In Gran Bretagna presto vuoto a rendere e deposito per bottiglie di plastica e lattine

Ma i britannici consumano più plastica monouso degli altri europei. Il ministro Gove: «Grazie alla tassa sui sacchetti monouso, utilizzo diminuito dell'83%»

[29 marzo 2018]

Fra poco, quando compreranno acqua e bibite in bottiglie di plastica o lattine, i sudditi della Regina Elisabetta dovranno versare un deposito per incrementare l’avvio a riciclo e ridurre i rifiuti. Il deposito farà aumentare i prezzi, ma i consumatori riceveranno il sovrapprezzo indietro se restituiranno il contenitore. Insomma, si tratta del buon vecchio vuoto a rendere e  il nuovo sistema britannico riguarderà sia le bottiglie di vetro e di plastica monouso che le lattine in acciaio e alluminio. I dettagli, compreso l’ammontare del deposito, sono ancora all’esame del governo conservatore appoggiato dagli unionisti nordirlandesi.

L’annuncio del governo arriva sulla scia delle prime puntata della trasmissione Blue Planet II della BBC che hanno evidenziato la minaccia dell’inquinamento marino e che hanno particolarmente impressionato l’opinione pubblica britannica quando hanno mostrato filmati di animali selvatici che mangiano plastica.

Secondo il segretario di Stato all’ambiente britannico, Michael Gove «Non c’è dubbio che la plastica stia devastando l’ambiente marino e che le bottiglie di plastica e le lattine scartate finiscano per essere buttate sulle banchine e lanciate nei fiumi, nei laghi e in  mare. Abbiamo già vietato le microsfere dannose e tagliato l’utilizzo dei sacchetti di plastica, e ora vogliamo agire sulle bottiglie di plastica per aiutare a ripulire i nostri oceani. Dobbiamo vedere un cambiamento negli atteggiamenti e nel comportamento e le prove dimostrano che i sistemi di ricompensa e resa sono un potente agente di cambiamento».

In Gran Bretagna vengono comprate circa 13 miliardi di bottiglie di plastica all’anno e più di 3 miliardi non vengono riciclati. Il governo autonomo della Scozia ha già annunciato l’avvio di un sistema di vuoto a rendere e in Galles i ministri del governo autonomo di Cardiff hanno detto che vogliono contribuire a realizzare un sistema esteso a tutto il Regno Unito. L’Irlanda del Nord ha annunciato che prenderà in considerazione entro l’anno un sistema di resa dei vuoti. La BBC fa notare che «Sistemi simili nell’Europa settentrionale hanno portato ad un grande aumento della quantità di plastica riciclata».

Nel mondo ci sono una quarantina di Paesi, compresi Germania, Svezia e Israele, e 21 Stati Usa che hanno una qualche sistema di vuoto a rendere per le bottiglie di plastica. Sistemi che assumono forme diverse nei diversi Paesi, ma la maggior parte prevede la restituzione delle bottiglie in un punto di raccolta automatizzato o nel negozio in cui sono state acquistate.

Cambia anche quel che accade al denaro dei depositi non riscossi, quando le persone non restituiscono una bottiglia a un punto di raccolta.  In alcuni Paesi quei soldi vanno al produttore o al rivenditore, mentre in altri Paesi quel denaro viene devoluto in beneficenza o restituito all’operatore centralizzato del sistema, che normalmente recupera i soldi per far funzionare il meccanismo del vuoto a rendere, che ha un costo di gestione e manutenzione.

