Qui finisce l’avventura. Vele Spiegate dall’Elba a Montecristo, passando per l’Affrichella (FOTOGALLERY)

Il Diario di bordo della nona settimana

[1 settembre 2017]

Ultima settimana di Vele Spiegate, la nona, anche questa con 8 volontari a bordo, più l’equipaggio. Si parte da Rio Marina, facendo rotta a sud, verso le spiagge tra Punta Rossa e Punta Calamita, nel territorio del Comune di Capoliveri.  Si tratta della costa sotto le miniere di Calamita, raggiungibile solo dal mare, visto che la strada che permetterebbe di accedervi è un percorso minerario dismesso, chiuso per evidenti ragioni di sicurezza.  Una volontaria sottolinea: «Abbiamo costeggiato  molte splendide spiagge e insenature del promontorio di Calamita, ma ci siamo fermati di fronte alla costa del Cannello,  sotto il Monte Calamita,  dove siamo sbarcati con il tender per fare i rilievi del marine litter sul transetto di  25 metri lineari canonici. Sembrava una spiaggia pulita, ma in fondo, sotto il monte, le mareggiate hanno incastrato tra le rocce e gli arbusti  le solite cassette di polistirolo, bottiglie di plastica, ciabatte e scarpe, cicche, scatolette varie». I volontari in maglietta gialla che non erano impegnati nel rilievo scientifico dei rifiuti spiaggiati, hanno setacciato la vicina spiaggi della Miniera di Calamita, dove hanno riempito una decina di capienti sacchi neri di materiali di ogni tipo ma, come sempre, soprattutto plastica.  Finito il lavoro nello splendido e selvaggio scenario di Calamita, con le sue strutture minerarie abbandonate che ricordano una storia millenaria di fatica umana e di antico splendore,  i volontari del Cigno Verde, dopo una rapida pausa pranzo, si sono impegnati in una veleggiata con venti sostenuti e lezione di vela in full immersion fino a Marina di Campo, dove hanno smaltito a terra i sacchi di rifiuti raccolti a Calamita. Dal porto campese le due imbarcazioni di Diversamente Marinai – la Pepito e la Alon,  che hanno sostituito il Gwaihir dopo un’avaria – hanno fatto rotta sul mare protetto di Montecristo, l’isola proibita per eccellenza. E’ forse la tappa di questa lunga avventura che ha più colpito i volontari. Uno di loro racconta: «E’ uno di quei giorni che non si dimenticano. Si salpa, ancora storditi dalle luci dell’alba meravigliosa ma pronti. Aton è Topito cavalcano Nettuno che regala un mare fermo, limpido e scolpito di sfumature di blu profondo. E dinnanzi la terra contesa nel tempo da storie di monaci e nobili, l’isola magica, scenografia di grandi opere letterarie, misteriosa, inaccessibile. Si attraversa il mare per 5 ore e si fanno vedere banchi di tonni a fare mattanza di sardine in cerchio spaurite, stenelle madri danzanti coi loro cuccioli quasi volessero indicarci la strada. Terra!»  Ad attendere la ciurma ci sono due carabinieri e  i guardiani di Montecristo:  «Luciana archeologa dai lunghi capelli bianchi a dispensare saggezza, forte e decisa come i sassi di questa terra – sottolinea una volontaria – e  Giorgio, naturalista un po’ pirata, suo marito,  guardiani su questa terra di nessuno da 9 anni. All’inizio un po’ di diffidenza, divieti e regole apparentemente assurdi, come il non poter fare il bagno, e a guardare l’acqua è davvero crudele chiedere un sacrificio così grande a chi il mare c’è l’ha nelle vene. Poi dopo il pranzo e alcuni chiarimenti l’atmosfera cambia, tinge dosi di disponibilità e collaborazione propria di chi accoglie a casa un ospite, ed eravamo ospiti, del mare e a Montecristo, riserva naturale integrale lo si è ancor di più». Poi, verso Cala Maria: un lembo di spiaggia a unire roccia e mare. Beach litter a rastrello, catalogazione e raccolta. Ben poco da pulire,  Luciana, si prende cura della sua Isola come delle capre selvatiche che la abitano. Tra la plastica di ogni tipo, 135 cotton fioc, indistruttibili dal mare, dal tempo, da tutto. Un altro volontario conclude il racconto: «Accogliamo  l’invito a visitare le uniche abitazioni di questa terra contesa, accompagnati dai racconti di Luciana così nitidi che il passato sembrava di riviverlo: l’isola passa dalle braccia di San Mamiliano al nobile inglese Ser Taylor,  da saccheggi e massacri alla nobile famiglia Fiorentina dei Ginori e ancora il Re Vittorio Emanuele III, i Savoia, a far da padroni fino alla loro disfatta con l’arrivo della repubblica. Luciana e Giorgio raccontano l’Isola fino ad arrivare ai giorni nostri: demanio dello Stato, di tutti gli italiani ma accesso consentito a 1.000 visitatori all’anno. E noi siamo qui a battere bandiera Legambiente e Diversamente Marinai, ancora storditi dalla selvaggia eleganza di questo isola di sovrani, guerre e draghi. Visitiamo il museo è ci godiamo un tramonto con colori da togliere il fiato e  la Corsica di fronte. Guardiani e forestali ci raccontano ancora storie sotto un cielo stellato e una via lattea in tutto il loro splendore a fare da sfondo a questa magica giornata».

