Diario di bordo di Vele Spiegate: spiagge tropicali, isolotti proibiti e tonnare (fotogallery)

Continua l’avventura a caccia di rifiuti nell’Arcipelago Toscano

[2 agosto 2017]

L’avventura di Vele Spiegate, la grande iniziativa di volontariato Velico di Legambiente della quale sono media partner Il Tirreno, La nuova Ecologia, Greenreport.it ed Elbareport, è ripresa dalla melma appiccicosa e dai 63kg di immondizia raccolti nella spiaggia e nella Zona umida di Mola (versante Capoliveri) nel Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano,  Mola sarà la sorvegliata speciale di Vele spiegate, la campagna i pulizia delle coste dell’Arcipelago e i volontari sono rimasti stupiti quando, arrivati sulla spiaggia, l’hanno trovata occupata da numerose auto, quasi fosse un parcheggio e non una delicatissima zona B del Parco nazionale dove vivono animali rarissimi che sembrano in grave difficoltà per la siccità che sta colpendo duramente l’Elba. Auto immediatamente dileguatesi alla vista delle magliette gialle, ma Mola continua ad essere assediata dalle barche ormeggiate fino a riva ed è probabile che molti dei rifiuti, che si accumulano in continuazione – Legambiente e Diversamente Marinai hanno ripulito Mola 4 volte solo nel 2017 – non siano solo il frutto del gioco delle correnti marine, ma anche della cattiva gestione del Golfo di Mola. «Gli scarichi abusivi, l’accumularsi di immondizia, il traffico di auto e barche continuano a fare di Mola una terra di nessuno – dicono da Legambiente – Occorre davvero realizzare le misure promesse da molti e messe in atto da nessuno, a cominciare dalla chiusura dell’accesso ai mezzi motorizzati nella zona umida più importante dell’Arcipelago Toscano insieme ai Magazzini-Le Prade e allo Stagnone di Capraia».

Il giorno dopo Vele Spiagate ha fatto il punto del primo mese di attività e sulla salute del mare dell’Arcipelago Toscano al Circolo della Vela Di Marciana Marina: ripulite oltre 20 spiagge tra Elba, Capraia e Pianosa e censito il marine littter su decine e decine di miglia di mare. Una grande iniziativa realizzata grazie al cofinanziamento del Parco nazionale e il patrocinio di Enea, Regione Toscana e Università di Siena e il sostegno tecnico di Esa, Esaom Cesa, Moby, Traghetti Lines e Associazione Albergatori Isola d’Elba. L’incontro è stato aperto dalla sindaca di Marciana Marina Gabriella Allori che ha ringraziato i giovani volontari di Vele Spiegate per quanto stanno facendo. Il presidente del Circolo della Vela di Marciana Marina, Enzo Danielli, ha ricordato di quanto era più ricco di vita il mare elbano quando arrivò all’Elba e chiesto maggiore rispetto per la fonte di vita e di reddito di tutti. Fabio Murzi, presidente di Acqua dell’Elba (main partner dell’iniziativa insieme a Novamont), ha sottolineato l’impegno dell’azienda elbana per l’ambiente e la lunga collaborazione con Legambiente. Marco Marmeggi e Simona Sabbioni di Diversamente Marinai hanno evidenziato il grande lavoro organizzativo che c’è dietro Vele Spiegate e la difficoltà e la bellezza di gestire sia giovanissimi che, dal prossimo campo, volontari adulti, spesso alla prima esperienza velica e che prima non erano mai venuti all’Elba. Un’esperienza che arricchisce, anche grazie al mare dell’Arcipelago, che resta magnifico nonostante sia sottoposto ad attacchi che arrivano da altrove. Umberto Mazzantini, del Direttivo del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ha sottolineato l’adesione dell’Ente  a un’iniziativa che coniuga volontariato, impegno concreto e informazione dei cittadini anche con la pagina quotidiana sul Tirreno, e ha spiegato che i dati raccolti da Vele Spiegate in tutto l’Arcipelago, anche nelle Isole “Proibite”, saranno vagliati da Legambiente nazionale e poi forniti ad Enea ed Università di Siena – e naturalmente al Parco – per realizzare il primo grande studio sull’impatto di plastiche e microplastiche sul mare di un intero Arcipelago.

