La denuncia delle associazioni imprenditoriali

Gestione rifiuti, dal 7 luglio a rischio stop in Italia a causa dell’ennesimo caos normativo

Nel mirino un “inopportuno” recepimento della Direttiva europea sulle emissioni industriali

[30 giugno 2015]

burocrazia leggi economia circolare

«Dal prossimo 7 luglio parecchie imprese italiane, tra cui in primis quelle impegnate nelle attività di recupero e smaltimento dei rifiuti, rischiano di dover interrompere le proprie attività a causa di un “inopportuno”, se non addirittura errato, recepimento della Direttiva europea sulle emissioni industriali». La denuncia arriva dalle associazioni di Confindustria Fise Assoambiente (igiene ambientale, raccolta e smaltimento rifiuti) e Fise Unire (recupero dei rifiuti), che per la seconda volta nel giro di pochi mesi si trovano a bussare alle porte del ministero dell’Ambiente per segnalare la minaccia di un cavillo apparentemente innocente, ma di fatto devastante per quanti si impegnano a portare avanti una gestione dei rifiuti a norma di legge.

A febbraio la pietra dello scandalo fu l’entrata in vigore di una nuova classificazione dei rifiuti in salsa italiana, mentre oggi nel mirino è finito il Decreto-Legge n.46 del 4 marzo 2014; un testo quindi le cui conseguenze erano ancora una volta note da tempo, ma sulle quali si è scelto di non intervenire.

«La vicenda – illustrano le associazioni – ha del paradossale. Con il Decreto-Legge n.46 del 4 marzo 2014, il Legislatore italiano, recependo la Direttiva europea sulle emissioni industriali, ha fissato al 7 luglio 2015 il termine entro cui la Pubblica Amministrazione è tenuta a rilasciare l’AIA – Autorizzazione Integrata Ambientale, richiesta entro il 7 settembre scorso dalle imprese incluse (in base alle nuove disposizioni) tra le attività soggette ad IPPC (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento). Fin qui, nulla da dire, considerato che tale termine è imposto dalla stessa Direttiva; senonchè, il Legislatore nazionale, in aggiunta, ha previsto la sospensione dell’esercizio dell’impianto in attesa che si perfezioni il procedimento istruttorio, se questo non si sarà concluso entro il 7 luglio.

Le imprese, quindi, pur avendo rispettato la scadenza del settembre 2014 per la presentazione della domanda di AIA, si troveranno obbligate a bloccare la propria attività nel caso di ritardi nel rilascio del provvedimento da parte delle Autorità competenti.

Va rimarcato che la Direttiva sulle emissioni industriali non fissa una scadenza per la validità dei titoli autorizzativi, ma si limita a fissare un termine, il 7 luglio 2015 appunto, entro cui gli Stati Membri dovranno applicare disposizioni legislative, regolamentari e amministrative conformi alla Direttiva stessa. Il termine del 7 luglio 2015 riguarda quindi gli Stati membri, non certo le imprese che da queste dipendono per l’espletamento dei propri obblighi». E che, ancora una volta, per mandare avanti la propria attività dovranno verosimilmente affidarsi a un’arte nostrana ancora più antica del diritto, che pur ha i suoi natali in Italia: l’arte di arrangiarsi.