Maria Vittoria Monari, una delle volontarie del Cigno Verde, spiega cosa è successo il giorno dopo: «Dopo la prima notte nel Porto di Cala Maestra, con ancora nella memoria il racconto fra storia e leggenda della custode di Montecristo Luciana, è arrivato il momento di fare il periplo dell’intera isola. Lo scopo era dedicarsi al marine litter e al monitoraggio dei rifiuti presenti sulle calette inaccessibili, avvicinandosi il più possibile con le barche. Gli equipaggi delle barche si sono divisi i due incarichi (su Aton si faceva il marine litter e su Topito il monitoraggio delle calette) e sono partiti accompagnati dai carabinieri forestali. Per il marine litter ci siamo alternati a coppie, supervisionati da Flavia (biologa marina e reduce dalla spedizione con la Goletta verde): uno di noi registrava via GPS la posizione dei rifiuti e comunicava all’altro i dati relativi ad essi, come dimensioni, colore e galleggiabilità. Era possibile registrare anche la tipologia e l’origine dei rifiuti ma la gran parte di quelli da noi avvistati erano frammenti di plastica difficilmente identificabili; facevano eccezione due bicchieri, un cotton fioc e un frammento di cassetta di polistirolo. Sulle calette abbiamo avvistato un copertone, delle boe e una cassetta di polistirolo ma nel complesso esse erano in buone condizioni, grazie alla pulizia costanti dei custodi e dei carabinieri forestali. Dato che loro sono gli unici residenti di Montecristo e l’accesso ai visitatori è molto ristretto, tutti i rifiuti arrivano dal mare; da qui l’importanza del marine litter per elaborare strategie che ne riducano il numero». Montecristo è circondata da una fascia di mare integralmente protetta di un km dalla costa, dove sono vietate balneazione e navigazione, e da un più estesa zona 2 dove è vietata la pesca. L’isola e il suo mare sono anche un Zona di Protezione Speciale (Zps) della Direttiva Ue Uccelli, dove, grazie al grande successo del progetto Life Montecristo 2010, che ha portato all’eradicazione dei ratti invasivi introdotti dall’uomo, sono tonate ad involarsi le berte minori (Puffinus yelkouan), che avevano un successo riproduttivo pari a zero perché i loro pulcini venivano divorati vivi dai ratti. Ora la grande colonia delle berte minori di Montecristo è tornata d essere una delle più importanti del Mediterraneo, con più di 900 involi all’anno, circa il 10% dell’intera popolazione di questi uccelli marini a rischio estinzione. A Montecristo è in corso anche un tentativo di reintroduzione del falco pescatore con la costruzione di nidi artificiali.

