Discariche abusive, per il ministro Galletti l’Italia ha già «superato la situazione emergenziale»

Il testo completo dell’audizione in Commissioni congiunte XIV (Politiche UE) e VIII (Ambiente)

[18 dicembre 2014]

Vi ringrazio per l’opportunità concessami, utile a fare chiarezza su una situazione che è stata per diversi giorni al centro del dibattito pubblico e sulla quale credo ci sia bisogno di un’informazione completa e puntuale, anche per sottolineare quanto è stato fatto in questi anni per andare incontro alle giuste osservazioni dell’Unione Europea, che chiede all’Italia di mettersi in regola con la legge in merito alle sue discariche abusive.

Credo che preliminarmente vada evidenziato un aspetto: il conferimento in discarica deve essere considerata una pratica da superare. E questo va fatto attivando un corretto ciclo dei rifiuti, che punti al massimo riciclo dei materiali e alla valorizzazione energetica della quota restante.

In Europa già molti paesi hanno sostanzialmente eliminato le discariche, che rappresentano comunque una criticità per l’ambiente e uno spreco economico.

Sappiamo tutti peraltro che proprio attorno a questa prassi si addensano spesso le attenzione della criminalità, comune e organizzata, e prosperano gli affari illeciti delle ecomafie.

Vengo dunque all’argomento dell’audizione, che riguarda non le discariche in quanto tali, ma quelle abusive; in particolare mi soffermerò sulla procedura d’infrazione 2003/2077 che ha portato alla sentenza di condanna dell’Italia del 2 dicembre scorso.

La Corte di Giustizia ha dichiarato l’inadempimento generale e persistente della Repubblica Italiana alla prima sentenza di condanna dell’aprile 2007; lo Stato, infatti, avrebbe dovuto adottare i necessari provvedimenti per imporre che in ogni luogo in cui sono depositati rifiuti, essi siano catalogati e identificati e siano adottate tutte le attività necessarie a verificare lo stato di contaminazione delle aree.

La Corte di Giustizia ha inoltre pronunciato la condanna del nostro Paese al pagamento d’ingenti sanzioni pecuniarie in riferimento a 218 discariche, per le quali gli interventi di bonifica erano ancora in corso nell’aprile 2013.

Nello specifico sono state imposte:

una sanzione forfettaria una tantum che ammonta a 40 milioni di euro,

una penalità semestrale determinata in 42 milioni e 800 mila euro, fino all’esecuzione completa della sentenza.

La Corte di Giustizia ha, infatti, riconosciuto al nostro Paese la possibilità di applicare la penalità in forma decrescente, cioè in maniera proporzionale alla risoluzione delle problematicità riscontrate nei siti oggetto di contestazione; la sentenza precisa anche che tale determinazione nasce dall’esigenza, fissata dalla Corte, che la Commissione possa valutare lo stato di avanzamento dei provvedimenti di esecuzione della sentenza.

Pertanto, il pagamento della penalità potrà essere ridotto progressivamente in ragione del numero dei siti messi a norma, computando due volte le discariche contenenti rifiuti pericolosi; ciò significa che ogni semestre saranno detratti dall’importo stabilito 400 mila euro per ciascuna discarica contenente rifiuti pericolosi messa a norma conformemente alla sentenza, e 200 mila euro per ogni altra discarica, scalando progressivamente l’importo della penalità.

Le somme delle sanzioni pagate dallo Stato Italiano sono oggetto del diritto di rivalsa da parte del MEF nei confronti delle Regioni, secondo gli importi a ciascuno spettanti computando le discariche di pertinenza secondo quanto disposto dall’art. 43, legge 234 del 2012.

Ho già sollecitato, per il tramite della Rappresentanza d’Italia presso l’Unione Europea, l’avvio di un confronto con la Commissione, per concordare le modalità di esecuzione della sentenza.

Inoltre, con il coordinamento del Dipartimento per le Politiche Europee il mio Dicastero, in collaborazione con le Regioni interessate, sta predisponendo un aggiornamento sullo stato di avanzamento delle attività di bonifica per i siti oggetto di contestazioni europee, al fine di disporre dell’insieme delle informazioni utili ad ottenere una riduzione delle sanzioni pecuniarie imposte dalla condanna della Corte di Giustizia sin dalla scadenza del primo semestre, prevista per il prossimo giugno 2015.

Abbiamo già convocato una riunione per il prossimo lunedì 22 dicembre per garantire un tempestivo coordinamento dei lavori con le Regioni.

