Ecocidio. Il fiume in piena della legalità

[18 novembre 2013]

Nonostante la pioggia, il corteo di Napoli si è mobilitato per chiedere chiarezza sui responsabili dell’ecocidio del Sud. In 70.000 sono partiti da piazza Mancini per arrivare in serata in piazza Plebiscito. Nessuna tensione, nessuno scontro, eppure c’è tanta rabbia che dovrebbe esplodere. Un vero è proprio fiume in piena composto da tanti comitati, dalla Fiom, da Legambiente che   dai primi anni novanta  denuncia con i suoi rapporti le ecomafie,  e ora prepara già le proposte per le politiche di intervento. «Il vero e proprio ecocidio che si sta consumando alla luce del sole tra le province di Napoli e Caserta, nella Terra dei Fuochi ormai simbolo e paradigma dei traffici illeciti di rifiuti e dell’estrema pericolosità dell’ecomafia, rappre­senta un attentato all’ambiente, alla salute dei cittadini e allo sviluppo del territorio- spiega Legambiente Campania- Le responsabilità che vengo­no da un passato trentennale, sono enormi e intrecciano i rapporti tra imprenditoria del Nord, camorra e politica: a partire dal 1988-89, cominciarono in larga scala i traffici illegali Nord-Sud, con le loro devastanti conseguenze. È una brutta storia che riguarda soprattutto il futuro. La grande questione ambientale, apertasi ormai più di 20 anni fa testimonia l’assenza di una giustizia tanto sociale, quanto ambientale in grado di tutelare vita e territorio».

Legambiente, Libera e Fiom  lanciano, intanto,  delle proposte credibili per trasformare la terra dei fuochi in terra felice:

rendere pubblica e aggiornare l’attività di mappatura e censimento dei siti contaminati; avviare una sistematica e puntuale attività di campionamento ed analisi dei prodotti ortofrutticoli ed alimentari per valutare l’eventuale trasferimento di inquinanti ambientali negli stessi; reperire risorse e predisporre strumenti certi ed efficaci per la messa in sicurezza e la bonifica delle aree inquinate, in particolare per consentire la realizzazione in surroga degli interventi nei siti di proprietà privata per i quali non sia possibile risalire al responsabile dell’inquinamento;  avviare in tempi rapidi il Registro Tumori della Regione Campania; individuare un piano sanitario pubblico specifico per le zone colpite dagli sversamenti e dichiarate ad alto rischio di tumori, anche al fine di informare la popolazione su precauzioni da osservare;

definire strumenti procedurali concreti al fine di consentire l’effettivo esercizio del diritto di risarcimento del danno ambientale;  sostenere una rete di aziende e soggetti pubblici  che promuovano e difendano la Campania pulita; predisporre un piano di riconversione delle aree contaminate basato sulle tecniche no food e sulla fitoremediation perseguendo una giustizia sociale e ambientale in Campania; introdurre nel Codice Penale i delitti contro l’ambiente, così da consentire alle forze dell’ordine e alla magistratura di prevenire e reprimere in maniera più efficace i fenomeni d’illegalità e criminalità ambientale; rafforzare l’attività di controllo e presidio del territorio, coinvolgendo, nelle giuste forme, anche la popolazione.

A  questi punti, si aggiunge la necessità di approvare il Piano Regionale Bonifiche e il Piano Regionale Rifiuti speciali e rivedere il Piano Regionale Rifiuti Urbani. «In Campania non abbiamo bisogno di leggi speciali, o leggi dei emergenza che tanti danni hanno creato nel passato – continua Legambiente Campania –  si deve chiudere la triste pagina dei Commissariamenti e dare pieno potere di controllo e monitoraggio del territorio, dell’ambiente e della salute.  A tal proposito ci  preoccupa  l’articolo 41 del cd. decreto del fare dove di fatto il Governo  stabilisce che in Campania sia dichiarata una sorta di emergenza rifiuti e siano nominati Commissari con grandissimi poteri.  I Commissari possono realizzare gli impianti già previsti dalla Regione, nonché fare tutto ciò che ritengono per “risolvere” i problemi, in particolare possono fare le  discariche, gli impianti di trattamento  e smaltimento dei rifiuti, gli impianti di recupero, produzione e fornitura di energia elettrica mediante trattamento termico, cioè i termovalorizzatori. Il tutto può avvenire in deroga alla procedura d’impatto ambientale (VIA) e alle altre leggi regionali in materia. Il Commissario  risponde direttamente al Ministro dell’Ambiente, che lo nomina con un semplice decreto».

Ma la protesta non può finire così. E non può circoscriversi soltanto intorno al territorio della Campania, alla sola  Terra dei fuochi. In altre parole, la mafia è un problema nazionale. E la salute e la dignità della vita richiamano i diritti umani: mettono in gioco e in discussione  l’intero modello di sviluppo occidentale.

Ora sono molte le domande alle quali la classe politica deve rispondere. Domande alle quali non può sottrarsi nemmeno la cosiddetta società civile, quella che negli ultimi anni ha semplicemente taciuto. E quasi naturale chiedersi :“cosa succederà a partire da domani”? Potremmo rispondere: “staremo a vedere”. E invece no. L’auspicio è quello di rendere partecipi  nelle decisioni politiche. Con una riscoperta della democrazia, che si è persa negli ultimi anni in nome della  crisi economica, ma che ha finito per legittimare soltanto governi imposti dall’alto,  favorendo l’antipolitica.

Mai  come ora dovrebbe essere forte  il richiamo alla responsabilità, al recupero del valore del bene comune, calpestato nell’ultimo ventennio in nome di una società dei consumi senza regole, in nome di un individualismo che ha spinto imprese e politici a guardare soltanto al profitto. Tradendo i propri figli e la propria terra. Siamo di fronte ad un bivio: scegliere se seguire definitivamente la strada della legalità o arrendersi con un senso di impotenza, cedendo alla logica dell’indifferenza.

Michele D’Amico