L’avvio del sistema tedesco sarebbe costato circa 726 milioni di euro e per la sua manutenzione ci vorrebbero 793 milioni di euro all’anno. In Germania il costo è a carico del rivenditore, ma in altri Paesi gran parte dei costi sono ripagati con i depositi non ritirati. Secondo la British Plastics Federation istituire un sistema di vuoti a rendere in Gran Bretagna potrebbe costare un miliardo di sterline e un altro miliardo di sterline all’anno ci vorrebbe per i costi di gestione. Le associazioni ambientaliste britanniche hanno accolto favorevolmente l’annuncio del governo, ma il Wwf UK ha appena presentato un rapporto con le nuove cifre sull’uso della plastica in Gran Bretagna, che si basano sulla modellazione dei dati disponibili, e che prende in considerazione fattori quali l’aumento del Pil e l’impatto della nuova legislazione europea. Il Panda britannico dice che queste cifre «Dimostrano che senza una nuova azione urgente, la quantità di rifiuti di plastica prodotti dal Regno Unito aumenterà da 5,2 milioni di tonnellate quest’anno a 6,3 milioni nel 2030, con un aumento del 20% in soli 12 anni. La maggior parte di questi rifiuti – il 67% – proviene dagli imballaggi, una percentuale molto più elevata rispetto al resto dell’Ue. Questo è dovuto in parte a un maggior numero di persone nel Regno Unito che acquistano cibi pronti, come pasti da asporto o cibi preparati». Inoltre, il rapporto del Wwf UK prevede che «Entro il 2030, il Regno Unito utilizzerà: il 41% in più di cannucce di plastica; il 33% in più di tazze e coperchi, il 34% di pacchetti di patatine; il 9% di bottiglie in più», Però lo stesso studio  stima che l’utilizzo di alcuni oggetti di uso comune realizzati con plastica monouso diminuirà quando saranno maggiormente adottate delle alternative sostenibili e biodegradabili: il consumo di filtri per sigarette diminuirà del 50% e quello di cotton fioc  del 69%.

L’industria della plastica sembra preoccupata per i costi del vuoto a rendere e teme di dover pagare il conto per realizzare il sistema di restituzione del deposito. Ma Roger Harrabin, analista ambientale della BBC, fa notare che «Attualmente i produttori di materie plastiche pagano solo il 10% del costo del riciclaggio degli imballaggi».

Per capire come funzionano le cose dove il vuoto a rendere è una pratica quotidiana consolidata, i ministri britannici interessati hanno visitato diversi Paesi dell’Europa settentrionale e sono rimasti colpiti soprattutto dal sistema della Norvegia che ha un tasso di riciclaggio del 94% per bottiglie in PET, la plastica trasparente utilizzata per l’acqua e le bevande gassate. In Norvegia l’intero sistema è stato realizzato dall’industria delle bevande dopo che il governo aveva imposto una tassa su ogni bottiglia non riciclata. I produttori di acqua in bottiglia e bevande hanno installato nei negozi e supermercati macchine che “inghiottono” bottiglie e lattine usate e restituiscono un buono spesa in cambio del deposito.

Nell’Italia che è riuscita a trasformare in un dramma politico/mediatico il contributo di un centesimo per i sacchetti di plastica dell’ortofrutta può fare impressione sentire il ministro britannico Gove affermare che «il prelievo di 5 penny  (6 centesimi di euro, ndr) sulle buste di plastica ha dimostrato quanto efficacemente il Regno Unito potrebbe rispondere, in quanto il consumo di sacchetti monouso è diminuito dell’83%». Per Gove «E’ fondamentale agire» e per corroborare le sue tesi ha citato due recenti rapporti: quello secondo il quale, se non ridurremo e gestiremo meglio i rifiuti, l’inquinamento marino triplicherà in un decennio, e l’altro che ha scoperto che il Great Pacific Garbage Patch, “l’isola di plastica” due volte più grande della Francia, conterrebbe 79.000 tonnellate di rifiuti galleggianti, cioè fino a 16 volte più plastica e microplastiche di quanto si pensava prima.

