Persistono dubbi su sicurezza e informazione

Componenti armi chimiche siriane, il Wwf chiede garanzie a Italia e Usa

[7 febbraio 2014]

Sulla vicenda delle armi chimiche siriane, che sarebbe meglio chiamare “materiali per armi chimiche”, o “componenti per armi chimiche”, il Wwf Italia chiede che «siano fornite le massime garanzie sanitarie e ambientali durante le 48 ore del trasbordo a Gioia Tauro e che siano trattati “da adulti” i cittadini, fornendo tutte le informazioni disponibili riguardo alla neutralizzazione in mare e allo smaltimento definitivo delle 560 tonnellate di sostanze altamente tossiche, nel rispetto delle misure previste dalla Zona di protezione Ecologica del Tirreno e delle Convenzioni internazionali a tutela del Mediterraneo e del diritto alla trasparenza dei processi decisionali».

Dopo Legambiente quindi anche il Panda chiede che «Siano assicurate tutte le condizioni di massima sicurezza per la salute e l’ambiente, con l’allestimento di presidi per il monitoraggio e il pronto intervento sanitario e ambientale a terra e in mare, durante la fase più delicata delle operazioni di trasbordo dei 60 container  in transito nel territorio italiano che, a quanto risulta, dureranno 48 ore e che si svolgeranno nel Porto di Gioia Tauro,  tra la  nave danese Ark Futura e il laboratorio galleggiante  Cape Ray inviato dagli Stati Uniti d’America, che provvederà al trattamento  delle armi chimiche siriane attraverso un processo di idrolisi che avverrà in navigazione nelle acque internazionali e poi allo smaltimento dei residui a terra in condizioni di sicurezza».

Secondo gli ambientalisti, i governo italiano e quello statunitense devono  compiere uno sforzo maggiore «Per trattare “da adulti” i propri cittadini,  nel pieno rispetto dei principi di trasparenza,  corretta e completa informazione della popolazione locale e  dell’opinione pubblica mondiale, fornendo tutte le informazioni disponibili  sui  passaggi fondamentali dell’operazione, a cominciare dal trasbordo nel Porto di Gioia Tauro (che è appunto il momento più delicato per l’Italia) sino al trattamento attraverso idrolisi che avverrà sulla Cape Ray, e allo smaltimento finale dei residui risultanti dall’operazione di trattamento. Tali principi di trasparenza che sono garantiti, tra l’altro, dalla Convenzione internazionale di Aarhus, il trattato internazionale che sancisce il diritto alla trasparenza e alla partecipazione in materia di processi decisionali di governo locale, nazionale e transfrontaliero concernenti l’ambiente».

Il Wwf ricorda che «La trasparenza e l’informazione sono dovute, a maggior ragione, considerate le particolari condizioni di tutela dell’ ambiente marino esistenti nel Tirreno e nel Mediterraneo dove si svolgeranno le operazioni. Le condizioni di massima tutela sono garantite dalla Zona di Protezione Ecologica – Zpe, istituita dal Governo italiano con Decreto del Presidente della Repubblica del 27/10/2011 n. 209, nel Mar Ligure e nel Mar Tirreno e che si estende sino a 300 miglia dalle coste italiane nel Mediterraneo nord-occidentale. Mediterraneo che è sottoposto  a forme particolari di tutela ambientale dall’inquinamento, grazie alla Convenzione internazionale, adottata a Barcellona nel 1976». E conclude rammentando che «l’Opcw (Organization for the Prohibition of Chemical Weapons) ha assicurato che nessun prodotto o sottoprodotto dell’idrolisi sarà sversato o smaltito in mare e tutto sarà trasferito verso impianti a terra per un trattamento finale o per lo smaltimento».