Restano ancora da recuperare dalle acque dell’Arcipelago Toscano 71 dei 198 caduti

Fusti tossici di Gorgona. Realacci: «Recuperarli e ripristinare l’ecosistema»

[16 dicembre 2013]

A due anni dall’incidente dell’eurocargo Venezia della Grimaldi Lines al largo dell’Isola di Gorgona, restano ancora da recuperare dalle acque dell’Arcipelago Toscano 71 dei 198 fusti contenenti sostanze tossiche e pericolose e il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’ambiente e della salute «Per sapere a che punto sia il monitoraggio dell’area in cui occorse l’incidente e quali siano le iniziative in atto per arrivare al completo recupero dei fusti tossici ed escludere definitivamente qualsiasi rischio per la salute dei cittadini e dell’ambiente e come si intenda assicurare alle autorità competenti le risorse necessarie alle operazioni di recupero».

In una nota Realacci sottolinea che quella di domani è «Una ricorrenza molto sentita da associazioni e cittadini, che hanno promosso la raccolta di firme “Togliete quei bidoni”» e ricorda che «Nell’incidente furono disperse 40 tonnellate di sostanze tossiche sui fondali del Tirreno, a circa 20 miglia dalla costa di Livorno in pieno Santuario internazionale di mammiferi marini Pelagos. Secondo una dinamica che presenta tuttora punti oscuri e incongruenze. Vista l’alta pericolosità delle sostanze, catalizzatori di ossidi di cobalto altamente infiammabili se asciutti, da  anni Legambiente Arcipelago Toscano ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di impegnarsi fortemente nella ricerca e nella difficile azione di recupero dei fusti, che potrebbero essersi inabissati fra l’isola di Gorgona e il banco di Santa Lucia. Io stesso mi ero interessato della questione anche nella passata Legislatura, presentando un atto di sindacato ispettivo rimasto senza risposta nonostante i solleciti. E torno a occuparmi del caso chiedendo, inoltre, ai ministri interpellati se e in quale modo la compagnia Grimaldi Lines sia stata chiamata a concorrere al recupero dei fusti e a sostenere i relativi costi; se intendano informare i cittadini su quali siano le sostanze solide inorganiche autoriscaldanti disperse in mare. Ai ministri interrogati chiedo anche se siano state accertate la dinamica e le responsabilità dell’incidente, e se intendano determinare l’impatto di questo ennesimo inquinamento marino e impedire che casi simili si ripetano. Tanto più in questo tratto di mare, protetto sia dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano che dal Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos».

Realacci conclude ricordando la sfilza di incidenti che hanno funestato questo tratto di mare toscano: «Le acque toscane, e quelle di Livorno in particolare sembrano non conoscere pace. Il 10 aprile del 1991 furono testimoni anche del tragico e assurdo incidente della Moby Prince. Una tragedia in cui persero la vita 140 persone e sulla cui dinamica restano forti dubbi. Proprio per fare piena luce sul disastro della Moby Prince ho presentato tre atti di sindacato ispettivo, l’ultimo lo scorso aprile al Presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro della Giustizia».

Sulla Questione interviene anche Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana: «Alla vigilia del secondo anniversario dell’incidente dell’eurocargo Venezia della Grimaldi Lines che era, incredibilmente, in navigazione al largo dell’Isola di Gorgona, nel bel mezzo di una delle più violente (e annunciate) tempeste che si ricordino, dove a quanto pare sfiorò anche la collisione con un altro cargo, è molto importante che il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, abbia riproposto il problema del recupero dei 71 fusti contenenti materiali tossici e nocivi ed inabissati in pieno Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos. Insieme all’onorevole Realacci richiamiamo la Grimaldi ed il governo alle loro responsabilità e ad applicare il principio del chi inquina paga (o risarcisce) ed alla tutela di un’area marina protetta da un accordo internazionale e vicina ad un’area marina tutelata dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano. E’ evidente che in un’area così delicata e trafficata, funestata anche da altri incidenti,  i trasporti di sostanze tossiche e pericolose devono avvenire nella massima sicurezza, riducendo al minimo i rischi per l’ambiente e la salute di animali ed uomini. Questo il 17 dicembre 2011 non è avvenuto, incidenti come quello della  dell’eurocargo Venezia non devono più avvenire».