L’equipaggio del Gwaihir è rimasto a Marciana Marina per far rotta su Ripa Barata, «dove abbiamo scoperto che all’Elba c’è una spiaggia nascosta dove sembra di essere ai tropici – spiega un ragazzo – «Questo piccolo scorcio di paradiso è accessibile solamente dal mare e da un ripido sentiero che scende tra la macchia mediterranea alla fine della strada asfaltata per La Cala. Numerose sfumature di blu dipingono le acque cristalline che si infrangono su una piccola spiaggia sassosa circondata da una scoscesa scogliera verde e con un gigantesco tronco di albero spiaggiato e molto legname portati da onde e correnti. Qui la nostra Gwaihir si è riposata mentre noi siamo scesi a terra a raccogliere i rifiuti, meno numerosi rispetto alla spiaggia precedente, ma comunque presenti». Riccardo Mazzei, l’artista marinese-newyorkese che ha un legame profondo con Ripa Barata, dove anni fa realizzò con Legambiente Arcipelago toscano l’installazione artistica “Abbasso il fascio”, conferma: «Rispetto alle pulizie alle quali ho partecipato negli anni scorsi, a Ripa Barata ci sono meno rifiuti, probabilmente anche grazie al fatto che è frequentata da un turismo molto attento all’ambiente. Comunque vedere queste ragazze e ragazzi al lavoro con serietà e allegria e guardarli mentre compilano i complicati dati sul marine litter è veramente una cosa che fa bene al cuore». La brutta sorpresa è venuta dalla scarpata vicino a dove il sentiero di accesso diventa scogliera: i volontari del Cigno Verde hanno raccolto in pochi metri quadrati sotto la vegetazione, vicino a un ruscello in secca, un intero sacco di frammenti di polistirolo. «La giornata di oggi ci ha fatto riflettere sul fatto che l’inquinamento non risparmia niente e nessuno, neanche la bellissima Ripa Barata», dice una ragazza.

Poi i ragazzi e le ragazze del Cigno Verde sono arrivati all’Enfola, dove l’antica tonnara è diventata la sede del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano. «La nostra guida  ci ha spiegato come funzionava la tonnara e ci ha parlato di squali bianchi, balene, delfini e altri strani cetacei che popolano questo meraviglioso mare sul quale abbiamo navigato- spiega un ragazzo –  Accompagnati dai suoi coinvolgenti racconti abbiamo conosciuto la Seconda Guerra mondiale dal punto di vista degli elbani e scoperto la vera e propria cittadella militare nella quale era stata trasformata l’Enfola. Dopo una lunga passeggiata ed essere entrati in un bunker siamo arrivati allo Scoglio della Nave, dove siamo rimasti affascinati da una meravigliosa vista sul mare e l’intenso odore della macchia mediterranea». Una delle giovanissime dell’affiatato gruppo di volontari ha detto: «È davvero difficile pensare che in questo posto, dove regnano la pace e la natura, 70 anni fa ci fossero la guerra e la morte ed è ancora più difficile capire quanto la vita di allora fosse dura e terribile, infinitamente più della nostra. Era un altro mondo, che facciamo fatica a comprendere». Un ragazzo sottolinea: «I sentieri sono belli e ben curati – ci ha detto Umberto anche grazie ad associazioni locali – ma questo patrimonio storico di fortificazioni e gallerie andrebbe valorizzato meglio dalle istituzioni, creando magari un parco della pace che spieghi ai molti turisti tedeschi e agli italiani cosa è successo in questo angolo di paradiso».

