Classificazione dei rifiuti pericolosi, sul caos italiano cala la decisione Ue

[1 giugno 2015]

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A febbraio, una manciata di parole inserite in sordina all’interno della nuova classificazione italiana dei rifiuti pericolosi – allora divenuta legge – gettò nel panico intere categorie professionali. Dai chimici ai gestori di rifiuti, unanime si levò il coro contro la diabolica postilla a causa della quale 85 milioni di tonnellate di rifiuti sarebbero divenuti d’improvviso pericolosi, e senza nessuna apparente ragione ambientale.

Non bastati gli strali a mezzo stampa, né l’intervento di alcuni valorosi parlamentari. La norma è stata approvata così com’era, e tale rimane fino a oggi. La novità è che adesso, come ampiamente previsto, di mezzo si è messa anche la nuova «Decisione 955/2014/Ce che – spiega Paola Ficco sul Sole24Ore – modifica l’elenco europeo dei rifiuti e la sua introduzione e del Regolamento (Ue) 1357/2014 che contiene le nuove indicazioni europee per attribuire ai rifiuti le caratteristiche di pericolo».

Con l’ennesimo testacoda, la normativa italiana dovrà di nuovo adeguarsi. Prima o poi. Nel mentre, molto italianamente, si continuerà a far finta di niente, galleggiando nella consueta incertezza del diritto (e del dovere) che non solo permette, ma spesso induce a comportamenti opachi. A rimetterci, come sempre, la parte sana dell’economia e una gestione responsabile degli impatti ambientali: non c’è ecoreato che possa essere evitato, senza buone e chiare leggi a monte.