Samantha Harding, della Campaign to Protect Rural England, è entusiasta: «Questa decisione di Michael Gove è brillante e significativa. Sono elettrizzata perché vedremo finalmente i numerosi vantaggi che un sistema di vuoto a rendere porterà in Inghilterra, non ultima l’assenza di brutti contenitori per bevande nella nostra bellissima campagna. Quel che è significativo è che i produttori ora pagheranno tutti i costi dei loro imballaggi, riducendo l’onere per il contribuente e creando un forte precedente per altri sistemi in cui chi inquina paga»

Anche i dettaglianti del British Retail Consortium hanno accolto favorevolmente l’idea, ma hanno chiesto che i costi siano proporzionati alle dimensioni del rivenditore. il direttore food and sustainability del consorzio, Andrew Opie, ha affermato che per affrontare davvero il problema degli imballaggi in plastica «E’ necessario un approccio più coordinato e completo, incentrato sulla responsabilità del produttore». Ma la British Plastics Federation ribatte che «La convenienza è la chiave del successo del sistema e i rivenditori potrebbero dover affrontare costi per decine di migliaia di sterline». Intervistato dalla trasmissione Wake Up To Money  di BBC Radio 5, il direttore della British Plastics Federation, Barry Turner, ha detto che «Parte del problema dipende dal fatto che le persone non smaltiscono i contenitori nel modo giusto è che non ci sono infrastrutture convenienti per farlo, quindi ce ne dovranno essere molte e dovranno essere localizzate convenientemente. Penso che sia una delle grandi sfide». Non la pensa come lui la catena di supermercati Tesco che in un comunicato ha affermato che «Questo è solo un aspetto dell’aiutare a ridurre i rifiuti nel Regno Unito».

Anche la direttrice del Wwf Uk, Tanya Steele, evidenzia che le bottiglie sono solo una parte del problema: «Stiamo inquinando il nostro mondo con la plastica, soffocando i nostri oceani e travolgendo la nostra fauna selvatica. La quantità di plastica che il Regno Unito sta buttando via è destinata a schizzare ad  oltre un milione di tonnellate entro il 2030: questo è l’equivalente di 87.000 autobus a due piani in più di rifiuti di plastica ogni anno. Dobbiamo agire ora, vietando la plastica monouso evitabile entro il 2025  e introducendo incentivi per aiutare le persone e le imprese a fare le scelte giuste per ridurre, riutilizzare e riciclare». O meglio, avviare a riciclo, operazione che poi competerà alle industrie di settore.

Mettendo a confronto il Regno Unito con altri Paesi dell’Unione Europea, il rapporto del Wwf UK ha anche scoperto che la Gran Bretagna è uno  dei maggiori utilizzatori pro-capite di prodotti in plastica monouso: «I consumatori del Regno Unito utilizzano ciascuno più cotton fioc e assorbenti igienici di qualsiasi altra nazione dell’Ue e sono i secondi maggiori consumatori di salviettine umidificate, posate di plastica, cannucce, palettine, tazze per bevande e contenitori per alimenti. Quest’anno, il Regno Unito utilizzerà 10,8 miliardi di salviettine umidificate, 16,5 miliardi di posate di plastica, 42 miliardi di cannucce, 44 miliardi di palettine, 4,1 miliardi di bicchieri e coperchi di bevande monouso e 5,2 miliardi di contenitori di plastica per alimenti».

Il rapporto dimostra anche che mentre i rifiuti di plastica aumentano velocemente, se non si prendono iniziative  drastiche, è probabile che l’avvio a riciclo aumenti più lentamente. Attualmente in Gran Bretagna viene riciclato solo il 31% del totale dei rifiuti di plastica,  ma si prevede che entro il 2030  aumenterà dal 12 al 42%  grazie ai cambiamenti nello stile di vita e alle politiche che entreranno in vigore in futuro. «Tuttavia – conclude il Wwf –  la quantità di plastiche monouso riciclata (molte delle quali sono difficili da riciclare) nello stesso periodo aumenterà solo dell’8%, dal 29% al 37%. Questo tiene conto degli aumenti nel riciclaggio delle bottiglie di plastica a seguito della nuova direttiva Ue Packaging and Packaging Waste. I rifiuti di plastica rimanenti  andranno probabilmente in discarica o saranno inceneriti».