Sulla base dei dati e dei documenti acquisiti nel corso delle prossime settimane, auspico di poter incontrare i Servizi della Commissione per chiarire le condizioni necessarie alla risoluzione del caso e all’adempimento della sentenza.

In tale sede spiegherò con chiarezza che, prima ancora della condanna del 2 dicembre scorso, l’Italia si era già dotata degli strumenti normativi e dei finanziamenti necessari al conseguimento di tale obiettivo.

In particolare, con la Legge di Stabilità 2014 è stato istituito nello stato di previsione della spesa del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare un apposito fondo, con una dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno degli esercizi 2014 e 2015, destinato al finanziamento di un “piano straordinario di bonifica delle discariche abusive individuate in relazione alla procedura di infrazione comunitaria n. 2003/2077”.

Il Piano, approvato lo scorso 9 dicembre, individua interventi su complessive 45 discariche in procedura d’infrazione rispetto ai quali, in considerazione delle risorse limitate messe a disposizione dalla già citata Legge di Stabilità, sono stati adottati specifici criteri di finanziamento.

In particolare, è stata assegnata la massima priorità agli interventi in aree e discariche pubbliche ritenuti più rapidamente cantierabili dalle Regioni interessate; in secondo luogo si è deciso di garantire la copertura delle opere non immediatamente cantierabili.

Tali interventi, che sono in totale 29, troveranno copertura finanziaria a valere sulle risorse disponibili del fondo, che ammontano a circa 59,5 milioni di euro, e saranno attuati attraverso gli Accordi di Programma Quadro già stipulati tra il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’Ambiente e le Regioni Abruzzo, Puglia, Sicilia e Veneto.

Diversamente, le ulteriori iniziative individuate (per un totale di 16 discariche), che ricomprendono, tra l’altro, gli interventi in sostituzione e in danno da effettuare nei confronti dei privati inadempienti nelle discariche interessate dalla presenza di rifiuti pericolosi in Emilia-Romagna, Liguria ed Umbria, potranno essere finanziate solo attraverso il reperimento delle risorse, 54 milioni di euro, che vanno sommati ai 7 che risultano già disponibili da parte delle regioni, per un totale di 61 milioni di euro. Tale fabbisogno potrebbe trovare copertura finanziaria a valere sui Fondi Strutturali 2014-2020 assegnati alle Regioni interessate, come recentemente proposto negli emendamenti alla Legge di Stabilità 2015.

Per ulteriori 6 aree di discarica oggetto della procedura d’infrazione 2003/2077 ricadenti all’interno dei Siti di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) di Venezia, Mantova, Serravalle Scrivia e Priolo, è stata fatta richiesta, in via programmatica, di copertura finanziaria dei relativi interventi nell’ambito della ripartizione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) per il periodo 2014 – 2020.

I siti oggetto di contestazione, come ho già ricordato all’inizio, ammontano complessivamente a 218. Di questi:

4 costituiscono errori di censimento;

48 risultano già bonificati;

115 sono oggetto di interventi di ripristino ancora in corso;

29 risultano finanziati con il Piano straordinario già illustrato;

per i rimanenti 16 si attende, come detto, il reperimento dei 54 milioni necessari mancanti per l’avvio degli interventi;

Il nostro obiettivo è prevedere già in questa fase l’ulteriore copertura finanziaria degli interventi programmati.

Ciò consentirebbe di dare immediato avvio alle procedure per i lavori, nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria di riferimento: sarebbe il modo migliore per dimostrare l’impegno del Paese ad adempiere la sentenza già in questa prima fase di negoziazione con la Commissione Europea, anche per rimodulare le condizioni di adempimento, contenendo gli importi della penalità prevista per i successivi semestri e poi riducendo progressivamente il tetto della penalità nei semestri successivi per effetto della messa a norma degli altri siti.

La situazione che vi ho brevemente illustrato dimostra che l’Italia ha sostanzialmente superato quella situazione emergenziale che indusse la procedura da parte dell’Europa.

Di ciò riferirò nelle sedi comunitarie competenti, al fine di dimostrare che si è avviato un percorso virtuoso che da un lato intendere chiudere le infrazioni con l’Europa, non solo sulle discariche ma più in generale sul tema dei rifiuti; dall’altro, lasciarsi alle spalle una volta per tutte l’era delle discariche abusive e dei territori avvelenati dall’abbandono e lo smaltimento di rifiuti pericolosi per l’ambiente e la salute dei cittadini.

di Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente