Ma l’industria del riciclaggio in Cina è in piena evoluzione

In Cina il riciclo dei rifiuti non è una questione ambientale o civica: è solo economia

I raccoglitori di rifiuti sono milioni: la seconda professione del Paese dopo i contadini

[26 gennaio 2018]

Mentre la Cina mette sempre più l’ecologia in testa alle sue priorità, l’industri del riciclo si confronta con nuove sfide.

In Occidente, il riciclo è spesso visto come una questione di dovere civico: le campagne governative per incoraggiare al riciclo fanno appello alla responsabilità sociale o alla coscienza ambientale dei cittadini. Non è raro che i comitati di quartiere o gli operatori ecologici rimproverino i cittadini che, per esempio, non smaltiscono bene i loro rifiuti.

In Cina, le cose sono radicalmente diverse e testimoniano non l’assenza di un sistema di riciclaggio, ma una organizzazione differente, che si basa più sulle leggi del mercato che sulla coscienza civica. Qui, niente cernita dei rifiuti né contenitori per la carta o le bottiglie vuote: sia nelle aziende che nelle case, tutto viene gettato in uno stesso recipiente sul bordo della strada.

Una volta fuori, questi rifiuti attirano immediatamente l’attenzione di un vero e proprio esercito di raccoglitori che vagano per le strade delle città cinesi. Trainando dei grandi sacchi dietro le loro biciclette, vanno di contenitore in contenitore, raccogliendo la plastica, la carta, le bottiglie di vetro, il metallo, ecc.

«Certo, in passato i rifiuti urbani non erano un problema grave, ma con lo sviluppo economico e la moltiplicazione dei prodotti di consumo, in particolare l’arrivo degli imballaggi usa e getta di plastica nelle nostre vite, i rifiuti domestici sono diventati un vero problema», ha detto Wang Jing, una raccoglitrice di rifiuti a Pechino.

Sono le persone come Wang Jing che formano la linea del fronte dell’industria del riciclaggio in Cina: differenziano i rifiuti, ne estraggono tutto quel che è possibile possa essere riciclato e si affannano a qualsiasi ora del giorno e della notte nelle strade della capitale e delle città cinesi.

Un sistema unico per la Cina

Secondo i dati delle Nazioni Unite, la Cina produce 520.548 tonnellate di rifiuti al giorno. Rappresenta il 28% della domanda globale di polietilene tereftalato, il principale materiale utilizzato nella produzione delle famose bottiglie di plastica  che sono ormai onnipresenti nelle nostre vite. Nel 2016, i Cinesi hanno comprato più di 73 miliardi di queste bottiglie, un aumento di 5 miliardi in rapporto all’anno precedente.

Benché il Paese sia ancora molto indietro rispetto ai Paesi occidentali in termini di quantità di rifiuti prodotti  procapite al giorno (1,02 kg rispetto a  2,58 kg), questo tasso cresce dal 4 al 5% all’anno. Il lavoro di riciclaggio effettuato da Wang Jing e dalle sue colleghe è quindi vitale per assicurare una vita urbana sana.

Il numero di raccoglitori è stimato in 160.000 nella sola città di Pechino, il 90% dei quali, secondo gli osservatori, sarebbero dei migranti rurali, Una volta raccolti, i materiali sono trasportati e venduti a dei laboratori di riciclaggio che trasformano i prodotti e li rivendono alle grandi fabbriche.

Altri raccoglitori optano per una strategia differente: invece di selezionare i rifiuti, percorrono le strade dei quartieri gridando i prodotti che acquistano, più spesso degli elettrodomestici o della ferraglia. I residenti che desiderosi di sbarazzarsi dei loro vecchi oggetti possono eliminarli ricavandone pochi yuan.

«Ho recentemente rinnovato la mia cucina  e ho potuto vendere  i miei tubi di piombo e qualche piastrella per una decina di yuan in tutto. Ho venduto loro anche il mio vecchio televisore rotto. Questo mi ha permesso di guadagnare un po’ di d soldi, ma mi ha evitato soprattutto di dover portare questi rifiuti da sola», ha detto una residente anziana di Pechino.

Adam Minter, autore del libro Junkyard Planet sull’industria dei rifiuti in Cina, stima che i raccoglitori di rifiuti siano una decina di milioni in tutto il Paese, formando la seconda professione del Paese, dopo i contadini.