E un altro paradiso i giovanissimi volontari lo hanno raggiunto il giorno dopo: «Sette sacchi di spazzatura sopra la secca spiaggia, si scottano sotto al sole splendente, soffia il vento sulle sponde spumeggianti sostenendo solamente chi ha a cuore l’ambiente». È con questa filastrocca di “S” come Scoglietto che hanno raccontato lo sbarco di Vele Spiegate allo Scoglietto, l’isolotto che turisti ed elbani vedono arrivando e partendo da Portoferraio col traghetto ma sul quale in pochissimi sono sbarcati. I ragazzi del Gwaihir ci sono riusciti grazie alla preziosa collaborazione della Capitaneria di porto di Portoferraio che gestisce e controlla quella che per ora resta l’unica “area marina protetta” dell’Isola d’Elba: «L’equipaggio – spiega una ragazza – ha imparato ad eseguire la strambata, nonostante il vento carente. Dopodiché abbiamo liberato lo Scoglietto dai rifiuti incastonati tra le sue rocce». Un po’ Robinson Crusoe e un po’ netturbini, i giovani esploratori hanno setacciato rocce e grotte di questo isolotto “proibito”, che è zona A di protezione integrale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Ma le aree protette non hanno impedito a mare, correnti e vento di portare, su quello che dovrebbe essere un isolotto incontaminato, i rifiuti di una società che non riesce a gestirli e che così ha trasformato la plastica in un problema, invece che in una possibile risorsa. «La pulizia di posti selvaggi e inaccessibili come lo Scoglietto – spiegano a Diversamente Marinai – ci permette di capire quale sia l’impatto del marine litter anche in luoghi dove l’attività umana è praticamente assente. Grazie alla collaborazione e al contributo del Parco Nazionale e delle Forze dell’Ordine, alla fine forniremo ad Enea e Università di Siena dati preziosi sulla situazione e i rischi per le isole “proibite” dell’Arcipelago Toscano».

Come ultimo blitz i giovanissimi volontari di Vele spiegate hanno lasciato quello più impegnativo. rotta verso Cala dell’Inferno, la baia dopo Nisportino, nel territorio del Comune di Rio nell’Elba. In realtà un  paradiso di acqua pulita e macchia mediterranea che arriva fino agli scogli e ai ciottoli e l’unica cosa di infernale che hanno trovato i volontari e le volontarie di Legambiente e Diversamente Marinai è la spazzatura, molta della quale già accumulata da qualcuno. Una ragazza di Vele Spiegate è abbastanza allibita: «Abbiamo sgomberato la spiaggia da 78 kg di rifiuti, aiutati anche da un simpaticissimo bambino del posto, riempiendo ben 13 sacchi di plastica e immondizia di ogni genere». A Legambiente Arcipelago toscano sottolineano: «Che in questa parte della costa dell’Elba, quella che va dai Mangani fino a Capo Vita, avremmo trovato grosse quantità di rifiuti spiaggiati lo sapevamo da pulizie che avevamo fatto in passato – come quella del maggio 2012, proprio ai Mangani in occasione di “Operazione spiagge pulite” – con la preziosa collaborazione dei detenuti del carcere di Porto Azzurro e dell’associazione Amici di Bagnaia». I Mangani, una magnifica insenatura protetta di levigati sassi rossicci, tra i quali ne spuntano altri bianchi e verdognoli, sono raggiungibili solo via mare o con un impegnativo sentiero che si inerpica da Nisportino e poi continua a picco sulla spettacolare costa della Rivercina. Un’area isolata dove non ci si aspetterebbe di trovare tanti rifiuti, tanto che qualcuno ipotizza che il traffico navale abbia una qualche responsabilità. Simona di Diversamente Marinai aggiunge: «Gaudenzio Coltelli di Sea Kayak Italy ci aveva avvertito che in queste spiagge avremmo trovato molti rifiuti, anche accatastati dai canoisti e dai turisti, quindi i prossimi campi velici – dove ci saranno volontari adulti – che interverranno lungo la costa riese che guarda a Portoferraio, saranno molto impegnativi e comporteranno anche un maggiore impegno per L’Elbana servizi ambientali (Esa), che gestisce il ciclo dei rifiuti all’Isola d’Elba».