Dopo aver circumnavigato Montecristo, i volontari di Vele Spiegate sono sbarcati in un luogo molto particolare, tanto da avere più nomi: Formica o Formiche di Montecristo, Scoglio d’Africa o d’Affrica e Affrichella ed è con quest’ultimo nome che è chiamato dai pescatori, tanto che nel passato delle bettole elbane venivano chiamate Affrichella perché gli ubriachi ci rimanevano impigliati come le reti in quello scoglio remoto con i suoi due fari: uno dismesso e uno più moderno e funzionante. È un luogo deserto, dove in pochi sono scesi, circondato da bassi fondali, quasi un barriera corallina mediterranea, ricchi di pesce e di innumerevoli specie di fauna e flora marina. Per questo l’Affrichella fa parte dal 2011 di una delle ancora poche zone speciali di conservazione (Direttiva Ue Habitat) italiane. Un mare ricco – e preso di mira dai pescatori – che contrasta con la poca terra emersa protetta dal Parco, dove, salvo qualche invertebrato e uccello marino, la vita non ce la fa ad attecchire, nemmeno le piante pioniere più resistenti. Una minuscola terra di frontiera – appena 0,3 ettari – che raggiunge solo 3 metri sul livello del mare, quasi un miraggio d naufraghi. E’ il mare dove il 16 marzo scorso, in seguito a un forte boato, dei pescatori di Marina di Campo filmarono e segnalarono una colonna d’acqua alta alcuni metri. Le analisi chimiche svolte dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) per comprendere l’ampiezza e le caratteristiche del fenomeno, hanno evidenziato un aumento della concentrazione di metano nei fondali dell’Affrichella, ma escluso che il “geyser” avesse origine vulcanica. L’Ingv ha concluso che quello registrato all’Affrichella e «un fenomeno di tipo “vulcano di fango” in cui grandi quantità di metano fuoriescono in maniera vigorosa» e che successivamente il fondale marino è stato interessato da un degassamento diffuso di modesta entità. È così che, forse, si è finalmente riusciti a dare una spiegazione alle misteriose esplosioni in mare che periodicamente facevano tremare l’Elba e che qualcuno aveva attribuito al bang di aerei supersonici o a esercitazioni militari. Esplosioni che nel corso di questa estate non sono state segnalate.

L’Affrichella ha riservato un buona sorpresa: «Qui abbiamo riscontrato l’assenza pressoché totale di rifiuti data la conformazione rocciosa ed esposta a mareggiate continue del luogo – sottolinea una volontaria di Legambiente – Unici rifiuti trovati sono stati dei residui industriali ferrosi, risalenti ad un’epoca precedente la costruzione del faro». Anche l’assenza di rifiuti marini all’Affrichella e la loro contenuta presenza a Montecristo rappresentano un dato importante: significa che questo tratto di mare, dove sorgono queste terre aspre e remote, è abbastanza immune dalla peste mondiale del marine litter. Informazioni utili per i ricercatori di Legambiente e di Enea e Università di Siena che valuteranno le minuziose informazioni raccolte nell’Arcipelago Toscano, in navigazione e su spiagge e coste, da Vele Spigate e dalle quali già emerge una mappa molto differenziata del marine e beach litter tra isola e isola e nelle diverse spiagge dell’Isola d’Elba.

