Goletta Verde, Don’t Waste Venice. Fortemente inquinata la Foce del Po delle Tolle

Marine litter nella città di Venezia: 87% è plastica tra il Sestiere di Castello e l'Isola della Certosa

[11 agosto 2016]

Goletta Verde Venezia 1

Il bilancio del monitoraggio svolto in Veneto il 3 e il 4 agosto 2016 dall’equipe tecnica di Goletta Verde, non è positivo per il più grande fiume italiano: «E’ stato giudicato “fortemente inquinato” il prelievo effettuato alla foce del Po delle Tolle a Porto Tolle (in località Barricata), a dimostrazione che va mantenuta alta l’attenzione sulla corretta depurazione dei comuni dell’entroterra e costieri per evitare che carichi inquinanti non adeguatamente trattati possano mettere a rischio la qualità del mare».

Legambiente chiede quindi a Regione e amministrazioni comunale di «verificare le situazioni di criticità ancora presenti sul fronte della depurazione e allo stesso tempo di intensificare i controlli contro chi continua a deturpare una delle maggiori risorse di questo territorio».

Oltre il campionamento risultato fortemente inquinato, gli altri prelievi effettuati lungo le coste regionali hanno registrato valori di inquinanti entro i limiti di legge: a Rosolina (alla spiaggia libera di Marina di Caleri e alla foce del fiume Adige); a Chioggia (alla foce del fiume Brenta); a Cavallino Treporti (alla spiaggia presso Punta Sabbioni e alla spiaggia a sud del fiume Sile); a Jesolo (alla foce del fiume Piave); a Eraclea (alla laguna del Mort); a Caorle (alla spiaggia presso via Lepanto e alla bocca di Porto Falconera); a San Michele al Tagliamento (alla spiaggia Brussa Bibione Pineda).

Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, evidenzia: «Sebbene i dati dei monitoraggi effettuati dai nostri tecnici di Goletta Verde mostrano un quadro sostanzialmente positivo, sul fronte degli oltraggi al nostro prezioso patrimonio ambientale resta ancora molto da fare a partire dal tema della cementificazione e degli abusi edilizi che rovinano irreparabilmente la bellezza delle nostre coste. Così come in tema di trivellazioni e ricerca petrolifera che danneggiano e mettono a repentaglio l’ecosistema marino, ma anche scarichi e sostanze inquinanti che in mare vengono sversate ogni giorno. Senza dimenticare il tema dei rifiuti in mare e sulle nostre coste, la cui presenza è, purtroppo, sempre più forte».

E propri sul tema dei rifiuti marini, dopo l’efficace esperienza del 2015, ritorna la campagna Don’t Waste Venice ritorna anche nel 2016. Una campagna, quella di Legambiente ed Ispra – con il supporto di Lush Italia  – che punta a ripetere il monitoraggio dei rifiuti nei canali di Venezia con l’idea di ricercare più informazioni sulla tipologia e origine dei rifiuti galleggianti (marine litter) alternando azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento di cittadini e turisti per stimolare alla prevenzione e riduzione dei rifiuti. I monitoraggi sono stati svolti dai volontari di Legambiente provenienti da tutto il mondo che stanno prendendo parte ai campi di volontariato estivi dell’associazione, ospitati questi giorni presso l’Isola della Certosa, grazie alla decennale collaborazione con il Polo Nautico Vento di Venezia.

Del problema della marine litter se ne occupa uno degli undici descrittori della direttiva europea  2008/56/ce nota come “Strategia Marina”. L’obiettivo, dopo aver raccolto i dati relativi a quantità e tipologia di rifiuti nell’ecosistema marino e costiero, è quello di intraprendere azioni di prevenzione e riduzione, per raggiungere il “buono stato ecologico” entro il 2020. A riprova dei livelli di criticità raggiunti in quest’ambito, basta citare i dati dell’indagine svolta da Goletta Verde – 2600 km monitorati con 205 ore di osservazione tra l’estate 2014 e 2015 – che ha registrato 2. 597 rifiuti galleggianti, di cui il 95% di plastica

Il Cigno Verde spiega che «I primi dati (registrati nella giornata del 10 agosto) confermano la situazione di forte criticità già riscontrata lo scorso anno a Venezia: 804 i rifiuti galleggianti nei 18 chilometri percorsi – tra l’area dell’Isola della Certosa (251) e Castello (553) –  prevalentemente di plastica (ben l’87%, di cui il 25% rappresentato da mozziconi di sigarette). Per quanto riguarda la tipologia di rifiuto, molto diffusi sono i frammenti di plastica e polistirolo (23%) e in percentuali più piccole contenitori di liquidi (bottiglie, tetrapak ecc.) e parti di imballaggi». .

Secondo Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto, «Il marine litter è un problema troppo spesso sottovalutato per una città come Venezia il cui rapporto con l’acqua è emblematico e dove la grande affluenza turistica e le difficoltà logistiche di fronte alle quali si trovano la municipalità e i cittadini nel gestire i rifiuti urbani rende tutto più complesso. Proprio per questo la campagna Don’t Waste Venice si pone come obiettivo non solo quello di monitorare i rifiuti galleggianti nei canali, ma di coinvolgere cittadini e turisti nella loro riduzione tramite alcune semplici buone pratiche, promuovendo comportamenti rispettosi e attenti allo stato di salute delle acque interne alla città e quelle lagunari. È ovviamente necessario che anche l’amministrazione comunale affronti finalmente la gestione e la raccolta dei rifiuti con formule innovative, al passo con i tempi e delle richieste che arrivano dalla popolazione. Proprio in quest’ottica, a ottobre verranno presentati, in collaborazione con l’amministrazione comunale, e Veritas i dati definitivi del monitoraggio, con lo scopo di elaborare un piano strategico che porti soluzioni concrete che vedano tutti coinvolti nel processo di salvaguardia di una città patrimonio mondiale dell’Unesco».

Legambiente ha presentato anche i dati del dossier Mare Monstrum 2016 riguardanti il Veneto:  nel corso del 2015 i reati denunciati sono stati 813 (in netta crescita rispetto ai 436 dell’anno precedente) con 871 persone arrestate e denunciate e 228 sequestri. A fare la parte del leone i reati relativi alla pesca di frodo dove le forze dell’ordine hanno scoperto 360 infrazioni (con altrettante persone denunciate e arrestate e 59 sequestri) e a seguire le infrazioni relative alla cattiva depurazione e agli scarichi selvaggi che sono state 225 (con 233 persone denunciate e 118 sequestri). Alti anche i reati legate al ciclo del cemento, settore nel quale sono state registrate 143 infrazioni accertate, 191 persone denunciate e 27 sequestri. Da citare, i reati relativi alla navigazione fuorilegge: 85 i reati contestati, con 87 persone denunciate.