Contenitori di abiti usati dati alle fiamme e vandalizzati, Humana: «Sono attacchi di matrice razzista»

In un mese 35 casi in Lombardia, Veneto e Lazio, contro l’ONG che sostiene progetti di solidarietà sociale

[13 marzo 2017]

Il razzismo poverofobico  sta diventando sempre più crudele, sfrontato e mirato: lo dimostrano i ben 35 contenitori gialli per la raccolta di indumenti usati dati alle fiamme e vandalizzati, solo nell’ultimo mese, in Lombardia, nel Veneto e nel Lazio. Vittima degli attacchi è Humana – People to People Italia, l’Onlus che raccoglie abiti usati per finanziare progetti umanitari, e che denuncia: «Nel veronese sono 27 i contenitori gialli dati alle fiamme negli ultimi giorni, mentre a Pomezia (Roma) e a Toscolano Maderno (Brescia), sono stati cancellati e verniciati di bianco i visi dei bambini che appaiono sugli adesivi dei contenitori di Humana».

La Presidente  di Humana, Karina Bolin, spiega: «La nostra organizzazione porta da sempre avanti i valori dell’uguaglianza, della tutela dei più deboli e del rifiuto di ogni forma di razzismo, realizzando azioni sociali grazie al supporto dei cittadini che consegnano i propri abiti usati».

Ma perché i razzisti prendono di mira questi innocui contenitori? Humana è consapevole di essere divenuta un facile bersaglio del sentimento razzista perché i suoi contenitori si trovano sulla strada e mostrano immagini di bambini di colore. Cancellare l’umanità del bersaglio è quel che fanno per prima cosa tutti i fanatici, a partire dai jihadisti dello Stato Islamico per finire ai razzisti della neodestra occidentale, speculare per odio insensato ai fanatici che dice di voler combattere.

«Chi cancella o brucia quei volti –  dicono a Humana –  è simbolo di una pericolosa frustrazione sociale che si sfoga verso i più deboli, ma la cui vera origine dovrebbe essere ricercata nelle politiche economiche e finanziarie dei governi. E’ proprio nei momenti di crisi, conflitto e difficoltà che bisogna rilanciare la solidarietà sociale non solo a livello locale ma anche internazionale».

Di fronte ad atti di puro odio e disumanità come questi lo sconcerto e l’amarezza prevalgono: «Il nostro lavoro di raccolta degli indumenti usati non è finanziato da alcun ente pubblico – precisano ad Humana – crea posti di lavoro in Italia e, attraverso la commercializzazione solidale degli indumenti, genera risorse che vengono spese in Africa e in India per risolvere problemi concreti come la fame, la mancanza di istruzione e le epidemie. Parte delle risorse sono destinate ad interventi sociali in Italia. Tali risorse sono donate, sotto forma di vestiti, da milioni di cittadini italiani che, attraverso piccoli gesti quotidiani, vogliono contribuire alla costruzione di un mondo più equo. La loro volontà e i loro sforzi vanno rispettati».

E’ contro questo, contro i poveri e l’umana solidarietà che si scagliano i vigliacchi poverofobici che incendiano i contenitori di vestiti. Quei roghi insensati e feroci sono contro la convivenza civile.