Tra le vittime molte donne e bambini che scavano a mani nude nei rifiuti

Etiopia, più di 46 morti in una enorme frana in una discarica di rifiuti (VIDEO)

[13 marzo 2017]

Secondo le autorità etiopi, un’enorme frana di spazzatura nella più grande discarica dell’Etiopia, Koshe, alla periferia della capitale Addis Abeba, avrebbe causato la morte di almeno 46 persone sono e decine di feriti.

Dagmawit Moges, una portavoce della municipalità di Addis Abeba ha confermato all’Agence France Presse (Afp)  che il bilancio della valanga di rifiuti avvenuto la sera dell’11 marzo è «Ormai di 46 morti, dei quali 36 di sesso femminile e 14 di sesso maschile», tra le vittime ci sarebbero diversi bambini. Il precedente bilancio delle vittime si era fermato a 30 morti.

La Moges ha precisato che la maggioranza delle vittime di questa tragedia sono “squatter”, disperati  che scavano nelle montagne di rifiuti della discarica di Koshe alla ricerca di oggetti di un qualche valore o di materiale da riciclare.

Purtroppo il numero dei morti potrebbe essere ancora più alto: «Ci attendiamo che questo numero delle vittime aumenti – ha detto la  Moges  – La frana avrebbe colpito una zona relativamente grande», seppellendo letteralmente l’umanità disperata che vive e scava in una delle più grandi discariche di rifiuti dell’Africa. Secondo il corrispondente dell’Afp ad Addis Abeba, la principale montagna di spazzatura della discarica di Koshe è ormai irriconoscibile e la frana si sarebbe staccata improvvisamente da un fianco della montagna di rifiuti.

Jeune Afrique spiega che «I rifiuti vengono soprattutto portati nelle abitazioni di fortuna delle persone che vivono nella discarica di Koshe, i cui materiali da costruzione, dei bastoni di legno e dei teli di plastica si possono vedere nella massa di rifiuti crollati».

Dentro la discarica  vivono almeno 300 persone, ma la valanga di spazzatura ha anche travolto una parte di una baraccopoli che sorge ai confini della discarica  e sei escavatori sono al lavoro da domenica pomeriggio in mezzo ai rifiuti, alla ricerca di eventuali sopravvissuti  o di corpi delle vittime. La polizia ha circondato il luogo dl disastro e impedisce a chiunque di avvicinarsi.

Koshe significa “sporco” nel dialetto amarico di Addis Abeba ed indica da oltre 40 anni la principale discarica di rifiuti dell’Etiopia, dove la capitale scarica gran parte dei rifiuti prodotti dai suoi 4 milioni di abitanti, che aumentano ogni giorno a causa dell’urbanizzazione e della crescita demografica galoppante. In Etiopia parlare di raccolta, riciclo, recupero e riuso dei rifiuti è ancora fantascienza, tutto è affidato ai più poveri tra i poveri, ai disperati che scavano a mani nude e vivono dentro inferni come Koshe.

L’Afp scrive che gli abitanti della discarica attribuiscono la colpa della frana ai lavori di spianamento della cima della montagna di rifiuti, avviti nel quadro della costruzione di una centrale a biogas per sfruttare il potenziale energetico dei rifiuti urbani. Un cercatore di rifiuti che vive nella baraccopoli intervistato dall’Afp ha ammesso che le autorità  avevano chiesto agli “squatter” di andarsene dalle loro baracche di legno e plastica sulle pendici della discarca, ma la maggior parte di loro aveva preferito restare accanto alla loro miniera di rifiuti.

La Moges ha annunciato che Addis Abeba sta costruendo un’altra discarica, che non è stata ancora aperta, ma dove sicuramente accorreranno altri disperati e profughi delle mille guerre africane, a scavare e vivere  nelle montagne tossiche di rifiuti, perdendo la salute e la vita.

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  • Poor Ethiopian Children Eating From Garbage Truck in Addias Ababa