto Gabbani aveva scritto: «Un dubbio: ma siamo sicuri che il capping, ammesso e non concesso funzioni perfettamente per tombare i sedimenti in genere, possa mitigare un pericolo probabile latente? Cioè nella zona stazionavano e si muovevano natanti a propulsione nucleare non potrebbero i sedimenti in loco avere un carico seppur lieve radioattivo? Comunque il “capping” è una bestemmia faraonica in generale questo sempre ma ora alla luce del Limpidh2o ancora di più!»

L’interrogazione di Girott si conclude  con due domande: «Quali siano i motivi per cui non si sono analizzati, come soluzione nel progetto approvato a maggio 2016, i sistemi di ecodragaggio aspiranti a circuito chiuso, considerato che, a quella data, erano già ampiamente conosciuti e presentati in numerosi convegni tecnici e universitari; se non si ritenga di sospendere immediatamente la gara per evitare che si produca, con la realizzazione del “capping” o tombamento degli inquinanti nel fondale, un danno irreversibile all’ambiente e una offesa gravissima all’immagine naturalistica e turistica de La Maddalena».