«In Occidente, il riciclo è considerato come un’attività verde. Ma in Cina il riciclaggio delle bottiglie di plastica e il riciclo in generale rispondono molto più a un imperativo economico, piuttosto che un imperativo ambientale – spiega Minter – In Cina è estremamente raro vedere delle bottiglie di plastica che non vengono riciclate, in particolare tenuto conto dei prezzi più elevati delle bottiglie di polietilene tereftalato».

Un’industria in corso di regolarizzazione

Mentre il Paese ricalibra le sue priorità sull’energia verde, come annunciato alla Conferenza COP21 nel dicembre 2015 cos’ come nel 13esimo Piano quinquennale (2016-2020), la Cina cerca di regolarizzare e standardizzare la sua industria del riciclaggio.

Il problema è che i laboratori di riciclo, spesso delle imprese familiari o poco preoccupati delle normative, bruciano i materiali che non riescono a riciclare. Queste pratiche non regolamentate aggravano l’inquinamento dell’aria causando dei gravi problemi di salute per i lavoratori e per le loro comunità.

Wang Jiuliang, un documentarista cinese che si è interessato delle discariche presenti intorno a Pechino, è preoccupato per questa situazione: «La Cina è rapidamente passata da Paese molto povero a Paese molto ricco. C’è un gran desiderio di consumare delle cose e una gran parte di queste cose dopo si ritrovano nelle discariche. La Cina si è impegnata per una società basata sul consumo, senza però essere pronta per questo tipo di consumo».

Per aumentare l’efficienza, il governo cinese punta a introdurre delle tecnologie avanzate per aumentare il livello di esperienza e di professionalità della sua industria. D’altra parte, gli urbanisti e le autorità municipali dovranno integrare maggiormente il riciclaggio nei loro piani di gestione urbana. Per questo, i raccoglitori di rifiuti e le compagnie familiari offrono una base partendo dalla quale potrebbe essere costruito un sistema completo, moderno e sistematico.

Una svolta all’orizzonte

La cosa sorprendente è che non solo la Cina deve trattare i suoi rifiuti, ma il Paese importa i rifiuti dall’estero. Infatti, gli Stati Uniti esportano più ferraglia e rifiuti verso la Cina di qualsiasi altro prodotto. Nel 2016, la Cina ha importato più della metà delle esportazioni mondiali di rifiuti di rame, così come la metà della sua plastica.

In effetti, è spesso meno costoso riciclare i rifiuti di rame, di ferro, d’acciaio, di carta e di plastica che fabbricare questi materiali, in particolare quando i prezzi delle materie prime sono elevati, come è successo durante gli anni 2000.

Ma questa situazione sta volgendo al termine: il 18 luglio scorso, la Cina ha annunciato all’Organizzazione mondiale del commercio che entro la fine dell’anno non accetterà più l’impostazione di 24 categorie di rifiuti solidi. Secondo il ministero della protezione dell’ambiente, la restrizione di queste importazioni proteggerà l’ambiente e migliorerà la salute pubblica in Cina. Questa tendenza era già iniziata nel 2013, quando la Cina aveva lanciato una campagna mirante a vietare i rifiuti altamente contaminati tra i materiali riciclati importati.

Oltre a queste regolamentazioni più stringenti, la Cina continua a investire massicciamente nella promozione di pratiche ecologiche. Le bacchette usa e getta, oggetti onnipresenti in Cina, sono ormai fatte di detriti di  bambù trasformati provenienti dalle fabbriche di mobili.

Altro esempio, l’”inquinamento bianco”, che designa i sacchetti di plastica sfortunatamente inquinano i territori. Nel gennaio 2008, il governo cinese ha vietato ai negozi di distribuire i sacchetti di plastica gratuiti e ha chiesto ai consumatori di utilizzare borse di stoffa per ridurre l’inquinamento. Passo dopo passo, si osserva quindi una tendenza verso un miglio trattamento dei rifiuti, soprattutto migliorando le capacità di riciclaggio del Paese.

di François Dubé

 

Dubè è un giornalista canadese che lavora a Pechino, questo articolo è stato pubblicato il 19 gennaio 2018 su China Today e poi dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua in lingua francese con il titolo “L’industrie du recyclage en Chine en pleine évolution”