Dagli scarti alimentari un packaging per il cibo che non si butta: si lava via

Dall’Università di Pisa un’innovazione che utilizza polimeri riciclati, in grado anche di conservare per più tempo gli alimenti e ridurre così lo spreco alimentare

[17 novembre 2017]

Il gruppo di ricerca coordinato da Annamaria Ranieri del dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa ha condotto una ricerca sull’utilizzo di biopolimeri naturali ed edibili per mantenere le proprietà nutraceutiche della frutta durante la conservazione, i cui risultati sono stati pubblicati sulle riviste scientifiche Journal of Food Processing and Preservation e LWT – Food, Science and Technology.

«Come comunità scientifica ci poniamo il problema della gestione virtuosa e sostenibile degli scarti della produzione agroalimentare – spiega Ranieri – dall’altra parte l’obiettivo è di dare ai consumatori prodotti che, dalla raccolta alla tavola, riescano a mantenere l’aspetto e le proprietà organolettiche e salutistiche».

In particolare, come spiegano dall’Ateneo pisano uno dei due studi ha riguardato le mele Fuji: per conservarle i ricercatori hanno utilizzato come rivestimento la gelatina, un polimero a base di collagene ottenuto dalla lavorazione di tessuti connettivi e largamente utilizzato per i rivestimenti di capsule nell’industria farmaceutica. Il secondo studio ha riguardato invece il pomodoro che è stato rivestito con il chitosano, un polimero derivante dalla chitina, una sostanza presente negli esoscheletri dei crostacei e nelle pareti cellulari dei funghi.

«I due rivestimenti, che possono essere eliminati lavando i frutti prima di cibarsene – ha spiegato Annamaria Ranieri – hanno rallentato di 3 giorni la maturazione, come evidenziato dal posticipato picco di accumulo di importanti composti nutraceutici, come carotenoidi, acidi fenolici e flavonoidi.

La maggiore conservabilità nel tempo potrebbe inoltre contribuire ad evitare lo spreco alimentare in differenti punti della filiera dalla raccolta al consumo».