Dopo la puntata a Montecristo e all’Affrichella, Vele Spiegate è tornata all’Isola Elba per concludersi in due spiagge più vicine a località come Marina di Campo e Lacona, ma non per questo più conosciute dal turismo di massa dell’Isola di Dumas e del suo scoglio spersi nel Tirreno. Accompagnato da un modesto scirocco fino all’Elba, l’equipaggio di Vele Spiegate ha infatti lasciato il porto di Marina di Campo per salpare alla volta di Ripa Nera, tra Capo Fonza e lo Scoglio della triglia, uno dei paradisi dei subacquei elbani. I volontari sono sbarcati sulla piccola spiaggia di ghiaie e ciottoli e accessibile solo dal mare, sovrastata dalla ripidissima costa di roccia scura che le da il nome. È tra i sassi aguzzi e la sabbia rovente di Ripa Nera che i volontari in maglia gialla del Cigno Verde hanno iniziato la loro ultima giornata di raccolta e monitoraggio dei rifiuti spiaggiati. Uno di loro sottolinea: «In una calda e afosa giornata non sono mancate le consuete sorprese: ruota di autovettura, paraffina, polistirolo, bottiglie di plastica e dispositivi medicinali». Dopo una pausa per rifocillarsi e raccogliere le forze, un alito di vento ha portato i volontari verso la seconda e ultima tappa dell’ultima settimana dei campi di lavoro di Vele spiegate alla ricerca, censimento e raccolta del marine e beach litter dell’arcipelago toscano. Quella dove sono sbarcati, non senza qualche difficoltà, era una lunga costa che orla il Parco nazionale, sconosciuta per loro, ma ben nota – anzi famigerata – per Legambiente e Diversamente Marinai: la spiaggia del Ghiaieto, separata da qualche scoglio dagli arenili di Laconella e Lacona ancora affollatissimi di bagnanti e ombrelloni, ma dove il litorale “addomesticato” dell’Elba ridiventa subito solitario, vasto, difficile e selvaggio. Il team di spazzini del mare legambientini ha setacciato il litorale recuperando 10 sacchi di rifiuti, alcuni visibilmente in loco da molto tempo. Un volontario evidenzia che «era particolarmente invasivo il polistirolo delle cassette utilizzate per la pesca». Non sapeva che, rispetto gli anni passati, quando i campi di volontariato per le dune di Lacona organizzati da Parco nazionale dell’arcipelago toscano e Legambiente in due operazioni di pulizia tolsero quasi 150 sacchi di rifiuti dal Ghiaieto, la spiaggia era molto più pulita di prima. Anche allora il polistirolo, caduto dai pescherecci o gettato mare, rappresentò la quasi totalità dei rifiuti trovati al Ghiaieto.

E alla fine è arrivata anche l’ultima giornata del nono campo di volontariato e dell’intera campagna di Vele Spiegate  Marco Marmeggi, presidente di Diversamente Marinai, fa un primo bilancio: E’ alla conclusione di questa campagna che si sente con maggiore forza il desiderio di far sapere a più persone possibili quelli che sono stati il nostro lavoro, il nostro impegno, le nostre speranze». Ma l’ultimo giorno di Vele Spiegate è stato denso di emozioni per l’equipaggio formato dai volontari di Legambiente e di Diversamente Marinai: «La nostalgia per un capitolo che si chiude è stata accompagnata da un’ancor più profondo desiderio di azione – spiega  una delle volontarie  – Le esperienze del campo e la condivisione dei nostri entusiasmi hanno rinvigorito la forza di volontà di volontari e  organizzatori. A cena sono così fioccate proposte di nuovi progetti, migliorie per i campi a venire, promesse di futuri incontri. Seduti tutti intorno al tavolo abbiamo festeggiato il compleanno di Antonio, la nostra mascotte speciale e indiscussa e ognuno ha condiviso a cuore aperto quello che il campo ha significato personalmente. Tra parole di commozione e ilarità sono emerse molte cose. Ci siamo sentiti parte di qualcosa, una “comunità” unita da obiettivi comuni. Questo è, forse, la cosa più importante che resta alla fine: le relazioni di amicizia che abbiamo stretto, la sensazione di non essere soli nell’impegno per la difesa di questa nostra Terra. Il contributo di ognuno è importante, piccolo o grande che sia. Da qui traiamo determinazione, entusiasmo e speranza. Due barche, un solo equipaggio…una comunità, una causa». Luca Agujari, di Legambiente e Diversamente Marinai, che per primo ha pensato a questa iniziativa che si è rivelata di grande successo e impatto, conclude: «Questa magnifica avventura non sarebbe stata possibile senza  il cofinanziamento del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, il contributo dei  main partner Acqua dell’Elba e Novamont. il patrocinio di Enea, Regione Toscana e Università di Siena e il sostegno tecnico di Esa, Esaom Cesa, Moby, TraghettiLines e Associazione Albergatori Isola d’Elba. Ma in particolare vogliamo ringraziare i nostri media partner: Il Tirreno, La Nuova Ecologia, Greenreport.it ed Elbreport che ci hanno seguito con attenzione e partecipazione in questa nostra stupenda avventura».