Gli uccelli marini del Pacifico costruiscono i nidi con la plastica

Le sule fosche possono fungere da indicatori dell'estensione dell'inquinamento da plastica nei tropici

[30 ottobre 2018]

Negli ultimi decenni i frammenti di plastica si trovano ovunque: al polistirolo  nel ghiaccio nell’Artico al sacchetto di plastica trovato sul fondo della Fossa delle Marianne, nessun luogo è in salvo di rifiuti prodotti dall’uomo, ma valutare la consistenza del problema nelle vaste aree oceaniche è spesso difficile. Un modio per riuscirci è studiare gli organismi marini che hanno un apio areale e che possono agire come specie indicatrici, le “sentinelle”, che possono darci un’idea sulla salute degli oceani.

E’ quel che hanno fatto  con il nuovo studio “The use of anthropogenic marine debris as a nesting material by brown boobies (Sula leucogaster)” pubblicato su Marine Pollution Bulletin, i ricercatori dell’Università della Tasmania, del Two Hands Project e del Natural History Museum britannico che hanno studiato la quantità di plastica trovata nei nidi delle sule fosche (Sula leucogaster) in tutto il loro areale costiero che si estende dalla costa occidentale dell’Australia alla costa orientale del Brasile.

Gli scienziati australiani e britannici hanno così scoperto che «quando sono disponibili detriti di plastica da utilizzare come materiale di nidificazione, gli uccelli li usano invariabilmente» e questo fa delle sule fosche una specie-indicatore dell’inquinamento marino.

Queste specie sentinella di uccelli marini ci sono anche nell’emisfero nord: in Gran Bretagna il fulmaro Fulmarus glacialis)  è stato utilizzato per de cenni per valutare le materie plastiche oceaniche, perché purtroppo se ne ciba. Ma nell’emisfero meridionale le cose non sono così semplici. Uno degli autori dello studio, Alex Bond del Natural History Museum, spiega che «Ai topici ci mancano specie sentinella efficaci. Le sule fosche nidificano nel Pacifico meridionale, nei Caraibi e nell’Atlantico meridionale. Quindi ci siamo chiesti se potessero essere una sorta di indicatore dell’estensione della plastica oceanica».

Questi uccelli costruiscono piccoli nidi sul terreno in colonie, spesso lungo le spiagge. Generalmente creano i loro nidi utilizzando quel che trovano sulla battigia, come alghe e foglie. Ma negli ultimi tempi la tipologia di materiali utilizzati è cominciata a cambiare: «Nel 2014 abbiamo notato che un bel po’ di nidi di sule avevano dentro della plastica – spiega Bond – Dalla corda da pesca a pezzi di plastica duri, i nidi contenevano un’intera varietà di detriti. ”

Questa scoperta ha portato Megan Grant dell’Institute for Marine and Antarctic Studies dell’università della Tasmania a indagare se il materiale di nidificazione delle sule fosche potesse essere utilizzato come indicazione dell’estensione locale della plastica marina. La Grant ha raccolto dati sulla quantità e il tipo di detriti trovati nei nidi delle sule fosche in 18 siti diversi in tutto l’areale riproduttivo degli uccelli. Ha potuto così confrontare ciò che era stato trovato nei nidi con la quantità e il tipo di detriti trovati sulle spiagge adiacenti.

Bond sottolinea che «Il materiale di nidificazione deriva in genere a un ambito locale, quindi le sule prendono il materiale dalle spiagge su cui nidificano o molto vicino al largo. E quello che abbiamo scoperto è stato davvero interessante. In un determinato sito ogni nido aveva della plastica, mentre in altri siti nessuno dei nidi aveva della plastica. Questo implica che gli uccelli rispondono alla quantità di plastica disponibile localmente».

Ma la storia non finisce qui: quando il team australiano-britannico ha confrontato i rifiuti trovati sulle spiagge con quel che gli uccelli stavano utilizzando come materiale di nidificazione, c’era solo una leggera sovrapposizione. Questo suggerisce che le sule hanno le loro preferenze.  Bond evidenzia che «Non era coerente in tutti i siti. Alcune colonie preferivano le corde verdi, altre frammenti bianchi. Questa variazione tra i siti è uno degli aspetti più affascinanti».

Gli scienziati non sanno ancora cosa possa determinare queste diverse preferenze di materiali e colori.  Per alcuni uccelli marini che nidificano nel Regno Unito si pensa che possano preferire le corde sintetiche verdi perché somigliano alle alghe, «Ma la verità  – dicono i ricercatori – è che ne sappiamo molto poco della percezione dei colori negli uccelli marini e quindi su cosa potrebbe guidare queste scelte».

L’utilizzo di plastiche per costruire i nidi rende ancora più pericoloso il problema di plastica per gli uccelli marini: «Nella peggiore delle ipotesi, gli uccelli che usano la plastica per costruire i nidi possono rimanerci intrappolati – evidenzia Bond – Nel Regno Unito, ad esempio, vediamo pulcini di sule che rimangono impigliati e e poi muoiono. Questo sia restandoci aggrovigliati che cadendo dal nido o restando strangolati».

Ma nelle sule fosche  l’impatto della plastica potrebbe non essere così grande, visto che costruiscono i nidi al suolo. «Questi uccelli – concludono gli scienziati – sono l’ennesima indicatore di come stiamo cambiando rapidamente gli oceani e dobbiamo al più presto fare qualcosa al riguardo per prevenire un’ulteriore perdita di specie».