Funghi e batteri per decontaminare il suolo. Un progetto dell’università di Pisa

Dopo 3 anni di sperimentazione, rifinanziato Bio ResNova del dipartimento di biologia

[14 novembre 2016]

bio-resnova

Dopo una sperimentazione triennale, grazie ad un nuovo finanziamento della Fondazione Pisa, riparte il progetto Bio ResNova del dipartimento di biologia dell’Università di Pisa che punta a decontaminare il suolo utilizzando funghi e batteri  appositamente selezionati  in base alla loro capacità di metabolizzare le sostanze inquinanti, e che vedrà coinvolte anche aziende del territorio che si occupano di smaltimento di rifiuti e bonifiche.

A dipartimento di biologia pisano sottolineano  che «L’obiettivo di questa seconda fase, che durerà due anni, è di realizzare un impianto pilota di decontaminazione per arrivare poi alla brevettazione del processo biotecnologico di bonifica di suoli e dei sedimenti contaminati».

Sul sito del progetto si legge che «La rimozione di xenobiotici recalcitranti alla degradazione come gli idrocarburi pesanti (total petroleum hydrocarbon, TPH; polyciclic aromatic hydrocarbon, PAH) è oggi associata quasi esclusivamente al conferimento in discarica della matrice da trattare, pratica non sostenibile in termini ambientali ed economici, che crea problemi gestionali alle discariche stesse, dal momento che l’entità di flussi di materiale da conferirvi è elevata, occasionale e poco prevedibile a livello programmatico.

Il dragaggio rappresenta oggi un’attività estremamente critica, in quanto produce ingenti quantità di sedimento spesso non idoneo, per caratteristiche chimiche, fisiche e microbiologiche, per ritornare a contatto, tal quale, con le matrici suolo ed acque. Bio ResNova ha come obiettivo finale la realizzazione di filiere di trattamento modulare dei sedimenti di dragaggio che permettano, indipendentemente dai livelli di contaminazione iniziale, un loro recupero come substrati resilienti e privi di tossicità residua. Il prodotto finale di Bio ResNova consiste nella definizione di un modello di trattamento dei sedimenti di dragaggio costituito da filiere modulari di trattamento la cui flessibile sequenza combinatoria sarà adattata alle diverse tipologie di contaminazione ed alle caratteristiche chimico-fisiche della matrice da trattare».

Roberto Lorenzi, dell’università di Pisa, che lavora al progetto con Simona Di Gregorio e altri 6  fra studenti e ricercatori, spiega: «Siamo partiti isolando popolazioni di batteri e funghi nei sedimenti da decontaminare dove vivono proprio perché si nutrono degli stessi inquinanti,  abbiamo quindi moltiplicato i microrganismi in laboratorio e li abbiamo reimmessi nella matrice da decontaminare dove, degradando le molecole tossiche attraverso la loro normale attività metabolica, riescono così a ridurre la concentrazione dei contaminanti».

I ricercatori aggiungono che «I biotrattamenti messi a punto dal team Bio ResNova si possono applicare a suoli contaminati da idrocarburi pesanti consentendo un loro riutilizzo in ambito civile e industriale piuttosto che lo smaltimento in discarica, come solitamente avviene oggi. Il metodo ideato dai ricercatori dell’Ateneo pisano non solo rispetta i limiti di legge relativi ai livelli massimi del contaminante principale, ma tiene anche conto delle sostanze dannose che possono formarsi durante la degradazione delle molecole inquinanti insistendo nei trattamenti sino a raggiungere buoni risultati anche negli esami ecotossicologici».

Lorenzi conclude: «La tecnologia BioResnova potrà essere sfruttata sia sul mercato italiano, dove le bonifiche ambientali dei suoli e dei sedimenti riguardano i maggiori poli chimici e petrolchimici e le principali autorità portuali, sia sul mercato europeo e nord africano, con stime previsionali che potrebbero superare di un ordine di grandezza il mercato Italiano».