Il loro uso dovrà ridursi del 50% in tre anni, e dell’80% nel 2019

Dall’Europarlamento nuova stretta sui sacchetti di plastica monouso

Ma qualcuno si ricordi di dire che quelli biodegradabili non vanno gettati nella raccolta della plastica

[11 marzo 2014]

Ogni cittadino europeo utilizza in media 198 sacchetti di plastica ogni anno, il 90% dei quali troppo leggero per essere riutilizzato facilmente. Il risultato è che nel 2010 (è questo l’ultimo anno per il quale sono disponibili dati certi) le stime dell’Ue suggeriscono che più di 8 miliardi di tali sacchetti siano finiti nella spazzatura. Alla luce di questi dati ieri la commissione Envi (Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare) del Parlamento europeo ha votato per la proposta di direttiva inerente la riduzione del consumo di sacchetti di plastica monouso, presentata il 4 novembre dello scorso anno.

La relazione dell’eurodeputata Margrete Auken (Verdi / ALE, DK) è stata approvata con 44 voti a favore, 10 contrari e 6 astensioni; il testo, ora, sarà messo ai voti a metà aprile, in sessione plenaria. L’obiettivo è quello di ridurre l’utilizzo dei sacchetti di plastica monouso del 50% in tre anni (ossia entro il 2017) e dell’80% entro cinque anni. A tal fine, i deputati suggeriscono di utilizzare strumenti economici come imposte e tasse, restrizioni o divieti di commercializzazione. L’obiettivo di tali leve dovranno essere i sacchetti di plastica leggeri con spessore inferiore a 50 micron, che rappresentano la stragrande maggioranza dei sacchetti plastici consumati nell’Ue.

Questa decisione apre ad un più ampio utilizzo di sacchetti composti da bioplastiche. L’italiana Assobiolpastiche commenta infatti la decisione dell’Europarlmento affermando che il voto  introduce  «alcune novità di  notevole  interesse per il comparto delle bioplastiche compostabili». Una decisione, aggiungiamo noi, che dovrebbe essere accompagnata anche da un’attenta campagna informativa. Sarebbe infatti necessario dare informazioni precise al consumatore finale anche sul corretto impiego dei sacchetti compostabili nella raccolta dei rifiuti, perché se lo shopper biodegradabile – mentre andrebbe usato solo per la raccolta della frazione organica – viene erroneamente conferito (come spesso, purtroppo, oggi accade) insieme al multilaterale si crea un danno alla filiera del riciclo.

«I sacchetti di plastica utilizzati per avvolgere alimenti come frutta, verdura e dolciumi – precisa infatti la commissione Envi – dovrebbero essere sostituito dal 2019 da sacchetti in carta riciclata o sacchetti biodegradabili e compostabili. I requisiti relativi agli imballaggi compostabili e biodegradabili devono essere modificati».

Per una volta, l’Italia si trova in anticipo sulla via segnata dall’Europarlamento. «Se fino al 2010 – commenta Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente – l’Italia era il primo paese europeo per consumo di sacchetti di plastica usa e getta, con una percentuale di consumo pari al 25% del totale commercializzato in Europa, con l’entrata in vigore nel 2011 della legge contro gli shopper non compostabili, in soli tre anni la nostra Penisola è riuscita a dimezzare questa percentuale. Ben venga la direttiva europea sugli shopper di plastica, votata dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, che prevede la possibilità di tassare o di mettere al bando gli shopper tradizionali come previsto nell’esperienza italiana».