Due anni dopo il terremoto che ha colpito l’Italia centrale il 70% delle macerie è ancora lì

Per il presidente dei geologi del Lazio sarebbero «appena 728mila le tonnellate smaltite su 2,3 milioni stimate»

[28 marzo 2018]

«Partendo dal terremoto del maggio 1976 nel Carso, l’efficienza e la concretezza del “modello Friuli” non si sono più registrate, i principali eventi sismici succedutisi negli ultimi 40 anni quasi sempre hanno visto un dilatarsi dei tempi che sono occorsi per tornare, se è possibile usare tale termine, alla “normalità”». Il presidente dei geologi del Lazio, Roberto Troncarelli, al ritorno dal convegno itinerante “Geologia in movimento”, organizzato dall’Ordine dei geologi della Sicilia, non offre un quadro lusinghiero sulla gestione post-emergenziale che caratterizza molte delle aree colpite da catastrofi naturali sul nostro territorio. E le scosse di terremoto che hanno colpito l’Italia centrale a partire dal 24 agosto 2016, provocando centinaia di vittime e danni per 23,5 miliardi di euro, non sembrano costituire un’eccezione.

«Sono passati quasi due anni – argomenta Troncarelli – Sono stati compiuti alcuni buoni passi amministrativi durante la gestione dell’emergenza, ma ancora c’è tanto da fare per restituire una vita normale alla comunità locale. Un percorso complicato, spesso rallentato dalla burocrazia e dalla lentezza della macchina istituzionale, dalla sovrapposizione e stratificazione di norme e di enti preposti ai controlli, ognuno singolarmente legittimo nelle proprie competenze, ma a costituire complessivamente una indisponente melassa (soprattutto per chi è stato costretto a trascorrere il secondo inverno in situazioni logistiche precarie) che rallenta ogni decisione, ogni sopralluogo, ogni progetto, ogni realizzazione».

Un esempio è offerto dal completamento dei moduli abitativi per gli sfollati del terremoto, che è ancora lontano dal potersi dire completato: «Fin dalle settimane successive al 24 agosto – ricorda Troncarelli – si è lavorato per garantire sistemazioni di lungo periodo ai cittadini con casa inagibile o in zona rossa nei comuni maggiormente colpiti attraverso la realizzazione di Sae, Soluzioni abitative in emergenza. Ebbene, nel Lazio, stando ai dati della Regione, ad oggi non sono ancora state consegnate tutte le Sae». Per non parlare delle criticità legate alle macerie da rimuovere: «Nonostante i rassicuranti annunci della politica nelle ore seguenti il sisma, in Italia centrale ad oggi circa il 70% delle macerie sarebbe ancora da sgomberare, senza considerare tutte le demolizioni da eseguirsi a carico degli edifici in piedi ma non più agibili. Appena 728mila tonnellate quelle smaltite su 2,3 milioni stimate – sottolinea il presidente dei geologi del Lazio – Insomma c’è ancora tanto da fare, come tanto c’è da fare nel campo della sensibilizzazione collettiva e della consapevolezza del georischio sismico che deve tornare al centro dei programma istituzionali, insieme alla cultura della prevenzione. In questo quadro, non finirò mai di sottolinearlo, la figura del geologo è e sarà sempre fondamentale».

«D’altra parte, quello in cui siamo andati sempre migliorando, invece – aggiunge a parziale compensazione Tiziana Guida, vicepresidente dell’Ordine dei geologi del Lazio – è il sistema della protezione civile, che interviene ormai in modo sempre più efficiente ed efficace, nel soccorso in emergenza della popolazione. Possiamo senz’altro dire che la nostra è una delle migliori Protezioni civili al mondo, che coinvolge tutta l’organizzazione dello Stato, dai ministeri al più piccolo Comune, e anche la società civile, attraverso le organizzazioni di volontariato».